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FINANZIARE L'IMPRESA

Farmaceutica, una leadership
tutta made in Italy

Il Belpaese ha il primato nel mercato mondiale della produzione di materie prime farmaceutiche. Ecco quali sono i campioni del comparto, classificati dall’Nsa Economy Ranking

Maddalena Bonaccorso
Farmaceutica, una leadershiptutta made in Italy

In questo ultimo anno segnato dalla pandemia da Covid-19 l’industria farmaceutica ha rinforzato la sua strategicità, consentendo alle aziende di aumentare i piani di investimento di oltre 4 miliardi in 3 anni: tutti progetti che porteranno a un aumento dell’occupazione e a virtuose partnership tra pubblico e privato.

L’Italia, peraltro, già adesso  detiene nel mercato mondiale della produzione di materie prime farmaceutiche –soprattutto nel campo dei principi attivi e intermedi- una posizione di primissimo piano: il nostro Paese, infatti, è in grado di produrre circa il 90% di tutte le molecole di cui l’Europa ha bisogno.

«L’Italia è il primo Paese europeo per numero di imprese produttrici di principi attivi farmaceutici, con oltre 72 Aziende per 109 siti produttivi e una quota export pari all’85%», spiega a Economy Paolo Russolo, Presidente di Aschimfarma, (Associazione di Federchimica che rappresenta in Italia i produttori di principi attivi farmaceutici). «Qualità e sicurezza nella produzione, attività di ricerca e innovazione ben superiore alla media manifatturiera, rispetto dell’ambiente sono sempre stati i criteri distintivi dei produttori italiani; tutti fattori che, in questi anni, ci hanno consentito di rafforzare la nostra immagine e resistere agli attacchi da parte dei Paesi asiatici. Certo, bisogna fare ancora di più».

Ora come ora, infatti, la filiera europea dei medicinali dipende per oltre il 74% dalle forniture provenienti dall’Asia. Durante l’epidemia di Covid-19 è emerso in modo lampante il fatto che questa condizione mette a rischio i sistemi sanitari europei.

In passato, infatti, l’Europa era il fulcro globale per lo sviluppo e la produzione di medicinali, ma ha gradualmente perso la sua importanza, acquisita da altre regioni del mondo. La conseguente forte dipendenza dell’Europa dall’Asia negli ultimi anni ha aumentato il verificarsi di carenze di medicinali essenziali, costituendo un rischio per la sicurezza sanitaria dei pazienti europei e imponendo un pesante fardello ai sistemi sanitari. È necessario dunque avviare un dialogo strutturato per identificare gli aspetti di vulnerabilità della catena di fornitura farmaceutica europea e proporre soluzioni adeguate per affrontare le sfide future in modo più indipendente. «Dobbiamo coordinare i nostri sforzi - prosegue Russolo - per una produzione solida, affidabile, competitiva e sostenibile». Tanto più che altre parti del mondo si stanno organizzando per garantire la propria sovranità sanitaria. Stati Uniti, Cina, India, Giappone hanno adottato misure concrete per ridurre drasticamente la loro dipendenza da altri Continenti, facendo affidamento sui produttori locali.

Per quanto riguarda le aziende che fatturano di più, nel nostro Paese si “dividono” il podio il colosso produttore del vaccino Covid-19, Pfizer, e Grunenthal Italia srl, rispettivamente con centrotrenta e centotrentasei milioni di fatturato.

Sede nel distretto farmaceutico di Pomezia per Pfizer, Milano per Grunenthal, leader mondiale da più di 50 anni nel campo del trattamento del dolore.

Nel sud Italia, troviamo Advanced Accelerator Application di Pozzilli, con 48 milioni di euro di fatturato e un core business dedicato all’innovazione nel settore della medicina nucleare: mentre nel Nord Est, precisamente a Rovereto, ha sede Suanfarma Italia SpA, 75 milioni di fatturato nel campo dello sviluppo, della produzione e distribuzione di principi attivi per la salute umana e animale.

Abbiamo un primato, in Italia: quello del mercato mondiale della produzione di materie prime farmaceutiche. Solo le aziende iscritte all’associazione di categoria “Aschimfarma” generano un fatturato di due miliardi di euro impiegando quasi 9.000 addetti. Sono imprese altamente tecnologizzate, che investono continuamente in ricerca e sviluppo: il nostro Paese esporta circa l’85% della produzione. Per Economy, ha classificato queste realtà il Gruppo Nsa, il primo mediatore creditizio per le imprese italiane per fatturato, vigilato dalla Banca d’Italia tramite l’Organismo agenti e mediatori. Nsa è specializzato nella erogazione di finanziamenti alle imprese, capace di garantire efficacia ed efficienza nei rapporti con il sistema bancario. Il rank attribuito alle aziende da Nsa che vedete nella tabella a fianco è frutto di ricerche

ed elaborazione di dati commissionata  da Economy all’Ufficio Studi del Gruppo

Nsa. Viene calcolato sull’analisi dei bilanci, regolarmente depositati. In particolare, l’analisi classifica le imprese per solidità patrimoniale, performance, affidabilità e redditività: i medesimi parametri utilizzati

per l’elaborazione nsaPmindex, l’indice sul merito creditizio che il Gruppo Nsa elabora in base all’algoritmo definito dal Disa, Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università di Bologna, per l’elaborazione dell’indice nsaPmindex, indice annuale sullo stato delle Pmi.

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