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Perché è giusto complicare un po’
la vita ai no-vax irriducibili

Sergio Luciano
Vaccini, la disinformazione boicotta l’impegno globale

Cosa passa nella testa dei no-vax? Un misto inscindibile di presunzione e timor panico. Almeno per quelli che, e sono il 90%, non hanno neanche il più piccolo rudimento di competenza specifica.
Nella testa gli passa innanzitutto tanta presunzione: quella necessaria per credere di essersi fatti, in materia, un’idea talmente solida, attraverso scampoli di lettura sui social o comunque sul web, da “saperne di più” delle autorità sanitarie, del 95% dei medici e, quasi sempre, di tutti gli amici e conoscenti che si vaccinano. Ma gli passa anche timor panico: “Cosa mi farà un domani, questo vaccino? Che effetti avrò a lungo termine? E perché mio figlio, 10 anni, deve vaccinarsi?”. Come se i bambini non si facessero da decenni ogni sorta di vaccini del tutto innocui, dal morbillo alla difterite, dalla parotite al tetano.
E dunque con i no-vax o semi-no-vax non si ragiona.
Però sono tanti, troppi. E allora il dibattito sull’eventuale obbligatorietà del vaccino è comprensibile. Sarebbe giusto renderlo obbligatorio? Forse, ma non è praticabile in sistemi sociali liberali e democratici come il nostro. Rendere invece marcatamente scomoda e complicata la scelta di non vaccinarsi quello sì che è giusto: col green-pass, con eventuali ticket speciali per chi, da non vaccinato, finisca all’ospedale per Covid… salvo che, ovviamente, non possa dimostrare di aver rifiutato il vaccino su indicazione del medico.
Il guaio è che i no-vax, con la loro legittima ancorchè sbagliata scelta, non si limitato a mettere a maggior rischio se stessi: no! E nemmeno a contribuire stupidamente al rischio di affollare gli ospedali: no! Il vero pericolo costituito dai no-vax è che diventino focolai di contagio e terreni di coltura per il virus, protraendo nel tempo e, purtroppo, forse addirittura potenziando la malattia, che avrà più tempo per “variare” aggirandosi in un ambiente con una insufficiente copertura vaccinale.
Per questo è giusto che non vaccinarsi sia e resti, anzi diventi sempre più una scelta “scomoda”: libera ma scomoda.

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