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«Innovazione e sostenibilità, binomio vincente. Il futuro si chiama “innovability”». Parola di Fabio Pompei

Redazione Web
«Innovazione e sostenibilità, binomio vincente. Il futuro si chiama “innovability”». Parola di Fabio Pompei

Fabio Pompei, Ceo Deloitte Italia

Intervista al CEO di Deloitte Italia che oggi a Genova, al Congresso nazionale dei Direttori amministrativi e finanziari, ha parlato delle prossime sfide che attendono l’Italia nel contesto della tavola rotonda sul bilanciamento tra investimenti e costi della sostenibilità con l'andamento economico delle imprese

Gli piace parlare di sostenibilità come di «un paradigma», pensa ad una «rivoluzione verde, etica ed inclusiva» come arma per la ricostruzione post-CoVid e sogna «un capitalismo nuovo che abbandoni la massimizzazione del profitto per porsi come obiettivo quello di generare benessere di lungo periodo per tutti e per la società». Ma Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia da giugno 2019, è un manager che alla visione sa accompagnare anche un sano realismo e infatti non dimentica di puntualizzare che le due grandi priorità che attendono le imprese italiane, sostenibilità e innovazione, per essere vinte – soprattutto nel caso delle PMI – hanno bisogno del sostegno dei fondi governativi e di incentivi. Ecco allora il ruolo-chiave del fondo Next Generation EU e del PNRR italiano. Partner di Deloitte dal 2000, Pompei è stato dal 2015 Amministratore Delegato di Deloitte & Touche S.p.A., la società di revisione e organizzazione contabile appartenente a Deloitte, e membro del Comitato Esecutivo di Deloitte Central Mediterranean. Ha inoltre ricoperto la carica di Talent Leader di Deloitte Italia dal 2011 al 2015. Cinquasette anni, laureato in Economia e Commercio all'Università La Sapienza di Roma, l’attuale CEO di Deloitte negli anni ha maturato esperienze significative nel coordinamento di attività di revisione per alcuni tra i principali gruppi industriali nazionali e multinazionali, operanti in diversi settori di business. Sin dall’inizio del suo mandato ha puntato sul ruolo di Deloitte a supporto del Paese anche con iniziative come Impact for Italy, il progetto per l’Italia lanciato a inizio 2020 con cui la società vuole continuare a contribuire alla crescita del Paese attraverso soluzioni sostenibili e innovative, adeguate alle nuove esigenze dettate dal contesto. Economy lo ha incontrato in occasione del Congresso Andaf a Genova.


Dott. Pompei, il futuro dell’Italia passa dai fondi europei del piano di rilancio Next Generation Eu. A chi spetta il ruolo più delicato in questa fase?
«Istituzioni, aziende, cittadini e tutti gli attori del panorama nazionale hanno compiti e responsabilità specifiche per cogliere le opportunità del rilancio e rafforzare l’attuale Sistema Paese. Il piano europeo per la ripresa, Next Generation Eu, può assicurare un impatto positivo e determinante sul sistema economico e sul benessere della collettività e delle generazioni future. Questo è emerso anche da una recente ricerca condotta dal nostro network, dove si è registrato un consistente aumento dell’interesse delle aziende nell’implementare progetti in linea con le direttrici del PNRR a seguito della presentazione ufficiale del Piano alla Commissione Europea: l’88% vuole raggiungere obiettivi di innovazione, l’82% di trasformazione digitale e il 79% di sostenibilità ambientale».
 
Quanta strada deve ancora percorrere il nostro Paese per colmare il gap rispetto alle principali realtà d’Europa?
«Le istituzioni e le imprese devono però tener presente che quanto fatto finora non è sufficiente. Sempre dalla nostra ricerca emerge che solo il 26% dei cittadini italiani è soddisfatto del livello di innovazione e digitalizzazione del Paese. E quasi un terzo invece ritiene che le iniziative di sostenibilità messe in atto dalle aziende non siano sufficienti. Proprio per questo Next Gen Eu può facilitare l’avvio di un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo, con l’obiettivo di consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno e resiliente, all’interno di un’Europa più forte e solidale. Stando ai nostri numeri, 9 aziende e 9 cittadini su 10 considerano Next Generation Eu uno strumento di fondamentale importanza per supportare il rilancio del nostro Paese e oltre il 70% ha fiducia nelle capacità del Governo nel garantire un corretto utilizzo dei fondi».


Quanto è grande il rischio di intendere la sostenibilità soltanto come un proclama, senza le necessarie azioni da mettere in campo?
«La sostenibilità va intesa in ognuna delle sue tre declinazioni: ambientale, sociale ed economica. Una rivoluzione in tal senso è tra le sfide più cruciali della nostra epoca. È tempo di Innovability, un nuovo paradigma di sostenibilità capace di focalizzare l’innovazione e di metterla a servizio dell’uomo e del suo benessere e, allo stesso tempo, in grado di utilizzare l’innovazione come strumento chiave per concretizzarsi. Imprese ed istituzioni, insieme, verso una rivoluzione etica ed innovativa a beneficio dell’economia e della società tutta. Affinché questo nuovo paradigma trovi la sua più piena espressione sarà necessario sostenere la transizione con strumenti nuovi, trasversali e rispettosi dei principi di sostenibilità. Bisogna parlare di centralità della sostenibilità, con l’innovazione che diventa lo strumento abilitante di una transizione etica e sostenibile a beneficio di tutta la comunità».


Innovazione e investimenti, finanza e conto economico. Come mantenere l’equilibrio ideale?
«La rivoluzione sostenibile che sta disegnando il nostro presente e il nostro futuro sembra delinearsi come una rivoluzione economica, verde, etica ed inclusiva. Le istituzioni stanno creando le condizioni necessarie per la sua realizzazione e le imprese stanno abbracciando un nuovo ideale di capitalismo, più aperto e attento, il cosiddetto stakeholder capitalism, dove si abbandona il concetto di massimizzazione del profitto a vantaggio di una generazione di valore di lungo periodo per tutti i portatori di interesse, con al centro il benessere della società. Gli stimoli del Next Gen EU ci permetteranno di cogliere la più grande occasione del nostro tempo, di fare il salto di qualità e di innescare quel circolo virtuoso in grado di rilanciare una ripresa economica e sociale più innovativa, verde ed equa. A patto di interpretare con efficacia la relazione di complementarietà imprescindibile tra innovazione e sostenibilità».


La crisi che stiamo vivendo si concilia con il cambio di business chiesto alle imprese nel post Covid?
«Il grande ostacolo è proprio rappresentato dalle modalità di finanziamento della sostenibilità e dell’innovazione. Per le imprese – soprattutto di piccole dimensioni – risulta fondamentale essere sostenute da fondi governativi e incentivi per portare avanti investimenti su queste due priorità strategiche. È esattamente a questo livello che il Next Generation EU e il PNRR italiano svolgono il loro compito, cioè quello di supportare finanziariamente anche le due transizioni. Inoltre l’altra priorità imprescindibile in ambito di innovazione sostenibile, è rappresentata dal supporto allo sviluppo e alla crescita delle PMI, in considerazione del fatto che è dalle filiere industriali - costituite quasi del tutto da PMI – che dipende il 90% dell’impatto ambientale e sociale dell’intero ecosistema imprenditoriale. Infine sarà fondamentale rendere questi strumenti facilmente accessibili ai fruitori finali, sia dal punto di vista della comprensione dello strumento stesso sia dal punto di vista delle modalità di accesso al finanziamento, in un’ottica di semplificazione e sburocratizzazione delle pratiche di accesso ai fondi».
 

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