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La sacrosanta imbarazzante sincerità di Roberto Cingolani

Sergio Luciano
La sacrosanta imbarazzante sincerità di Roberto Cingolani

Il Ministro dell'Ambiente Roberto Cingolani

Dopo le esternazioni sul nucleare, anche sui rincari energetici il Ministro dell'Ambiente non fa giri di parole, mostrando un coraggio e una coerenza tutt'altro che scontati nella nostra classe politica 
 
 
 

Il ministro Cingolani è il ministro della verità: se non fosse troppo “orwelliana” questa definizione – anzi, questo dicastero – gli spetterebbe di diritto. Perché? Perché, protetto come da una corazza dalla competenza scientifica che nessuno può disconoscergli e sostenuto da un carattere diretto e da una chiara superiorità alle tentazioni da conflitto d’interessi che nella posizione affidatagli potrebbero sedurlo, Cingolani ci sta abituando ad un modo di parlare non solo diverso da quello tradizionale della politica deteriore che ci affligge da decenni, ma qualitativamente persino più limpido di quello dello stesso presidente Draghi, asciutto, chiaro, efficacemente sintetico ma molto prudente e su certi temi anche troppo laconico, come accade a chi ha vissuto ai vertici nel mondo delle banche centrali. Cingolani no. Lui parla chiaro. E chiaramente ha detto alcune cose, negli ultimi tempi, che dovrebbero essere collocate, di rigore, al centro dei lavori dei consessi internazionali sul dramma del cambiamento climatico. Per esempio, ha detto che le correnti d’opinione che resistono alle prescrizioni del contrasto al climate change prosperano, con comprensibili ragioni, in quei Paesi che, quando decenni fa l’Occidente già inquinava a man bassa per sostenere il proprio sviluppo produttivo, ancora languivano nel sottosviluppo ed oggi che vedono finalmente arrivato il loro turno di crescere, non accettano di pagare lo scotto dei danni fatti da noi in precedenza. Nessuno osa dirlo, ma è la fotografia della Cina e di buona parte dell’Asia e dell’Africa. Cingolani ha anche detto che lo sviluppo, pur indispensabile, delle energie rinnovabili che è in corso, non avrà tuttavia la rapidità e la vastità necessaria per sostituire le fonti energetiche fossili nei modi e nei tempi indispensabili per ottenere il contenimento dei gas serra e del riscaldamento globale che inducono, per cui occorre accelerare su quel fronte ma anche e soprattutto sperare nel nucleare di quarta generazione. Apriti cielo, anche se chiunque guarda al tema con un briciolo di competenza, sa che ha ragione da vendere. E ieri ha detto un’altra cosa sacrosanta, e cioè che il sistema globale in cui si muove il mercato dell’energia è tale da aver generato – paradossalmente, nell’attuale fase in cui tutti stigmatizzano le fonti fossili come il cancro da debellare – un rincaro fortissimo di queste medesime fonti. Il che porterà quest’anno, compreso il gas, ad un aumento del costo della bolletta come mai si era verificato prima: addirittura il 40%. Sentire un ragionamento del genere dalle labbra di un ministro supertecnico anziché di un rappresentante dei consumatori, è cosa choccante. Anche perché al ministro di norma si deve chiedere cosa intende fare per risolvere queste anomalie. E su questo punto Cingolani è necessariamente meno chiaro, perché non è solo nelle sue mani la possibilità di intervenire, e allora? Allora già il fatto di denunciarlo, il problema, è straordinariamente meritorio: nella speranza che qualcuno, in qualche sede autorevole, raccolga l’appello, anzi gli appelli che la sincerità e la competenza di Cingolani ci spiattellano ogni giorno davanti agli occhi, e cerchi di mettere in atto delle contromisure efficaci.
 
 

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