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Nell’era Draghi la Roma salottiera si attovaglia al massimo per un caffè

I destini della Repubblica non si decidono più al Bolognese o al Fortunato al Pantheon: il nuovo corso è decisamente sobrio. Ma ciò non significa che si rinunci alle consultazioni informali...

20 Ottobre 2021

Monica Setta

Dicono nei salotti politici della capitale che il Presidente e il Capitano si sentono spesso, non solo per parlare di manovra economica e Recovery fund. Mario Draghi e Matteo Salvini hanno un rapporto complesso e assai dinamico. Il leader della Lega è uno dei supporter piu leali del premier, ma se c’è qualcosa da dire, soprattutto se si tratta di istanze legate al suo bacino elettorale, non fa sconti a nessuno.

La cosa divertente è che quando si danno appuntamento, Salvini e Draghi lo fanno sempre con un tratto ameno, un “venga a bere un aperitivo” oppure “che ne pensa di un caffè insieme?”. Insomma, a giudicare dalla fitta corrispondenza telefonica, si sentono e si vedono spesso. E a quanti sostengono che il vero rapporto Draghi ce l’ha con Giancarlo Giorgetti, rispondono i fatti. Qualsiasi tema sia all’ordine del giorno, il premier sente Matteo. Poi, magari, decide solo, come fa spesso, ma non rinuncia mai allo scambio con Salvini. Parlando con i suoi, il capo del primo partito italiano spiega che la sua lealtà a Draghi non è mai stata in discussione, anche se nessuno avrà mai il potere di non fargli dire quello che pensa. E che cosa pensa Salvini del governo?

Mai avuta la tentazione di staccare la spina, bisogna proseguire per il bene del Paese, fino alla scadenza naturale della legislatura. Quanto al Quirinale, nelle cene romane che contano, gli scenari sono sostanzialmente due: un bis a tempo di Sergio Mattarella o, finalmente, una donna - la prima- al Colle (e il nome ricorrente è quello di Marta Cartabia). L’economia, l’impresa, i poteri forti stanno a guardare e aspettano le riforme, quelle economiche strutturali in primis. Adesso che l’economia sembra pronta a crescere del 10 per cento fino al 2022, lo scenario appare roseo. Certo, non bisogna mollare di un centimetro. Lavorare sodo, sottolinea Draghi. Volare basso, aggiunge, pensare ai risultati. Il Presidente ha fatto pochissime vacanze in Umbria, stesso copione dei suoi ministri. I giri mondani sono spariti, per fortuna, restano piccole cene dove si parla quasi esclusivamente di lavoro. La Draghipolitik si sostanzia in questa assenza “social” che è poi l’essenza di un rinnovamento autentico. Sparita la Roma salottiera della prima, seconda e perfino terza Repubblica, sono spariti anche i luoghi del potere, quei ristoranti come il Bolognese o Fortunato al Pantheon dove si facevano o disfacevano governi. L’emblema di questa sobrietà paradigmatica, essenziale è la portavoce di Draghi, la potente e riservatissima Paola Ansuini. La Voce, come la chiamano in Transatlantico, comunica fatti e mai gossip. Ha cambiato la sostanza della comunicazione di Palazzo Chigi e non concede nemmeno un soffio al retroscenismo fino a ieri imperante nel giornalismo politico romano. Dove va a pranzo? Frequenta circoli o cene? Per carità, Paola cucina e lo fa quando vuole rilassarsi. Ma lo fa a casa sua, a porte chiuse. Per la sua famiglia e basta. Perché l’Italia di Draghi, per fortuna, è rigore e riflettori accesi solo sulle cose che contano, non sui salotti o le cene. Evviva!

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