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I TALENTI DELLO SVILUPPO

Il fintech si tinge di rosa

Si chiama BHLending la nuova piattaforma di prestiti fra privati, operativa da settembre, che coinvolgerà anche Pmi e startup riuscendo a garantire alti rendimenti

Il fintech si tinge di rosa

Paolo Divizia, presidente BHlending

BHLending è un’azienda innovativa per molti aspetti, a partire dalla “vision” aziendale, dal business model, dai servizi offerti e soprattutto dal management a maggioranza femminile.

Il team di BHLending lavora già da diversi mesi nei vari ambiti del fintech, sta seguendo lo sviluppo della piattaforma high-tech intorno alla quale ruota il core business dell’azienda e ha in pipeline moltissimi obiettivi a breve temine. BHLending è iscritta al registro delle startup innovative che nasce dall’incontro di diversi fattori: esperienze all’estero, studi di alto livello e lo spirito di iniziativa di un gruppo di amici che, intorno a un tavolo, immaginano il futuro. Tante esperienze diverse, raccolte intorno ad un obiettivo comune: innovare, cambiare e costruire nuove realtà.

Un sistema di intelligenza artificiale assegnerà il rating creditizio sul quale si determineranno i tassi di interesse e le commissioni

Il loro campo di battaglia è quello del fintech, uno di quei settori che promette i maggiori cambiamenti nei prossimi anni. In particolare, quello dei finanziamenti. L’ideatore di questo progetto e fondatore dell’azienda è Paolo Divizia. Ha 32 anni. Nonostante la giovane età, ha maturato una laurea in Economia all’Università dell’Aquila e pluriennali anni di esperienza lavorativa, iniziata nella pubblica amministrazione all’Aquila e proseguita a Milano nell’alta finanza presso Ubs Italia, Société Générale, MBCredit Solutions del Gruppo Mediobanca, Sissi Crowd, un’azienda di Lugano che si occupa di blockchain, ed infine in Borsa Italiana, ora del gruppo Euronext. è il neoeletto presidente di BHLending a spiegarci: «A fine luglio, la piattaforma sarà terminata.Il servizio di investimento e di erogazione dei prestiti partirà  operativamente a settembre. In questi mesi abbiamo messo in piedi la struttura organizzativa e, grazie al team, formato per lo più da laureate in economia molto preparate, ci siamo concentrati su alcuni dei temi di fintech sviluppati ed applicati nel mondo della finanza internazionale, che in Italia sono praticamente sconosciuti. Abbiamo elaborato un’analisi che servirà a darci una marcia in più quando, tra un paio di mesi, saremo operativi».

Ma il fintech non è un po’ impegnativo come campo di battaglia?

Ho deciso di dedicarmi a questo ambito solo dopo avere maturato competenze specifiche.

Oltre a una laurea e alle mie esperienze nel pubblico e nell’alta finanza, ho conseguito un Mba a Milano e un Master di Business Executive al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Inoltre, per quasi quattro anni ho lavorato presso il Listed Companies Supervision di Borsa Italiana e collaborato per due anni, come Senior Advisor, con Swiss Crowd, una società svizzera che si occupa di Blockchain.

Quando ha pensato che questa fosse la strada giusta?

Ero a New York per un corso di Business English. In quella circostanza ho studiato i nuovi business model americani: i Financial Markets di Wall Street e il Peer to peer lending nato in Usa nel 2006. Poi, un giorno, visitando l’Università di Yale, sono rimasto affascinato dalle Tombs…

Ovvero?

Le sedi delle società segrete studentesche delle grandi università della Ivy League degli Stati Uniti. Mi colpì in particolare il significato di due rune: la runa Berkana, che rappresenta le virtú generatrici femminili, e la Runa Othala che simboleggia la famiglia e i legami duraturi. Dopo aver considerato che in Europa la fintech, come del resto il mondo della finanza in generale, è ancora un mondo molto maschile, ho deciso fondare la prima fintech europea a essere gestita da donne sia nel team che nel board. Nel maggio del 2021 ci sono riuscito.

Però ci sono ceo donne anche nel fintech…

Certamente, ma spesso sono le uniche figure di responsabilità in un ambito di lavoro prettamente maschile. Nel nostro caso è esattamente il contrario: il ceo della società è un uomo, ma sono le nostre dirigenti e le nostre professioniste a ricoprire ruoli decisionali ed operativi di grande importanza.

Da quanto sta lavorando su questa idea?

Da almeno quattro anni.

E quando ha iniziato a concretizzarsi?

Un paio di anni fa, durante il corso al Mit sulla blockchain innovation, ho capito quanto l’Italia sia arretrata in questo settore rispetto all’estero. Da un’analisi di settore approfondita a livello internazionale, ho ritenuto che questo fosse il momento giusto per entrare nel mercato del Peer-to-peer lending con un progetto nuovo, realizzato da un management tutto al femminile.

E i soldi per iniziare?

Il primo round di finanziamento, come si dice in gergo, è stato family & friends. Io e altri amici abbiamo raccolto circa 100 mila euro per autofinanziare le spese per la piattaforma tecnologica, per il personale, per i consulenti e i professionisti.

Quanti siete ora ?

Sei nel team, quattro nel board, oltre al sottoscritto. In totale, quindi, nove. In più, altri sei soci che ci stanno dando una mano esternamente. Inoltre, ci sono tutta una serie di società e di professionisti che lavorano per noi: il settore audiovisivo, lo studio legale, lo studio fiscale, il social media manager, gli specialisti di marketing. Oltre naturalmente alla società italiana IT che supervisiona quella straniera responsabile della struttura della piattaforma informatica. Alla fine, è un progetto attorno al quale ruotano una sessantina di persone.

Centomila euro non bastano…

Realizzeremo un aumento di capitale tra privati di al massimo 250 mila euro nei prossimi mesi. Ma è solo il primo passo…

Poi che farete?

Prima di settembre cercheremo di chiudere degli accordi con gli investitori istituzionali. Subito dopo, effettueremo un altro aumento di capitale riservato agli investitori istituzionali. Pensiamo di raccogliere da un minimo di mezzo milione a un massimo di due milioni di euro.

Ho contato una mezza dozzina di siti che si occupano già di peer to peer lending in Italia. Cosa vi fa pensare di essere diversi?

Almeno punti di forza. Prima di tutto, un business model innovativo. Poi, le competenze trasversali delle ragazze del team ed il know-how dell’ esperienza decennale del nostro Board of Directors. Ci tengo molto a sottolinearlo: avremo un approccio diverso dagli altri. Inoltre ci sono differenze concrete e importanti che ci permetteranno di posizionarci strategicamente nel mercato del Peer to peer lending prima italiano e poi europeo.

Quali?

BHLending coprirà quel gap che c’è oggi tra consumer lending e business lending. Riusciremo ad erogare prestiti sia a privati, sia a piccole e medie aziende, con un’attenzione particolare verso le startup emergenti. Per la prima volta in Italia, faremo da tramite per erogare prestiti anche alle start up costituite da almeno tre anni, con almeno due bilanci in attivo.

La terza differenza?

BHLending sarà la prima piattaforma italiana realizzata negli Stati Uniti. Per questo, saremo più avanti dal punto di vista tecnologico. Sulla nostra piattaforma  sarà attivo un sistema di intelligenza artificiale, che assegnerà ad ogni opzione di investimento un rating creditizio dal quale si determineranno i tassi di interesse.

E le garanzie per gli investitori che prestano il proprio denaro ad altri privati o a piccole medie imprese? Non le sembra un punto di forza della vostra piattaforma?

Questo tema lo approfondiremo nei prossimi mesi, con i nostri partners aziendali. Le garanzie sul capitale investito verranno date solo in casi specifici da investitori istituzionali che ricompreranno il credito, dalla cessione di questi crediti o dalla cartolarizzazione degli stessi.Dunque se un investitore vorrà avere queste garanzie sul capitale avrà un interesse attivo più basso.

Di che cifre stiamo parlando?

Il tasso di interesse attivo medio del Peer to peer lending in Europa è attorno all’8%. Se l’investitore vorrà avere delle garanzie non si potrà superare il 4%.

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