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TALENTI DELLO SVILUPPO

«Niente paura: dal fisco ci si difende così»

Ecco i consigli del Difensore patrimoniale Carlo Carmine, fondatore di Cfc Legal, la prima azienda legale in Italia, per districarsi nella giungla delle azioni degli enti riscossori

Vincenzo Petraglia
«Niente paura: dal fisco ci si difende così»

Carlo Carmine, Simone Forte

La pandemia ha certamente rallentato la macchina del Fisco grazie a una serie di misure messe in campo dal Governo per rendere meno gravosa per i contribuenti la difficile situazione economica che si è venuta a determinare. Ma i prossimi mesi vedranno una sempre più decisa (peraltro già cominciata in modo soft) azione di lotta all’evasione fiscale e recupero da parte dell’Amministrazione finanziaria delle somme spettanti e per alcune imprese ciò potrebbe anche costituire il classico colpo di grazia dopo gli stenti determinati dall’ultimo anno e mezzo pandemico. Abbiamo chiesto qualche consiglio su come districarsi nella giungla delle azioni degli enti riscossori al dottor Carlo Carmine che, già autore del libro bestseller Amazon “Liberati da Equitalia” e prossimo alla pubblicazione di “Gestisci e Risolvi con Agenzia delle Entrate” a luglio 2021, è founder, insieme con l’avvocato Simone Forte di Cfc Legal, una realtà composta da più di duecento avvocati operanti su tutto il territorio nazionale allo scopo proprio di aiutare gli imprenditori a relazionarsi nel modo più proficuo possibile con gli enti riscossori. Perché, spiega Carmine, «dinanzi alle richieste del Fisco non bisogna avere paura e neppure pagare e basta. Ogni atto, infatti, se opportunamente analizzato potrebbe contenere vizi di forma o di altro tipo che possono portare a una riduzione o anche a un annullamento totale di quanto richiesto». I dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, d’altronde, parlano chiaro: circa il 40% dei ricorsi per la risoluzione di procedure debitorie ha esito favorevole al contribuente. Per cui, se si è dei contribuenti onesti, non bisogna aver paura di percorrere le strade che la legge mette a disposizione per tutelarci. Vediamo come.

È fondamentale far analizzare le motivazioni dell’atto perchè spesso lì si celano i presupposti per impugnarlo


Dottor Carlo, iniziamo dal principio: cosa fare quando si riceve un avviso di accertamento?

Partiamo innanzitutto da cos’è un avviso di accertamento. Con la parola “accertamento” è possibile intendere due differenti concetti; da un lato tutte le attività, i poteri e le procedure che l’Amministrazione finanziaria (Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza) effettua e utilizza nel contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Dall’altro lato, di portata più limitata, l’atto impositivo vero e proprio, appunto l’avviso di accertamento, che l’Agenzia delle Entrate notifica al contribuente per contestare una presunta evasione e, quindi, per chiedere il versamento di una determinata somma di denaro. Questa attività viene compiuta presumendo che non siano state versate tutte le imposte dovute e, entro 60 giorni, si chiede di corrispondere una somma di denaro con interessi e sanzioni pari ad almeno il 90% della maggiore imposta accertata. Quindi, una richiesta iniziale di 100mila euro d’imposta si traduce in un “debito totale” di 190mila euro. In genere di fronte alle azioni del Fisco, l’orientamento di ogni professionista è di pagare subito, tralasciando un fattore fondamentale che sta nell’analisi minuziosa delle richieste pervenute. Fondamentale quindi per un imprenditore in difficoltà finanziaria, in particolar modo in questo periodo di crisi economica, è che non ci si rassegni nel pagare immediatamente l’importo richiesto perché esistono strategie difensive applicabili ad hoc che  permettono di gestire ogni criticità.


Può farci qualche esempio pratico?

Tra i principali ci sono il ravvedimento operoso, il ricorso dinanzi al Giudice tributario e la transazione fiscale. Un avviso di accertamento deve indicare sia la spiegazione delle ragioni che hanno indotto il Fisco a contestare una presunta evasione, sia l’intimazione ad adempiere al pagamento entro i termini previsti dalla legge; è fondamentale, infatti, far analizzare le motivazioni dell’atto perchè spesso lì si celano i presupposti per impugnarlo e anche annullarlo.

L'imprenditore in difficoltà non si deve rassegnare: esistono strategie difensive per ogni criticità


Quindi la possibilità del contribuente di difendersi è solo posteriore rispetto all’attività posta in essere?

A dire il vero, dal 1° luglio 2020, il contribuente accertabile, ma non ancora accertato, prima dell’avviso di accertamento riceve il cosiddetto “invito a comparire”, che costituisce l’anticipazione di un successivo avviso di accertamento. In questo modo l’Amministrazione finanziaria adempie all’obbligo di “prendere contatto” con il cittadino proprio per consentirgli l’esercizio di una difesa in forma “anticipata”, al fine di evitare, nella migliore delle ipotesi, l’emissione del successivo avviso di accertamento. L’invito a comparire, quindi, potrebbe trasformarsi da problema in opportunità consentendo al contribuente, da subito, di far individuare da un professionista i futuri e potenziali vizi da eccepire nel contenzioso che renderebbero annullabile l’atto.


Come mi dice, invece, della transazione fiscale?

Qui ci troviamo nell’ambito delle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare immaginate per il risollevamento patrimoniale delle aziende. La novità più importante che ci si è prospettata, dal dicembre 2020, è la possibilità riconosciuta al tribunale di approvare gli accordi di ristrutturazione del debito o il concordato preventivo e in quest’ambito anche la transazione fiscale, a determinate condizioni, anche in mancanza di adesione al piano proposto da parte dell’Amministrazione finanziaria (o dell’Inps). La transazione fiscale si applica ai carichi fiscali pendenti riguardanti tributi erariali e relativi accessori, siano essi amministrati dall’Ente creditore (esempio l’Agenzia delle Entrate) oppure già passati alla riscossione (ad opera dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, ex Equitalia). Affinché il tribunale approvi la transazione fiscale la proposta concordataria deve risultare migliore rispetto all’alternativa liquidatoria. Per questo è previsto che il piano di concordato sia accompagnato da un’attestazione positiva redatta da un professionista indipendente. Ciò permette un risparmio anche dell’80% del debito fiscale dovuto, a prescindere dal parere favorevole o meno dell’Amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie. Importante condizione per attuare la transazione fiscale è che la proposta del debitore sia accompagnata dalla relazione del professionista, con cui viene dimostrato che la proposta è più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria. Si tratta di un vero e proprio “saldo e stralcio per le Pmi” attraverso il quale il “creditore pubblico” viene assolutamente soddisfatto.


Con il Fisco è davvero possibile risolvere le posizioni debitorie? 

Sì, questa è una domanda ricorrente alla quale amo rispondere con i numeri. Ogni anno il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica un report nazionale sul contenzioso tributario. Ebbene, nell’ultimo report, anticipato dal comunicato stampa 118 del 15 giugno 2021, si riporta che “gli esiti completamente favorevoli o intermedi a favore del contribuente si attestano a oltre il 38% in primo grado e a circa il 40% in secondo grado”.    

Per concludere, qual è il consiglio di massima da dare a un imprenditore che ha posizioni debitorie con l’Agenzia delle Entrate?

Alla luce della nostra esperienza, e sono oltre sedici anni che ci occupiamo di questo con il nostro team legale, posso dire che dinanzi alle richieste del Fisco non bisogna avere paura e neppure pagare e basta. Ogni atto, infatti, se opportunamente analizzato potrebbe contenere vizi di forma o di altro tipo che possono portare a una riduzione o anche a un annullamento totale di quanto richiesto. Ciò vale anche per l’Agenzia delle Entrate e per l’Agenzia delle Entrate Riscossione e deve essere ben chiaro nella testa di ogni italiano. Non a caso sul nostro sito www.cfclegal.it abbiamo inserito un blog con pubblicazioni quotidiane sulle novità in materia di contezioso fiscale e le storie di chi ha risolto. Tornare imprenditori liberi e contribuenti sani è possibile, ma occorre affiancarsi ai professionisti giusti.


www.cfclegal.it

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