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Il Salvini riformista e draghiano conquista i capitani d’industria

Pare che il leader leghista, da quando ha abbandonato lo stile forcaiolo di piazza, sia particolarmente apprezzato dagli imprenditori. Che stringono relazioni in attesa del governo che (prima o poi) verrà

Monica Setta

Antonio Tajani racconta amabilmente che il premier è positivamente colpito da Matteo Salvini. Intendiamoci: Mario Draghi resta rigorosamente alla “giusta distanza” dai leader dei partiti che sostengono il suo esecutivo, ma è indubbio che la verve del capo della Lega si faccia spesso notare. Ma la vera novità è che sempre più imprenditori e uomini dell’economia si avvicinano a Salvini.

I sondaggi indicano che Giorgia Meloni sale nel consenso degli italiani, però i big del salotto buono finanziario incontrano Matteo.

Esempi? Sono molti i romani-bene che raccontano di aver visto a pranzo più di una volta il leader leghista e l’ex presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. Luca, che ha fatto il liceo dai gesuiti, al Massimo dell’Eur con Draghi, dispensa aneddoti bellissimi su quell’epoca eroica disegnando il profilo di un premier meno austero di quanto lo dipingano le cronache (ufficiali e non). Montezemolo stima molto Salvini.

Si può dire lo stesso di Flavio Briatore che, poche settimane fa, è stato notato nel roof top The Flair del Bernini Bristol nella centralissima piazza Barberini, a colazione con il proprietario del colosso alberghiero Bernabò Bocca. Anche in quel contesto, tra un bicchiere di bollicine e un caffè, si parlava (molto bene) di Matteo. Né si può negare che il consenso salviniano in casa confindustriale sia in netta ascesa.

Ma come si spiega questo feeling dei poteri forti con la Lega in questa sua versione 4.0 cioè aderente alla cosiddetta Draghipolitik? Michele Perini, storico amico di Silvio Berlusconi, già presidente di Assolombarda e di Fiera Milano, sostiene che il terreno di convergenza sia quello delle riforme economiche, in primis quella fiscale. «Salvini poteva cavalcare la protesta della piazza e invece si è messo a giocare nella metà campo di Draghi, quella delle riforme e del Recovery Plan», sentenzia l’industriale: «Quest’atteggiamento piace molto ad un elettorale moderato di centro che punta ad un governo che governi e che faccia cose concrete per gli italiani».

Sarà per questo, per la volontà di conquistare la famosa “area di centro”, che Berlusconi e Salvini si sono messi d’accordo sui termini di una federazione di centro destra che non sarà in ogni caso una fusione a freddo. Nessuna fretta, hanno convenuto i due leader durante una recente cena milanese, arriviamo alla scadenza naturale della legislatura, facciamo il presidente della Repubblica e poi parleremo di federazione del centro destra per le prossime politiche.

Insomma, c’è tutto il tempo per intensificare i rapporti con l’economia e prepararsi al voto quando deve arrivare. Senza disturbare Draghi, anzi...

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