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La transizione energetica, una missione difficile ma possibile

È una nota di speranza quella che emerge dal ricco dibattito del convegno sulla transizione energetica organizzato oggi da Economy nella sala Biagi del palazzo della Regione Lombardia

Riccardo Venturi
La transizione energetica, una missione difficile ma possibile

Un momento del convegno sulla transizione energetica organizzato da Economy al palazzo della Regione Lombardia

Trovare un bilanciamento tra gli obiettivi sfidanti imposti dalle iniziative di un’Europa sempre più green, su tutte il recentissimo pacchetto Fit for 55, e l’esigenza di procedere in modo concreto e quindi progressivo con investimenti miliardari necessariamente immediati, è una missione molto difficile eppure possibile, a patto che si decida una volta per tutte di volerlo con una ferma determinazione di lungo periodo. È una nota di speranza quella che emerge dal ricco dibattito del convegno sulla transizione energetica organizzato oggi da Economy nella sala Biagi del palazzo della Regione Lombardia, nell'ambito dell'iniziativa Sviluppo sostenibile & circular economy. Il direttore di Economy Sergio Luciano che l’ha introdotto e moderato ha ricordato che la lotta alle emissioni conosce una fase di stasi, visto che negli ultimi dieci anni il calo è stato pari allo 0,1%, quasi nullo, perché l’Asia ha compensato i guadagni dell’Occidente, e alla crescita dell’eolico non è corrisposto un miglioramento nemmeno sul fronte delle centrali a carbone.

Franco Ferrario, Ceo Crg – Politecnico di Milano, antesignano dell’importanza dei temi della sostenibilità, ha snocciolato dati che dimostrano come gli obiettivi siano lontani, e sia quindi necessaria una forte accelerazione. Se continuiamo con l’attuale trend, arriveremo al 2030 con emissioni di Co2 superiori di oltre il 60% rispetto a quelle necessarie per rispettare gli obiettivi di riduzione del 55% imposti dall’Europa. «Il clima è come un transatlantico in corsa, per fermarsi ci mette del tempo, e bisogna fare indietro tutta con i motori» ha affermato Ferrario. Federico Colombara partner & associate director BCG, ha rimarcato che con il pacchetto Fit for 55 la Commissione europea ha deciso di assumere il ruolo di front runner a livello globale, anche se per una adozione definitiva ci vorranno probabilmente un paio d’anni. Tre le sfide principali: quella della semplificazione burocratica e degli iter autorizzativi, e poi due punti industriali: l’esigenza di trovare soluzioni coerenti integrate in funzione dei bisogni del cliente industriale, e quella di un allineamento della filiera. «Non vorremmo che i soldi del Pnrr finissero in pannelli solari cinesi o batterie francesi, lasciandoci solo il montaggio: abbiamo bisogno di sviluppare il nostro sistema produttivo» ha affermato Colombara. Emanuele Belsito, managing director e partner di BCG, ha evidenziato che a differenza di quella dal petrolio, carbone e gas alle energie rinnovabili, le precedenti transizioni hanno sempre rappresentato un’aggiunta, non una messa in discussione in modo violento della situazione precedente. «Con tutti i clienti con cui interagiamo cerchiamo di trovare una soluzione al bilanciamento tutt’altro che facile tra quel che pensiamo possibile e gli obiettivi dei governi. Credo sia possibile una coesistenza tra diverse tecnologie e soluzioni funzionali alla carbonizzazione». Massimo Bonato, ad Areti Spa, ha sottolineato che i distributori stanno fronteggiando una rivoluzione, quindi devono fare sforzi non previsti prima. «Dobbiamo modificare in modo sostanziale il nostro modo di operare; stiamo fronteggiando una situazione nuova, curve di crescita che avranno una tendenza sempre più spinta. Ma le reti sono vetuste, risalgono anche all’inizio del 900, dobbiamo fare in modo di renderle utilizzabili e sempre più resilienti». Pier Lorenzo Dell’Orco, ad Italgas Reti, ha ricordato che l’Italia è ancora fortemente dipendente dal gas naturale nell’equilibrio del suo sistema elettrico, e affermato che il gruppo crede fortemente nel biometano. «Come primo operatore in Italia e tra i più grande in Europa, siamo convinti  che l’idea di poter elettrificare totalmente i consumi e liberarsi in pochi anni dei combustibili fossili sia a dir poco ottimistica» ha detto Dell’Orco. Luca Schieppati, managing director di Tap, ha spiegato che la Tap ha già trasportato 3 miliardi di metri cubi d gas naturale, anche in zone balcaniche dove si utilizza ancora il carbone, dando un contributo importante all’ambiente. «Il rischio è che questa demonizzazione del gas naturale possa rallentare il processo complessivo: è importante fare una valutazione complessiva» ha rimarcato. Michele Viglianisi, responsabile Economia circolare e bioraffinerie Eni, ha ricordato la nascita un anno fa della direzione Energy Evolution dedicata alle tecnologie innovative per la transizione energetica. «Nel 2014 siamo stati i primi al mondo a trasformare raffinerie tradizionali in bioraffinerie. Entro la fine dell’anno prossimo saranno alimentate solo da scarti: un vero e proprio esempio di economia circolare rigenerativa. I 22 impianti di biogas recentemente acquisiti produrranno 55 milioni di metri cubi l’anno entro il 2022, 200 milioni di metri cubi anno entro il 2023; l’obiettivo è arrivare a sostituire il gas naturale» ha affermato Viglianisi. Alberto Bigi, chief innovation & development officer Sorgenia, ha parlato della necessità di bilanciare le ambizioni con ciò che è possibile fare. «Siamo chiamati a fare 7 gigawatt di rinnovabili contro gli attuali 700 megawatt. Ma moltiplicare per 10 oggi è assolutamente impossibile: riuscire ad avere l’autorizzazione per un impianto rinnovabile è complicatissimo». Fabio Cancarè, associate director di Boston Consulting Group, ha sottolineato l’importanza dei biocarburanti per accompagnare il processo di elettrificazione del parco auto. «Per raggiungere il 40% della quota di energia elettrica da fonti rinnovabili richiesta da Fit for 55, accanto a 8 milioni di auto elettriche invece dei 6 prima previsti ci saranno comunque 30 milioni di auto tradizionali: ci vorrà quindi l’utilizzo di biocombustibili avanzati». Valerio Coppini, vice president business development Nextchem, ha affermato che l’obiettivo fondamentale è dividere lo sviluppo energetico dalla produzione di Co2. «Abbiamo tecnologie che permettono di avere biocombustibili con una carbon intensity nettamente inferiore: non quelli da olio di palma, ma per esempio il diesel rinnovabile o il bioetanolo di seconda generazione, o i cheroseni di origine biologica che si comincia a utilizzare per il trasporto aereo». Michele Fumarola, green hydrogen projects manager di Iberdrola Clienti Italia, ha raccontato il percorso del gruppo presente in 40 paesi, sempre più legato alle energie rinnovabili. «Nel 2001 si è deciso con un programma strategico di investire su 3500 megawatt di eolico, e da lì non ci siamo più fermati. Oggi abbiamo 35 gigawatt di rinnovabili installati, e i programmi futuri sono ancora più ambiziosi». Giampiero Goretti, head of strategy and energy transition regulatory at Engie Italia, ha ricordato che Engie ha comunicato la volontà di raggiungere la carbon neutrality in anticipo, nel 2045; ma anche sottolineato le difficoltà che si incontrano in Italia. «Ci sono rischi di carattere regolatorio, le aste deserte mettono a rischio le traiettorie del Pniec, molto meno ambiziose degli obiettivi di Fit for 55. Il permitting è lungo e complesso, c’è conflittualità tra enti, difformità di valutazione dell’impatto ambientale in diverse regioni». Mario Marchionna, corporate head technology innovation Saipem, ha parlato delle iniziative del gruppo sulle rinnovabili. «Abbiamo avviato l’offshore wind nel 2017, facendo il primo progetto flottante al mondo. Perseguiamo un solare fotovoltaico flottante che sia in grado di resistere alle onde. Nel nostro offshore di Ravenna l’eolico offshore fa la parte del leone ma c’è anche una componente solar flottante e anche idrogeno prodotto da rinnovabile».

Raffaele Cattaneo, assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia, ha ricordato i due principali e sfidanti obiettivi della Regione in materia di rinnovabili: ridurre i consumi di un terzo, da 25 milioni di tonnellate equivalenti a 17-18, e triplicare la produzione di energia da fonti rinnovabili, aggiungendo agli attuali 2,6-2,7 altri 5,4 gigawatt. «Pr raggiungere l’obiettivo del Preac 2030, con le rinnovabili al 32-33%, dobbiamo installare pannelli fotovoltaici per una superficie di 4500 campi calcio in una Regione con 1500 comuni, cioè 3 campi ogni comune in 10 anni» ha spiegato l’assessore.

L’economista Giulio Sapelli ha definito, fuori dal coro da par suo, “neosovietica” questa transizione energetica imposta dall’alto, affermando che lo smaltimento delle pale eoliche e dei pannelli solari emette una grande quantità di Co2. «L’Agenzia internazionale dell’energia afferma che nel 2050 avremo bisogno di più energie fossili; il problema è come renderle compatibili con la sicurezza climatica. Le transizioni in genere nella storia sono durate secoli, come quella dal feudalesimo al capitalismo, non le si può fare in 20 anni imponendole dall’alto». Ernesto Ciorra, direttore funzione Innovability Enel, ha sottolineato che Enel ha avuto il coraggio di chiudere 23 centrali fossili nel 2015, dirottando 5 miliardi da fossile a rinnovabile, e oggi è il più grande operatore mondiale nelle rinnovabili. «Oggi Enel in borsa vale più del doppio di quando l’ad Starace ha voluto questa svolta. Chi ha puntato sui carburanti fossili o sul nucleare vale invece metà o un terzo di quel che valeva». Andrea Lanuzza, direttore generale gestione Gruppo Cap, ha parlato delle possibilità lrgato all’utilizzo dei depuratori industriali, che permettono tra l’altro di estrarre bioplastiche, fosforo e azoto. «La frontiera che stiamo studiando è quella della produzione di idrogeno per produrre sempre più biogas o biometano» ha sottolineato. Claudio Farina, EVP digital transformation & technology Snam, ha affermato che la risposta al poco tempo a disposizione a fronte dell’enormità della transizione richiesta consiste nella tecnologia, e in particolare nell’utilizzo dei dati tramite l’intelligenza artificiale. «Tutta una serie di decisioni prese da persone, saranno sempre più gestite in automatico grazie alla capacità di leggere i dati. Sempre più faremo manutenzione predittiva, che vuol dire evitare sprechi, solo quando in base ai dati in nostro possesso sappiamo che serve davvero». Claudia Guenzi, head of regional solution & services Siemens SpA, ha dedicato il suo intervento alla crescente importanza della gestione dei buildings. «Fino a qualche anno si trattava di un elemento passivo che si limitava a consumare energia. Oggi si è passati a una logica di prosumer: consuma in maniera intelligente ma genera anche energia, anche per alimentare veicoli elettrici. Non dimentichiamo che i building sono responsabili anche del 40-45% delle emissioni». Pietro Romanin, managing director & partner Boston Consulting Group, ha rimarcato l’importanza della digitalizzazione per accelerare la transizione. «Alcuni operatori nazionali, da Terna a Snam a Enel, gestiscono infrastrutture importanti per il Paese da remoto. Molte di queste soluzioni, che creano una sorta di gemello digitale delle infrastrutture, sono disponibili. Una forte spinta alla digitalizzazione potrebbe spingere in questa direzione, ma bisogna fare di più non solo nelle aziende ma anche come budget di sviluppo». Maurizio Delfanti, amministratore delegato di RSE, ha sottolineato la distanza che dati alla mano ci separa dalle ambiziose mete, invitato allo sviluppo delle rinnovabili e dell’elettrico specie nel mondo dei trasporti e in quello degli edifici civili, nonché proposto di guardare all’estero: «Il Portogallo ha chiuso aste a 20 euro a megawatt ora: se altrove si riesce a mettere in campo energia che costa meno della metà rispetto al nostro sistema nazionale, è il caso di analizzare come fanno». Luca Marchisio, responsabile strategia di sistema di Terna, ha parlato dell’importanza della dislocazione geografica degli impianti: «Pur avendo definito le tecnologie che vogliamo usare, se piccoli o grandi impianti, dobbiamo anche definire la localizzazione geografica degli impianti in maniera integrata con lo sviluppo della rete elettrica. Su ben 130mila megawatt di richieste di nuovi impianti tra eolico e fotovoltaico più della metà sono al Sud, 49 gigawatt tra Puglia, Basilicata e Molise, e 23 in Sicilia: uno scenario ben diverso rispetto a quello pianificato nel Pniec. Nel nuovo Piano di Sviluppo 2021, Terna ha previsto oltre 18 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 10 anni per abilitare la transizione energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, confermando il suo ruolo di regista del sistema elettrico italiano». Filomena Maggino, coordinatore del dipartimento per il benessere integrale della Pontificia Accademia Mariana Internazionale della Santa Sede, ha chiuso il dibattito sottolineando il ruolo del decisore. «Le tecnologie non possono guidare i cambiamenti. Il decisore deve guidare perché dovrebbe sapere qual è il vero fine. Non aver messo al centro delle decisioni degli anni passati il benessere dei cittadini ha portato alle storture che hanno posto paese in tale condizione fragilità che un’epidemia si è trasformato in emergenza perché paese era fragile nella sua struttura sanitaria».

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