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FINANZIARE L'IMPRESA

Con il confirming la filiera è protetta

Intesa Sanpaolo è il primo gruppo bancario in Italia ad aver introdotto una piattaforma a sostegno del ciclo finanziario delle forniture. Che ora coinvolgerà anche l’Ungheria, per poi allargarsi ad altri Paesi

Con il confirming  la filiera è protetta

Marco Elio Rottigni

È come avere un conoscente, un parente, un amico all’estero che si mette in mezzo, garantisce, risolve i problemi. Il confirming non è solo l’ennesima parola straniera da imparare per conoscere la finanza d’impresa, è una sorta di uovo di Colombo che ottimizza i flussi di cassa per le aziende che acquistano e riduce a zero i problemi di pagamento con i fornitori facilitando il loro accesso al credito. Anche se operano in un altro Paese. In questo modo il confirming diventa internazionale come la piattaforma appena  lanciata di Intesa Sanpaolo, il primo operatore bancario in Italia ad aver introdotto, grazie alla collaborazione tra la divisione International Subsidiary Banks e la divisione Banca dei Territori, il sostegno del ciclo finanziario delle forniture tramite confirming. «Sarà l’Ungheria» spiega Marco Elio Rottigni, responsabile della Divisione International Subsidiary Banks di Intesa Sanpaolo, «il primo Paese dove sarà operativa la nuova piattaforma, che consentirà di garantire maggiore stabilità alle filiere produttive estese su più Paesi supportando così un network che genera importanti flussi di commercio. L’attuale stima di volumi di prestiti legati al confirming in Ungheria è superiore ai 300 milioni di euro a completamento del periodo di lancio e sviluppo del progetto. Le nostre previsioni indicano che potranno essere coinvolti a regime circa 35 buyer ungheresi con una rete di fornitori pari a circa 400 imprese. Tra l’altro, quando diciamo 400 imprese parliamo di gruppi, per cui a cascata possono essere di più i singoli soggetti economici, appartenenti ovviamente allo stesso gruppo».

Il progetto confirming di Intesa Sanpaolo in Ungheria coinvolgerà una rete di fornitori di circa 400 imprese


Perché cominciate proprio con l’Ungheria?

È un buon posto da dove partire perché intrattiene scambi commerciali con l’Italia per 10 miliardi di euro ogni anno. La quota di acquisti dall’Italia è di circa 5 di questi 10 miliardi, di cui un quarto gira sull’elettronica, un quinto sul settore automotive e il 17% sul food and beverage.

E il confirming può far crescere questo interscambio?

Aiuterà perché permette al fornitore di gestire in automatico il ciclo passivo delle sue fatture e decidere quali fatture anticipare.

Ovvero?

Il confirming consente ai fornitori dei capifiliera di ottenere liquidità immediata, smobilizzando direttamente online i propri crediti e offrendo la possibilità per i capifiliera di allungare i termini di pagamento con il credito di fornitura, generando un vantaggio di liquidità complessivo per tutta la filiera.


In pratica come funziona?

Semplice. La banca, in questo caso Intesa Sanpaolo in Italia e Cib Bank in Ungheria, anticipato il pagamento della fattura al fornitore attende la sua naturale scadenza per l’incasso e può eventualmente concedere ulteriori giorni di dilazione di pagamento al capofiliera o buyer.


Le imprese possono operare sulla stessa piattaforma che utilizzano per i rapporti già in essere con Intesa Sanpaolo?

La piattaforma italiana di Intesa Sanpaolo e quella ungherese di Cib Bank sono interconnesse. In questo modo i clienti che utilizzano attualmente la piattaforma italiana possono già adesso estenderla al mercato ungherese coinvolgendo i fornitori locali, gestendo così in modo integrato il ciclo del circolante.

La pandemia ha rafforzato la volontà del gruppo Intesa Sanpaolo di supportare le aziende che operano in europa

Funzionerà anche tra imprese ungheresi o solo nelle relazioni tra imprese italiane e ungheresi?

La piattaforma confirming di Cib Bank consente anche l’operatività domestica tra buyer e fornitori ungheresi, generando gli stessi vantaggi. In Ungheria le filiere transnazionali, però, assumono molta rilevanza rispetto a quelle nazionali e fanno parte delle global value chain che devono essere servite con un approccio integrato e internazionale.


Mi pare che questo sia anche l’approccio deciso da Intesa Sanpaolo.

Nel medio termine il nostro obiettivo sarà quello di creare una rete di comunicazione buyer-banca-fornitore fra tutti i Paesi, favorendo ulteriormente l’internazionalizzazione delle aziende. Si deve, inoltre, considerare che le filiere transnazionali, legate al fenomeno delle global value chain, rappresentano ormai una costante del commercio mondiale il cui 90% è costituito da semilavorati. L’interconnessione transnazionale è pertanto un tassello essenziale per rafforzare le filiere nazionali e un gruppo bancario a vocazione europea come Intesa Sanpaolo deve valorizzare la capacità di servire tali filiere in modo integrato con un approccio globale a supporto delle imprese, sia corporate che Sme. Ciò costituisce un vantaggio competitivo del nostro gruppo rispetto a banche ed operatori a vocazione nazionale.

Quali saranno i prossimi passi? Quali altri Paesi verranno coinvolti sulla piattaforma di confirming nei prossimi mesi?

La divisione International Subsidiary Banks è presente in 12 Paesi, dall’Europa dell’Est all’area del Mediterraneo, attraverso 11 banche estere che fanno capo al gruppo Intesa Sanpaolo, con partecipazioni quasi sempre di controllo e con quote da leader di mercato nei rispettivi Paesi. Le aziende operanti nei Paesi dove è presente la divisione International Subsidiary Banks nel 2020 hanno generato un flusso commerciale di circa 66 miliardi con l’Italia e il confirming in Ungheria è solo il primo passo. Nella seconda metà del 2021 altri cinque Paesi chiave verranno collegati alla piattaforma: si tratta di Serbia, Slovacchia, Romania, Albania e Slovenia. Abbiamo poi ulteriori ambizioni sugli altri Paesi nei quali operiamo: il confirming unirà non solo Italia e Ungheria ma tutte le regioni dove siamo presenti. E le prospettive sono ottime. Nei mercati in cui operiamo il tasso di penetrazione del factoring è inferiore del 2-4% rispetto ai Paesi più maturi, tuttavia i Paesi coinvolti nel nostro progetto confirming mostrano tassi di crescita del prodotto in doppia cifra nel periodo 2017-2019. Stiamo cogliendo un trend ascensionale.


Qual è il bilancio del credito di filiera di Intesa Sanpaolo?

Siamo da diversi anni in prima linea nel supportare le imprese italiane con il Programma Sviluppo Filiere che, dal suo avvio a fine 2015, ha coinvolto 770 capifiliera, con i loro 18.500 fornitori collegati e un giro di affari di oltre 80 miliardi di euro. Nei prossimi mesi Intesa Sanpaolo continuerà a investire sull’offerta per le filiere internazionali, valorizzando proprio la piattaforma di confirming. E non solo. Avvieremo ulteriori sinergie tra l’Italia e le numerose geografie presidiate dalla divisione International Subsidiary Banks. Un trend, quello della finanza di filiera, in forte ascesa: recenti stime mostrano infatti aspettative di crescita in Europa per tutte le soluzioni digitali di filiera, di cui il confirming fa parte.


Molte cose sono cambiate durante la pandemia e molte cambieranno ancora. Questo non frena o rallenta i vostri programmi?

Tutt’altro. La pandemia ha, in effetti, rafforzato la volontà del gruppo Intesa Sanpaolo di supportare le aziende che operano nei nostri Paesi. Il confirming consente di fatto di liberare capacità di credito per le aziende di filiera, aumentandone la resistenza alla crisi economica e aiutandole a essere pronte per l’attesa ripresa del ciclo economico. Infine, dobbiamo considerare le potenziali variazioni di localizzazione delle global value chain che potrebbero essere state indotte dalla recente pandemia. Il nostro gruppo si attende potenziali spostamenti di produzione anche a favore di alcune geografie coperte dalla nostra divisione e con il progetto confirming potremmo essere pronti a servire ulteriormente le aziende coinvolte in tale fenomeno.

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