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TALENTI DELLO SVILUPPO

Quelle ghiotte opportunità

Fast food, asporto e nuove proposte di ristorazione veloce rappresentano un’occasione di investimento che in Italia ha ampi margini di sviluppo. Basti guardare a Burger King, Quick, O’ Tacos, Nordsee e Go Fish

Marco Scotti
Quelle ghiotte opportunità

Dici Burger King e subito l’immaginario corre verso la tradizione dei grandi fast-food americani. E in effetti se saliamo nella catena di controllo si scopre che l’azienda, fondata nel 1954, fa parte di Restaurant Brands International, holding canadese-americana che gestisce oltre 25.000 ristoranti in 100 Paesi per un fatturato di circa 30 miliardi. La stessa Burger King ha oltre 17.700 sedi, con cui serve ogni giorno 11 milioni di persone e la quasi totalità dei ristoranti è di proprietà ed è gestito da affiliati indipendenti. E l’Italia? Nel nostro Paese la catena famosa per i Whopper è presente dal 1999, quando è stato aperto il primo punto vendita a Milano. Oggi sul territorio sono presenti oltre 200 ristoranti.

Burger King Italia fa parte del Gruppo Qsrp, una piattaforma nata nel 2014 con il modello dell’investment partnership. «Siamo una sorta di "aggregatore" di family office con l’obiettivo di creare una piattaforma nel settore della ristorazione veloce – ci spiega Alessandro Preda, amministratore delegato del gruppo – in grado di offrire cibo a 100 milioni di clienti ogni anno attraverso oltre 1.000 ristoranti e 6.000 impiegati, presenti in sette nazioni principali. Oltre a Burger King, fanno parte della nostra piattaforma anche Quick, O’ Tacos, Nordsee e Go Fish. Il fatturato complessivo delle vendite è intorno al miliardo di euro all’anno».

Burger King Italia fa parte del Gruppo Qsrp, una piattaforma nata nel 2014 con il modello dell’investment partnership

Qsrp nasce nel 2014 acquisendo il “master franchising development agreement” dei ristoranti Burger King in Italia e in Polonia. Nel 2016 entra nel gruppo anche Quick Burger, di cui viene acquisito il marchio. Attualmente è presente in sette Paesi con 1.008 ristoranti. Prima della pandemia da Covid il ritmo di crescita era estremamente sostenuto: un centinaio di esercizi all’anno, che sono diventati 50 nel 2020 e che dovrebbero risalire a 80 nel 2021. La proprietà è mista: il 30% è direttamente riconducibile a Qsrp, mentre il restante 70% è gestito in franchising. «Stiamo crescendo molto velocemente – aggiunge Preda – e vogliamo raddoppiare il numero di esercizi nei prossimi anni. Nonostante le traversie, quello della ristorazione veloce si sta dimostrando un settore estremamente resistente agli shock esogeni. Guardiamo anche al passato: nel 2001, con l’attacco alle Torri Gemelli, o dopo gli attentati a Parigi e Bruxelles, dopo un primo momento di “smarrimento” le persone hanno sempre ripreso rapidamente a impiegare i nostri servizi».

Il mercato italiano è uno di quelli in cui le grandi catene di ristorazione sono meno sviluppate. A livello di maturità non è paragonabile a Francia, Belgio o Regno Unito, e ha quindi un potenziale interessante da esprimere. Il ritmo di crescita complessivo di Qsrp in Italia è di circa 30 locali all’anno. Quest’anno l’asticella dovrebbe fermarsi a 15, ma dall’anno prossimo si tornerà a regime. Il punto è che il rallentamento non è stato dettato solo dalla pandemia, ma anche da altri fattori esogeni. D’altronde, i problemi nel nostro Paese sono molteplici. Il primo è la frammentazione territoriale che rende non facile lo sviluppo di progetti di real estate. «Ma lo scoglio più arduo da superare – chiosa il ceo di Qsrp – è rappresentato dalla burocrazia. Per terminare il progetto di un ristorante di dimensioni significative come un Burger King possono volerci anche due anni. Il potenziale c’è ed è anche importante, c’è un processo di avvicinamento da parte dei clienti alle formule di ristorazione veloce, per esempio il drive through è una parte dei formati che ancora può esprimere un discreto potenziale. Anche perché la gente si immagina che si avvalga di questa modalità di asporto la comitiva di ragazzi a fine serata, in realtà la platea è molto più eterogenea: c’è il padre di famiglia che torna a casa e compra la cena per tutti; c’è l’operaio che ha una pausa pranzo breve e preferisce consumare il pasto non seduto al ristorante; c’è il venditore».

A fronte di un investimento tutto sommato limitato, si può avviare un’attività gestibile anche da non professionisti della ristorazione

Anche la scelta della location è meno semplice di quanto si possa pensare. Se si scelgono i centri commerciali, le stazioni o gli aeroporti, l’investimento iniziale è più basso ma il canone d’affitto è più elevato. Questo perché il contenitore già esiste, il titolare deve “solo” allestire la cucina. In città invece ci sono molti più vincoli. Per questo Qsrp sta portando avanti un piano di sviluppo che copra sia gli spazi commerciali che quelli urbane. Uno dei temi fondamentali quando si parla di ristorazione in Italia, è quello relativo alle materie prime. La grande attenzione che mettiamo nel selezionare i prodotti che mangiamo non è comparabile a quello che avviene negli altri paesi europei. Anche per questo fare ristorazione veloce nel nostro Paese è un po’ più complicato che da altre parti. Anche in questo caso, occorre adeguarsi: Burger King utilizza carne 100% italiana e l’80% delle materie prime impiegate sono nostrane. Continua un lavoro sulla localizzazione, sulla ricerca di un gusto che mette insieme la ristorazione veloce Usa con la tradizione. Il caffè che viene servito, ad esempio, è italiano.

I ristoranti Burger King hanno una loro conformazione precisa, con dei costi di avviamento abbastanza rilevanti. Diverso il discorso per O’ Tacos, l’ultimo nato nella famiglia di Qsrp, già presente tra Francia, Belgio e Germania con oltre 300 esercizi, di cui 40 solo in Belgio. In Italia arriverà subito dopo l’estate e riguarderà Roma e il Sud Italia. Si tratta di locali molto piccoli: «Si va da un minimo di 80 mq tra parte clienti e parte cucina – spiega Preda – e questo abbatte notevolmente i costi. Siamo intorno ai 250-300mila euro. Si tratta di esercizi con alta redditività: a Bruxelles ne abbiamo alcuni che fanno 4 milioni di vendite e anche la formula del drive through sta funzionando molto bene. Dunque, a fronte di un investimento tutto sommato limitato, si può avviare un’attività gestibile da non professionisti della ristorazione, cui basta un minimo percorso formativo per poter iniziare. Di solito i nostri fanchisee partono con un 50% cash e un 50% di finanziamento da parte delle banche. Tra l’altro, è molto interessante il payback period: se per Burger King siamo intorno ai 5 o 6 anni, per O’ Tacos bastano 18 mesi. Per quanto riguarda la collocazione, con quest’ultimo facciamo un percorso opposto a quello tradizionale: partiamo dalla periferia e arriviamo verso il centro».

Altro tema caldissimo riguarda la proposta per il pubblico che non mangia proteine di origini animali. Oggi Qsrp è uno dei pochi player al mondo che può garantire un’alternativa vegetale per il pesce, il pollo e il manzo. Non solo: anche pane e salse vengono create in modo da evitare l’impiego di qualsiasi prodotto proveniente dagli animali.

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