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L’alta velocità ferroviaria Usa
parte con l’ingegneria italiana

di Antonio Acunzo *
L’alta velocità ferroviaria Usa parte con l’ingegneria italiana

 
 
Miami, 22 Luglio 2021 - Gli U.S.A. sono il paese più ricco e la più grande economia al mondo ma quando si parla di ferrovie ad alta velocità le economie più avanzate in Europa (Italia, Francia, Germania in primis) e in Asia (Giappone, Cina, Taiwan, Corea del Sud) risultano all’avanguardia in questo settore mentre gli Stati Uniti non solo sono decisamente inferiori anzi non hanno nemmeno un kilometro ferrato di high-speed.
 
C’è un motivo per questo: gli Stati Uniti hanno da sempre privilegiato il trasporto automobilistico e quello aereo rispetto alla ferrovia anche perchè la bassa densita della popolazione americana (85 abitanti per miglio quadrato rispetto gli 862 del Giappone per esempio) ha sempre rappresentato un deterrente in termini di economia del servizio.
 
A questo si aggiungono le stringenti leggi in tema di proprietà privata che rendono difficile l’acquisizione di terreni da parte del governo americano, così come l’espropriazione di eventuali proprietà immobiliari che dovessero trovarsi collocate lungo il percorso ferroviario di nuova costruzione.
 
Il trasporto aereo americano è sensibilmente più competitivo ed economico di quello ferroviario (e di quello aereo in Europa per esempio) e può contare su una rete di aeroporti che non ha eguali al mondo: ben 43 aeroporti per milione di abitanti rispetto alla media europea di 7 aeroporti per milione di popolazione e 1,4 aeroporti in Giappone.
 
Inoltre il settore automobilistico è stato favorito e privilegiato soprattutto nel breve-medio raggio per la non dipendenza da orari specifici (tipica del trasporto ferroviario e di mass transit), per la necessità di dover poi utilizzare un’autovettura una volta giunti a destinazione e perchè le città americane non sono comunque concepite e disegnate per chi non si muove in auto (anche le stazioni ferroviarie non sono sempre ubicate nel centro delle aeree metropolitane ma richiedono di essere raggiunte comunque con un mezzo a quattro route).
 
Ora lo scenario però cambia e anche negli USA arriva, finalmente, l’alta velocità, e con il contributo dell’ingegneria Made in Italy.
 
Webuild SpA, la più grande impresa italiana di ingegneria e player globale nel settore delle costruzioni (aeroporti, ponti, autostrade, tunnel), ha siglato a giugno 2021 l’accordo con Texas Central per la costruzione della prima linea ferroviaria ad alta velocità negli USA, linea che collegherà le 2 metropoli texane di Dallas e Houston in solo 90 minuti e con una sola fermata intermedia a Brazos Valley, sede della prestigiosa Texas A&M University.
Webuild, con sede a Milano, è da maggio 2020 la nuova denominazione societaria del gruppo Salini Impregilo costituito nel 2014 dalla fusione di Salini con Impregilo, è attiva in tutto il mondo e tra le sue principali opera si annovera il tratto ferroviario di alta velocità Bologna/Firenze e Torino/Milano, il trasloco del sito archeologico di Abu Simbel in Egitto, l’ampliamento del canale di Panama, la metropolitana di Riyadh in Arabia Saudita.
 
Si tratta di uno dei più grande singoli progetti di nuove infrastrutture negli USA, del valore di 16 miliardi di dollari, con avvio dei lavori quest’anno e inaugurazione del servizio prevista per il 2026 quando i treni giapponesi Tokaido Shinkansen, il famoso bullet train (che verranno costruiti in Texas), copriranno i 390 km tra Dallas e Houston alla velocità massima di 320 km orari e con partenze ogni 30 minuti per soddisfare un traffico crescente di viaggiatori tra la 4ta e la 5ta economia americana (dopo New York, Los Angeles e Chicago), traffico che oggi conta un flusso settimanale di 100.000 pendolari sia via auto (4 ore e mezzo di autostrada) che in aereo (1 ora di volo).
 
Questo progetto Dallas/Houston, oltre a rappresentare uno dei più grandi singoli progetti di nuove infrastrutture negli U.S.A., è strumentale per l’avvio e lo sviluppo dell’alta velocità negli USA e in cantiere ci sono già molti altri collegamenti sia in attesa di essere approvati che già in progress (come, p.e., il nuovo tratto in costruzione tra Palm Beach e l’aeroporto di Orlando in Florida a completamento della linea da Miami e Fort Lauderdale).
 
Il più importante tra i vari progetti è l’ammodernamento del percorso più trafficato d’America, il corridoio Boston-Washington che include le metropoli di New York, Philadelphia e Baltimora ed è più noto come Northeast Corridor, BosWash (dalle iniziali delle città) e Acela Corridor (dal nome del treno della Amtrak che percorre i 735 km della linea purtroppo in quasi 7 ore perchè  la velocità media odierna non può superare 113 km/orari dato che il treno viaggia su una linea tradizionale in molti tratti utilizzata per il trasporto cargo).
Ora anche questo cambierà perchè il treno Acela verrà progressivamente sostituito entro il 2022 dal nuovo Avelia Liberty, costruito dalla francese Alstom direttamente negli USA negli impianti produttivi di Hornell e Rochester nello stato di New York.
L’alta velocità Boston/New York/Washington diventa ora una realtà grazie ad un budget di 80 miliardi di dollari dedicato dall’amministrazione Biden ad Amtrak per gli upgrade della linea dove si potrà viaggiare a 260 km/orari dimezzando il tempo di viaggio.
 
Questo è solo la punta dell’iceberg del nuovo piano di investimenti fortemente voluto dal Presidente Biden, piano del valore di 4,1 triliardi di dollari dedicati ad un portfolio di settori che spaziano dalla ricerca sul cambiamento climatico a programmi di training e di riqualificazione della workforce americana, al trasporto elettrico, al digitale fino all’ammodernamento delle infrastrutture.
 
Alle infrastrutture sono dedicati 579 miliardi di dollari per la modernizzazione delle ferrovie (sia alta velocità che mass transit), degli aeroporti, di 30.000 km. di strade e autostrade e di ponti.
Già nel 1992 l’allora Presidente Bill Clinton sosteneva che l’America necessitasse di una rete ferroviaria che aumentasse la produttività e rendesse l’economia americana più competitiva: ci sono voluti altri 19 anni ma finalmente dalla teoria si passa alla pratica.
 
Gli aeroporti americani riceveranno inizialmente 25 miliardi di dollari, su un budget stimato di 115 miliardi, in grande parte per lavori di rinnovamento/ammodernamento dei terminals e di ottimizzazione dei collegamenti multimodali.
Oggi gli aeroporti USA sono di gran lunga inferiori rispetto alla concorrenza asiatica ed europea: il JFK di New York, il primo aeroporto americano per traffico di passeggeri internazionali impallidisce per qualità e impatto rispetto a global hubs quali Dubai o Singapore, e l’attuale piano per trasformarlo in un world-class airport richiede non meno di 18 miliardi.
 
Nella realtà l’aeroporto JFK ha in essere un piano di rinnovamento di tutta la struttura del valore di 13 miliardi di dollari, di cui 12 miliardi da private funding, secondo un Master Plan particolarmente complesso e un Vision Plan che punta alla trasformazione del JFK in un hub globale di livello superlativo che offra come recita il piano una “outstanding world-class experience” per i passeggeri in arrivo, in partenza e in transito.
 
Dal nostro osservatorio di MTW GROUP a Miami gli USA sono e rimangono il mercato target con il potenziale più elevato per le PMI italiane che considerano un piano strutturato di internazionalizzazione per una crescita strategica.
Lo stesso viene anche confermato dal Rapporto Internazionalizzazione 2021 di Confindustria Lombardia.
Il piano Biden di investimenti in infrastrutture creerà migliaia di nuovi posti di lavoro negli USA e fornirà eccellenti opportunità alla filiera delle imprese americane di alimentare la molteplicità dei vari progetti.
Ma per la vastità e complessità del piano le aziende americane da sole non saranno sufficienti a compensare la domanda di prodotti e servizi necessary per supportare l’ammodernamento delle infrastrutture.
Da qui le opportunità anche per le aziende del Made in Italy.
Non bisogna essere giganti del calibro di Webuild per poter accedere al mercato USA e il potenziale è elevato per una miriade di PMI italiane e in particolare per le aziende che si occupano di machine industriali (per la lavorazione del legno, dei metalli, della carta, per l’estrusione, il packaging, l’alimentare, tutti settori questi che hanno sperimentato un significativo incremento nell’import negli USA nel Q2 2021), di automazione (tra cui train communication networks) e della meccanica di precisione con focus su prodotti bespoke, su misura, e caratterizzati da una elevata capacità di creatività (tra cui prototyping e die casting).
Oltre alla meccanica, driver dell’export italico, le aziende di design & furniture (in particolare per il prodotto di fascia alta rivolto sia al contract che al retail) e del sistema casa (per progettualità di real estate).
 
(*) Antonio Acunzo è CEO di MTW GROUP-Foreign Market Entry Advisors, società di International Business Advisory con sede a Miami, in Florida, che offre consulenza e servizi di Strategia per l’Internazionalizzazione, Brand Marketing e Corporate ad aziende PMI e Mid-Market con potenziale di crescita in selezionati mercati negli USA e in Asia (antonio@marketingthatworks.us * www.marketingthatworks.us)
 

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