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Ora le imprese hanno gli anticorpi

Riaperture, tassi d'interesse bassi e selezione del rischio: sono i driver della ripresa individuati da Euler Hermes, Ieader mondiale dell’assicurazione crediti. Che prevede un +4.4% del Pil entro fine anno

Marco Scotti
Ora le imprese hanno gli anticorpi

«Guardando più da vicino alla situazione italiana, certamente possiamo affermare che nonostante alcuni inevitabili stop and go della campagna vaccinale, l’economia è destinata a crescere in mondo sostanziale sia nel 2021 che nel 2022 , rispettivamente + 4.4 e + 4.6%». La convinzione – estremamente positiva – arriva da un osservatorio privilegiato: Euler Hermes, Ieader mondiale dell’assicurazione crediti, specializzata in cauzioni, recuperi, credito commerciale strutturato e rischio politico. Grazie ad una banca dati proprietaria e a una rete di specialisti in loco, analizza quotidianamente l’evoluzione della solvibilità di aziende che rappresentano il 92% del pil mondiale. Nel 2020 Euler Hermes ha raggiunto un giro d’affari consolidato di 2,7 miliardi di euro e ha coperto transazioni commerciali per un ammontare totale di 824 miliardi di euro. A spiegare con Economy quali siano le prospettive future è Luca Burrafato, Responsabile Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa dell’azienda parte del gruppo Allianz. Dopo 15 mesi "a bocce ferme" ora sembra che l'economia, seppur zavorrata da quanto accaduto, possa ripartire. Ma come stanno le pmi e le aziende italiane in genere? «I segnali di ripresa e di ripartenza dell’economia sono evidenti -ci spiega - insieme ad un ritrovato ottimismo. La prima grande leva per la ripresa è costituita dalle riaperture post-covid, ormai ampiamente attivate in gran parte del mondo. Tali riaperture, affinché possano considerarsi definitive, vanno analizzate in funzione del raggiungimento dell’immunità di gregge, che dovrebbe avvenire nella maggior parte delle economie avanzate entro l’estate. Guardando alla situazione italiana, possiamo affermare che l’economia è destinata a crescere in mondo sostanziale sia nel 2021 che nel 2022 , rispettivamente + 4.4 e + 4.6%».

Terminate le misure assistenziali straordinarie ci si aspetta una ripartenza a doppia cifra dei tassi di insolvenza

La ripresa del nostro Paese, tra l’altro, sarà ulteriormente sostenuta dai tassi di interesse molto bassi, soprattutto perché questi livelli permetteranno di continuare a finanziare il debito che continuerà a crescere per il prossimi biennio. Un quadro però che non può esimersi da rischi e difficoltà per le imprese. Infatti, una volta terminate le misure straordinarie assistenzialiste del Governo, è attesa una ripartenza dei tassi di insolvenza a doppia cifra che porterà all’eliminazione dal mercato delle cosiddette aziende zombie. La definizione, usata anche dallo stesso Mario Draghi prima di diventare l’inquilino di Palazzo Chigi, è collegata a un altro tema importante: la garanzia sui crediti. Il tempo per il mantenimento della mano statale sembra ormai definitivamente tramontato. Per fortuna, per certi versi. Ma è innegabile che qualche preoccupazione c’è e continuerà a esserci. Anche in materia di assicurazione del credito è tempo di tornare a un “new normal”.

«Direi subito – aggiunge Burrafato - che il protocollo di riassicurazione siglato nel 2020 tra gli assicuratori del credito e il Governo in favore del tessuto industriale è stato un successo per tutto il sistema. Il plafond di 2 miliardi di euro stanziato dal Governo un anno e mezzo fa, quando lo scenario era incerto, è stato quasi completamente inutilizzato perché ci sono stati pochi sinistri, ma tutto ciò ha comunque rappresentato un evento epocale. Con la crisi del 2008 l’Italia era stato uno dei pochi Paese europei a non comprendere l’importanza di un sostegno pubblico all’assicurazione del credito in situazione di crisi sistemica ed allora nel Paese ci fu un calo del 30% delle coperture e un’esplosione dei sinistri. Questa volta c’è stato un lavoro corale dell’Ania, Sace, Confindustria e del Governo con l’apertura di un dialogo che sarà fondamentale anche per il futuro. In considerazione dell’attuale scenario di ripartenza e in sinergia con tutti gli attori, insieme con il Governo si è quindi deciso di non estendere la misura fino al termine dell’anno liberando in questo modo risorse per altre misure più urgenti per il Paese. I segnali di ripresa dell’economia insieme al Pnrr garantiranno una ripartenza solida e duratura dell’economia nazionale e all’interno di questo nuovo scenario anche l’intero comparto dell’assicurazione del credito troverà nuovi equilibri con l’intento di continuare a sostenere la crescita delle imprese nel mercato domestico ed export».

L'asimmetria settoriale dello shock ha portato a un'ampia eterogeneità tra i settori in termini di entrate e profitti

Per quanto concerne il principale mercato di riferimento di Euler Hermes, cioè l’assicurazione del credito, la domanda dovrebbe ricominciare a crescere a mano a mano che i mercati si riaprono e il commercio riprende vigore. L’assicurazione del credito ha ampi spazi di sviluppo in quanto è caratterizzato da una bassa penetrazione unita a un potenziale enorme. «Molto importante – chiosa Burrafato - sarà la selezione del rischio dopo lo tsunami che ha investito i mercati mondiali, consapevoli del fatto che, allo stato, sono tutti mercati e settori che devono essere analizzati con un’ottica nuova. Se da una parte è vero che i sostegni verranno meno dall’altra stiamo finalmente uscendo dalla pandemia e soprattutto inizieranno a vedersi gli effetti del piano mostre da 235 miliardi stanziato dall’Europa per la ripresa italiana. Nel nostro caso prevediamo anzi di raggiungere il record storico di coperture delle transazioni commerciali di 100 miliardi in Italia».

Quello che appare ancor più sorprendente se si pensa al periodo pandemico è che la crisi originata è stata potentissima per determinati settori, mentre altri hanno saputo trovare – è il caso di dirlo – anticorpi efficaci. Insomma, la situazione è per certi versi meno drammatica di quanto ci si sarebbe potuto attendere. Questo perché l’attuale crisi, a differenza dalle precedenti, non è generata da un corto circuito finanziario-economico ma bensì dall’arrivo inaspettato di una pandemia che ha colpito il mondo intero. «Quello che non si riesce ad abbattere completamente – ci spiega il numero uno di Euler Hermes Italia - è il muro dell’incertezza sull’evolversi della situazione sul piano sanitario e non solo, perché le novità sono all’ordine del giorno in un terreno ancora poco conosciuto. Anche gli strascichi sono preoccupanti se ad esempio si pensa che, in base ai dati Istat, ben 5,6 milioni di italiani sono oggi in una situazione di povertà assoluta. Vi è da dire che lo spiegamento di forze da parte delle istituzioni è imponente e molto dipende in quale misura tutti i provvedimenti troveranno attuazione. Dipenderà anche dallo sforzo e dallo spirito di reazione di ciascuno di noi».

Rimane però l’incertezza del dopo: come faranno le imprese a ripartire? Che tipo di "selezione naturale" dovremo attenderci? Il Pnrr sembra dare sufficienti garanzie di tenuta dell’intero sistema, ma bisognerà operare transizioni dolorose sia per i modelli di business, sia per le persone stesse che dovranno acquisire nuove competenze per non divenire marginali nel mondo del lavoro. «La ricetta – conclude Burrafato - sarà il combinato disposto del Pnrr insieme alla maggiore propensione di famiglie e imprese ad investire la liquidità accumulata in questo anno e mezzo di pandemia. Così come si è parlato di rischio più alto nelle persone che hanno già una o più malattie, si sta assistendo a un meccanismo darwiniano di selezione naturale delle imprese che presentano maggiori criticità (ad es., indebitamento elevato, domanda dei mercati di sbocco asfittica, difficoltà negli approvvigionamenti, struttura dei costi poco efficiente, etc.).

L'asimmetria settoriale dello shock ha portato a un'ampia eterogeneità tra i settori in termini di entrate e profitti, con cali più netti del margine per i settori che affrontano le restrizioni sociali e di mobilità più dure. I colli di bottiglia in termini di offerta (materie prime, capacità di trasporto, lavoratori) manterranno probabilmente l'inflazione dei costi ai massimi da cinque anni fino alla fine del 2021. Il potere d'acquisto delle famiglie sarà sotto pressione perché il divario occupazionale (4 milioni di posti di lavoro nell'Eurozona e 10 milioni negli Stati Uniti) terrà sotto controllo l'inflazione salariale. Dopo la flessione dei fallimenti nel 2020 indotta da misure di blocco amministrativo, il nostro Global Insolvency Index prevede un aumento delle insolvenze del +14% su base annua nel 2021 (+50% per l’Italia) e del +16% su base annua nel 2022 (+10% per l’Italia)».

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