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Addio social, ci becchiamo sulla blockchain

Tra censura e monopolio, chat e piattaforme stanno mostrando la corda, un po’ ovunque stanno spuntando alternative che sfruttano le catene a blocchi con l’intento di “democratizzare” la comunicazione

Vincenzo Caccioppoli

Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, ha dichiarato a Cnbc, nel gennaio scorso, quanto sia stata sofferta la decisione di escludere a vita dal suo social, Donald Trump. «Mi sono chiesto tante volte, in quei giorni, se la soluzione a quello che poteva apparire come uno squilibrio di potere, potesse essere la nuova tecnologia, che sta alla base di Bitcoin ed del mondo cripto. Una sorta di Twitter decentralizzato e che gira appunto su blockhain». In realtà Jack Dorsey, già nel dicembre 2019, aveva parlato in un tweet del nuovi progetto Blue Sky, un team di cinque fidatissimi collaboratori per creare uno standard per decentralizzare i social network: «Penso che la cosa più importante su cui concentrarsi in termini di decentralizzazione dei social media è che possa creare un corpus di conversazioni molto più ampio e libero».

I nuovi social basati su blockchain offrono maggiore protezione dei dati e più privacy, ma minore controllo sui contenuti

Ma l’iniziativa del fondatore di Twitter non è certo una novità nel panorama dei nuovi piccoli Facebook, Twitter, Instagram e Youtube in blockchain, tanto che qualcuno si è affrettata a definirla come la nuova rivoluzione social network 5.0. A gennaio scorso i due fondatori di Dream-Real.com, un nuovo social network globale costruito sulla blockchain e già utilizzato in 120 Paesi, hanno offerto formalmente al presidente Donald Trump un abbonamento gratuito a vita alla piattaforma internazionale. La nota agenzia di stampa americana specializzata in tecnologia, Issuewire.com, il 17 gennaio scorso ha fatto riferimento ad un altro nuovissimo social, Dt Life, fondato da un commercialista italiano, Daniele Marinelli, e sopratutto alla sua chat di messaggistica Uup, che non richiede, per accedervi, numero di telefono e condivisione di dati e che sarebbe già utilizzata proprio da alcuni gruppi di destra, molto vicini all’ex presidente Usa. E anche il nuovissimo social sul quale sarebbe al lavoro il team di consulenti di Trump per lanciare la sua campagna alle presidenziali del 2024 potrebbe essere proprio in blockchain. I motivi per cui preferirli rispetto ai tradizionali social come Facebook sono sopratutto legati alla sicurezza dei dati, alla maggiore privacy e al minore controllo sui contenuti degli stessi: proprio i talloni di Achille dei tradizionali social network. L’ultimo caso di furto di dati a Facebook, del febbraio scorso, ha coinvolto i dati personali di 533 milioni di utenti, compreso quelli dello stesso Zuckenberg. E Juniper Research prevede che i danni economici da utilizzo fraudolento di dati personali toccheranno i 44 miliardi di dollari entro il 2022. Lbry, Minds Odysee, All.me, Bat e Steemit sono solo la punta dell’iceberg di un trend che continua a crescere e che potrebbe presto portare moltissimi utenti a migrare verso queste piattaforme più sicure e più attente alla privacy: «Questa è la più grande ondata che si sia mai vista», ha detto Emmi Bevensee, autore di The Decentralized Web of Hate, un saggio sull’adozione dei gruppi di destra della tecnologia decentralizzata. «Finora è stato un fenomeno di nicchia, ma ora stiamo registrando un interesse più ampio sul modo nel quale le tecnologie emergenti possano servire per sprigionare un profondo impatto sulla nostra società».

Ad aprile Irl, una app di messagistica per incontri fra giovanissimi, ha comunicato di aver raggiunto 28 milioni di dollari dal suo primo round di finanziamento, dicendosi convinta di poter chiudere la raccolta di finanziamenti ai 50 milioni previsti. Megan Squires, professore della Elon University nella Carolina del Nord, esperto di nuove tecnologie, ha però fatto notare come i network sociali basati su blockchain siano troppo “permissivi” sui contenuti. Jeremy Kauffman, fondatore di Lbry, una sorta di Youtube in blockchain (che da dicembre 2020 ha aumentato il numero di utenti del 250% ogni giorno) ha detto: «Sarei fiero di dare spazio su Lbry a ogni voce emarginata, a prescindere da quanto io sia in disaccordo o in accordo con essa».

I social tradizionali guadagnano vendendo i dati degli utenti, mentre sulla blockchain sono gli utenti a guadagnare coi contenuti

Resta da capire fino a che punto queste voci possano spingersi. I social tradizionali sono governati e monitorati da società centralizzate che effettuano rigidi controlli su contenuti e profili, quelli in blokchain invece vengono lasciati all’autocontrollo della rete stessa. Ma i vantaggi per ora sembrano maggiori dei difetti, almeno a sentire gli esperti. «I social tradizionali guadagnano dalla gestione e dalla vendite a terze parti dei dati dei loro utenti», dice Luigi Maisto, creatore di Coinshare, una piattaforma di social commerce con oltre 40mila utenti attivi, «mentre le  piattaforme di social media basate su blockchain garantiscono una maggiore privacy e consentono agli utenti il diritto di esprimersi liberamente, e di guadagnare compensi in criptovalute dalle loro interazioni, all’interno dei social stessi. È una vera rivoluzione che nessuno potrà fermare, proprio come quella delle valute digitali».

Già, perché, al contrario dei tradizionali social, su quelli in blokchain ogni azione ed interazione può venire ricompensata in maniera automatica, trasparente e sicura... chiaramente in criptovaluta. Certo, nessuno immagini di diventare ricco, ma il meccanismo di premialità agli utenti per le loro azioni rappresenta sicuramente un notevole cambio di paradigma. Come ribadisce Davide Baldi, fondatore di Luxochain, società attiva già dal 2017 nel tracciare contenuti e garantire originalità dei prodotti nel mondo del lusso: «questi nuovi social danno anche la possibilità di integrare ad esempio e-commerce o crowdfounding, permettendo anche la premiazione dei contenuti postati dall’utente attraverso criptovalute e garantendo allo stesso tempo una maggiore trasparenza nelle transazioni». Ma tutto ciò potrebbe colpire gli interessi di chi sui social tradizionali ha costruito un impero e si cerca in qualche modo di ostacolare. La Sec americana ha aperto a fine marzo una procedura di infrazione contro Lbry per presunte irregolarità nelle comunicazioni finanziarie della società. Ovviamente la società ha subito accusato la Sec di lavorare strumentalmente per bloccare chi come loro contrasta lo strapotere dei colossi tecnologici. Un po’ come quanto già visto con il Bitcoin, osteggiato prima in tutti i modi e poi ora riconosciuto a tutti i livelli come una alternativa di investimento da Stati e grandi istituzioni finanziarie.

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