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FINANZIARE L'IMPRESA

Banche: prima consolidare, poi evolversi

Per gli istituti di credito si apre una nuova fase al fianco delle imprese: quella dei servizi innovativi. Parola di Patrizia Grieco, presidente di Banca Mps e a capo della task force Integrity & Compliance del B20

Marco Scotti
Banche: prima consolidare, poi evolversi

«Sono d’accordo con il governatore di Bankitalia quando dice che le sofferenze che tutti si attendono potrebbero essere meno significative di quanto si tema. Il sistema bancario ha lavorato bene, ha retto l’urto della pandemia e ha continuato a erogare risorse». Patrizia Grieco ha scelto Economy per spiegare come è cambiato il rapporto tra imprese e organismi regolatori, ma anche tra le aziende e gli utenti finali. La manager, presidente di Mps dal 2020, un passato in Enel, è oggi chairman della task force “Integrity&Compliance” del B20, un raggruppamento internazionale di aziende eccellenti che ha il delicato compito di proporre interventi fattivi al G20. La presidenza è italiana, con Emma Marcegaglia, così come tricolori sono i presidenti delle diverse task force. Lo scorso numero Economy ha potuto intervistare Maximo Ibarra per raccontare il ruolo del digitale nell’economia che sarà.


Presidente Grieco, un pilastro fondamentale della ripartenza del nostro Paese sarà rappresentato dal sistema bancario. Che ruolo dovrà giocare?

Se guardiamo al business tradizionale del mondo creditizio, i margini di redditività sono ormai estremamente bassi. Questo significa mettere in campo altissimi livelli d’investimenti dal punto di vista industriale. E questo perché ci sarà bisogno di consolidarsi per avere un numero di clienti sempre più significativo. Per questo gli istituti di credito dovranno muoversi verso un livello più alto di digitalizzazione, per offrire un bouquet di servizi innovativi.

Rispetto al 2008 avete più anticorpi?

Sicuramente. I governi hanno reagito con maggiore tempestività, mettendo in campo meccanismi di garanzia che hanno aiutato molto. Le banche però hanno fatto la loro parte e il loro dovere assistendo imprese e famiglie, pur in una situazione complessa come quella pandemica. Hanno erogato decine di miliardi. Certo, assistiti dallo stato, ma comunque con processi decisionali interni che non erano scontati.

Teme una valanga di sofferenze dall’autunno o è più fiduciosa?

La penso esattamente come il governatore di Bankitalia, Visco, il quale ha rimarcato come la situazione sia meno difficile del previsto. L’importante, però, è tenere sotto controllo la pandemia. Se quest’anno, come sembra, ci sarà una crescita del 5% e l’anno prossimo ci sarà un aumento sostenuto del pil, recupereremo quanto lasciato per strada e il sistema potrà reggere bene. L’importante è che il piano vaccinale vada avanti spedito e che tutti quelli che possono si sottopongano alla vaccinazione.

Le crisi aprono sempre un tema di eguaglianza sociale e questa pandemia non fa certo eccezione: come gestire le criticità?

Rimane un tema di equa distribuzione delle risorse. Noi che ci occupiamo di compliance dobbiamo per forza di cose dare un ordine a un sistema così complesso. I sistemi democratici devono basarsi su una distribuzione di un livello minimo di benessere, integrity e compliance devono sempre funzionare. Altrimenti si mette a rischio la tenuta del paese stesso.

A proposito di distribuzione delle risorse: ritiene che l’Europa rimarrà così coesa come si è mostrata o iniziano già a intravedersi le prime crepe?

Io sono tendenzialmente un’ottimista e penso che questa pandemia rappresenti una grandissima opportunità per l’Europa. Indietro non si torna: il Next Generation Eu è fondamentale per rinsaldare il continente ed evitare meccanismi centrifughi. Certo, stiamo vedendo che rimangono aperte enormi questioni sui diritti umani, come ad esempio in Ungheria. Ed è giusto che l’Europa li difenda, non possiamo permetterci derive autoritarie. Ma in questo momento mi sembra che a prevalere siano i valori positivi dell’Europa. Le regole di bilancio comuni ci devono essere e l’Italia gioca un ruolo fondamentale: siamo destinatari del volume più ingente di risorse e questa nostra sfida deve funzionare a tutti costi. Altrimenti i falchi si moltiplicheranno.

Qual è il ruolo della task force che presiede e quali sono le istanze che porterete all’attenzione dei Paesi del G20?

Abbiamo il delicato compito di occuparci di temi fondamentali che riguardano le imprese private ma anche il rapporto con il pubblico. Si tratta di argomenti che sono resi ulteriormente cogenti dalla situazione che stiamo vivendo, dall’urgenza di produrre vaccini e di riprendere con una vita “normale”. È vero che non è esattamente il focus della nostra attività, ma sono fondamentali nel momento storico attuale. Per quanto riguarda altri argomenti di grande impatto, abbiamo provato per la prima volta a sistematizzare l’anti-corruzione con il G20, portando istanze e soprattutto Kpi. Si tratta di una vera, piccola rivoluzione perché proviamo a dare punti oggettivi da raggiungere. Avere una concorrenza leale e trasparente tra le imprese è un valore fondamentale, per me è stato un onore presiedere questa task force. Aggiungo, infine, che un’azienda ben condotta non è solo quella che rispetta le regole e i processi, ma anche la sostenibilità della governance. Durante il nostro percorso, poi, abbiamo “incrociato” molti altri temi fondamentali, dalle politiche sanitarie fino al digitale.

Proprio il digitale è uno dei capisaldi del Pnrr: sarà questa l’occasione per vedere un partenariato pubblico-privato efficace ed efficiente?

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un’occasione fondamentale per lanciare nuove forme di collaborazione tra il mondo pubblico e l’impresa privata. Ci sarà un volume significativo di denaro, come non si è mai visto in tempo di pace. Ma, per la prima volta, la capacità di spesa dovrà essere accompagnata da una capacità di riforme che non ostacoli, e anzi incentivi, la capacità di crescita del nostro Paese. È chiaro che si tratta di denari pubblici, ma la speranza è che su di essi si innesti un sistema virtuoso di investimenti anche da parte dei privati.

I meccanismi di garanzia messi in campo dal governo hanno aiutato gli istituti di credito nell’erogare decine di miliardi

Quando parla di riforme, a che cosa si riferisce in particolare?

Non è un mistero che buona parte della nostra non-attrattività è legata ai temi della giustizia lenta e macchinosa e all’inefficienza della nostra pubblica amministrazione. Portare avanti queste due riforme significa avere un volano fondamentale per dare al nostro Paese una crescita stabile e duratura.

Torniamo al ruolo della sua task force: tra i temi di cui vi occupate c’è anche quello della trasparenza, che è gigantesco se si pensa all’Italia e al rischio di infiltrazioni mafiose. Come migliorare la percezione?

La beneficial ownership transparency è un argomento cruciale per capire la correttezza dei flussi. Da questo punto di vista una grandissima mano può arrivare dal digitale. Ma se non mettiamo a punto basi di dati comuni, su cui attivare i controlli, sarà difficile essere capillari. Una raccomandazione che ci sentiamo di dare è di darsi delle regole comuni. Certo, c’è un tema di privacy che è particolarmente rilevante in Europa mentre lo è un po’ meno negli Usa. Ma nel Vecchio Continente siamo frontrunner rispetto a moltissimi temi che riguardano l’evoluzione dei sistemi democratici. Prendiamo la lotta al cambiamento climatico: noi pesiamo solo per l’8 o 10% delle emissioni complessive globali, eppure siamo all’avanguardia nelle politiche di contenimento dell’inquinamento. Perché? Perché abbiamo un ruolo di faro e di guida nel mondo che dobbiamo riprenderci.

Le proposte che la vostra task force elabora devono poi essere recepite dal G20: che interlocuzione avete? E quanto vi sentite “ascoltati”?

Sicuramente sì. Ma è anche vero che molte delle istanze che portiamo avanti sono ben note. Il problema è declinarle in modo efficace e coordinato nei vari ordinamenti. Noi cerchiamo di portare maggiore concretezza al G20, poi è ovvio che ci piacerebbe che ci fosse più rapidità d’esecuzione, ma è naturale che questa esigenza si scontri con le pratiche dei diversi Paesi e con le esigenze normative.

Il G20, e quindi anche il B20, sono espressione di una piccola porzione di Paesi (20 appunto) che danno indicazioni che riguardano tutto il mondo. Come rispondete a chi vi accusa di essere una sorta di oligarchia, di Spectre che decide i destini del mondo?

È vero, rappresentiamo solo 20 Paesi mentre ci sono organizzazioni, come l’Onu, che comprendono la quasi totalità delle nazioni mondiali. Però vorrei ribaltare la questione: i paesi più forti non sono tali solo perché hanno economie più ricche, ma anche perché hanno un trascorso, un’esperienza, un pensiero che si basa sul pregresso. La nostra sfida, dunque, è quella di far comprendere a tutti gli altri dove sta l’interesse nel seguire determinate norme e regole. Un Paese in via di sviluppo potrebbe dirci che è il suo “turno” d’inquinare, noi l’abbiamo fatto per due secoli. Ma proprio perché ci siamo passati possiamo fungere da guida per queste nazioni. Dovremmo creare, pur nel rispetto delle peculiarità industriali, le condizioni per cui ogni continente ha capacità produttive nei vaccini. Solo così si potrà ripartire davvero.

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