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TALENTI DELLO SVILUPPO

Fractional, manager a tempo
col dono dell’ubiquità

È una nuova figura manageriale che si sta affermando anche da noi e offre nuove interessanti opportunità a professionisti ed aziende. Vediamo quali con Andrea Pietrini, autore di un bestseller dedicato proprio a questo tema

Vincenzo Petraglia
Fractional, manager a tempocol dono dell’ubiquità

Andrea Pietrini

“Panta rei”, tutto cambia, diceva il saggio vecchio Eraclito. Anche i manager, almeno quelli più evoluti e lungimiranti. Il mondo d’altronde, soprattutto dopo lo shock globale generato dalla pandemia, non è più lo stesso. E così anche le aziende, che devono affrontare nuove sfide, riorganizzarsi, trovare nuove energie vitali, a partire da chi prende le decisioni più importanti. Ma come sta cambiando la figura del manager, che sempre più in futuro, proprio come la società descritta da Bauman in cui viviamo, è destinato a diventare sempre più più liquido, multiforme, fuori dagli schemi consolidati e quali le nuove opportunità, magari anche per quei manager che, toccati in prima persona dalla crisi, devono reinventarsi? Ne abbiamo parlato con Andrea Pietrini, a lungo manager in multinazionali come Kpmg, Ibm, Gruppo Terasystem, oggi chairman YourGroup, prima società italiana di advisory operativa C-Level a introdurre in Italia già da qualche anno il concetto di fractional executive, autore del libro best seller di Amazon Fractional manager. Una nuova professione per aziende che evolvono (Ed. Egea).


Chi è il fractional manager e perché si sta affermando anche in Italia?

È una figura manageriale esterna, in genere con una lunga esperienza alle spalle e con elevate competenze, che entra in azienda con un rapporto costi-tempo modulare, anche solo per qualche giorno alla settimana. Non un dipendente, ma nemmeno un consulente che resta estraneo all’organizzazione, partecipe invece della stessa e di supporto operativo on site, seppur a tempo, forte di una coerenza aziendale e una visione più ampia. Quello con un fractional manager non è mai un rapporto “mordi e fuggi”, infatti è una figura molto diversa da quelle di un semplice consulente o di un venditore e l’obiettivo comune, suo e dell’azienda, è creare una relazione basata sulla fiducia reciproca e sulla chiara condivisione di obiettivi e risultati attesi.

Il fractional è davvero la naturale evoluzione del ruolo del manager moderno?

Certamente la pandemia ha generato profondi cambiamenti organizzativi in seno alle aziende introducendo, per esempio, la necessità di gestire molte problematiche da remoto e di ripensare il proprio modello di business e i processi aziendali, in più la digital transformation in atto permetterà a molte aziende, soprattutto Pmi, ma non solo, di usufruire di contributi e finanziamenti che potranno rendere ancora più significativo il ruolo temporaneo del fractional manager secondo le esigenze del mercato. Molte aziende per poter affrontare le nuove sfide dovranno coinvolgere figure esterne, esperte, che apportino competenze operative in maniera efficace, efficiente e cost-effective.

Il fractional è particolarmente adatto al mondo delle Pmi...

Non solo, ma certamente le aziende familiari, zoccolo duro della nostra economia, sono talvolta carenti di competenze manageriali e non sempre possono permettersi l’assunzione a tempo pieno di manager di alto profilo con competenze specifiche.

Come si “studia” per diventare fractional? Intendo, è una professione adatta a tutti?

Presuppone una significativa seniority aziendale per poterla esercitare con successo. Un fractional deve fare in due giorni quello che normalmente un manager “tradizionale” fa in cinque giorni! La selezione, infatti, che effettuiamo con YourGroup, che è diventato un vero e proprio hub di fractional manager disponibili per le aziende che ne hanno bisogno, è molto rigorosa e si basa, oltre che sull’eccellenza curricolare anche sulle soft skills delle persone, fondamentali per la buona riuscita di un progetto manageriale.

In ogni caso, si possono creare percorsi di crescita: ai giovani suggerisco, magari dopo 10-15 anni di esperienza manageriale, di staccarsi dall’azienda per cominciare un’attività autonoma di “professionista della managerialità”. Un percorso legato a un cambiamento di paradigma: dal “ricoprire posizioni aziendali” a una nuova cultura del management “as a service”, connessa al raggiungimento di obiettivi pianificati. E, in effetti, in YourGroup stiamo cominciando a introdurre con successo in questo processo anche manager intorno ai 35 anni di età. Il futuro è segnato e bisogna saperlo percorrere per tempo!


www.yourgroup.it

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