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Dubai verso Expo 2020: il futuro è adesso

È la quarta città più visitata al mondo, ma anche di gran lunga quella dove si spende di più: oltre 30 miliardi nel 2019. L'Esposizione universale è alle porte, e la compagnia aerea Emirates è un fiore all'occhiello

Dubai verso Expo 2020: il futuro è adesso

di Antonio Acunzo (*)

Dubai è sempre stata considerata un prototipo di città del futuro per lo skyline avveniristico modellato da archi-star internazionali tra cui Zaha Hadid (che ha disegnato l’eccentrico cubo-grattacielo di Opus nella Business Bay) e l’eccellente qualità delle iconiche infrastrutture architettoniche che la rappresentano, a partire dal biglietto da visita dell’aeroporto internazionale di Dubai e del nuovo mega-aeroporto Al Maktoum International di Dubai World Central, per arrivare al Burj Khalifa (alto 829,8 metri) e a progetti residenziali e vacanzieri come Palm Jumeirah. Dubai è oggi il modello della moderna economia del Medio Oriente dove l’opulenza araba si mescola con la sensibilità occidentale e con le tendenze del 21mo secolo per creare un modello di straordinaria promiscuità.

Pare che il nome Dubai tragga origine da un proverbio arabo “Daba Dubai” che significa “coloro che venivano con molto denaro”, un riferimento al centro di commercio nato come “free-port” all’inizio del 1900 senza l’imposizione di dazi sulle merci importate ed esportate dalle navi mercantili che visitavano regolarmente il porto di Dubai per lo scambio di prodotti tra India e i paesi del Golfo.

Oggi Dubai è la perfetta rappresentazione del modello di città del futuro che cresce, si sviluppa e si espande come modello urbano di eccellenza, un modello cheè il risultato della vision dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, che ricopre anche le cariche di vice presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti.

Se nell’immaginifico collettivo Dubai veniva associata al petrolio per la sua collocazione geografica nell’area del Golfo Persico, di fatto il petrolio oggi rappresenta solo l’1% del Pil rispetto al 50% negli anni fino al 2000, quasi azzerando la vecchia dipendenza dal greggio per focalizzarsi sui settori dei servizi, a partire dal turismo e dal real estate e con la creazione di business parks e special economic zones che offrono incentivi per le aziende e investitori che relocalizzano a Dubai, oltre che per differenziarsi in ambito tecnologico e in aree specialistiche quali biotecnologia e ricerca genetica.

Ad eccezione del 2020, caratterizzato dalla pandemia Covid-19 che ha inciso profondamente sulla crescita economica globale, l’Emirato di Dubai ha registrato un PIL di 119 miliardi di dollari nel 2019 (paragonabile al PIL di paesi quali Kuwait o Ukraina), sceso del 10,2% nel 2020 e con previsione di recupero del 4% per la fine 2021.

Dubai quindi genera da solo il 28% del Pil degli Emirati Arabi Uniti pari a 421 miliardi di dollari, che nel corso del ventennio 2000-2020 si è quintuplicato.

Il più popolato dei 7 emirati che costituiscono la UAE, gli Emirati Arabi Uniti, Dubai è un melting pot di oltre 200 nazionalità che contribuiscono a una crescita oggi più veloce dei vicini Arabia Saudita, Oman e Qatar.

Nel 2019 il Global Destination Cities Index posizionava al 4to posto Dubai tra le città con il più alto numero di visitatori internazionali (15,9 milioni) dopo Bangkok (#1, 22,7 milioni), Parigi e Londra e davanti a Singapore, Kuala Lumpur e poi New York (#7, 13,6 milioni).

E lo stesso Index riconosceva a Dubai la pole position per la spesa complessiva dei visitatori che a Dubai hanno speso 30,8 miliardi di dollari, 10 miliardi in pù rispetto alla Mecca e a Bangkok, rispettivamente al 2do e 3zo posto (New York si posiziona “solo” al 6to posto con 16,4 miliardi).

Il mix di bellezze naturali tra le acque cristalline del golfo e le dune dorate del deserto, supportato da una dinamica strategia di destination marketing a livello globale e da investimenti in infrastrutture di hospitality & entertainment di lusso hanno reso Dubai un’affascinante meta turistica, una sorta di Florida a solo 6 ore di volo dall’Europa, che attira viaggiatori del week-end per lo shopping in un ambiente trendy-metropolitan-chic e vacanzieri long stay.

La pandemia covid ha poi rivoluzionato la geografia dei viaggi tra restrizioni e divieti di ingresso in quasi tutti i paesi e voli temporaneamente sospesi, ma il 2021 è ripartito con grande ottimismo dato che Dubai e gli Emirati Arabi sono al primo posto al mondo per tasso di vaccinazioni Covid con 122,39 dosi amministrate ogni 100 persone (superando Israele che ha un tasso di 121,92/100) e, aggiornato al 13 giugno, a Dubai l’83% della popolazione sopra i 16 anni ha ricevuto almeno uno shot di vaccino e il 64% risulta fully vaccinated.

Ora l’obiettivo di Dubai non è solo l’Expo, bensì I 2 ambiziosi piani di sviluppo economico ed urbano basato sull’innovazione: Dubai Strategic Plan 2030 e Dubai Vision 2050.

Dubai 2030 realizza la visione dello sceicco Al Maktoum per una roadmap di crescita sostenibile guidata dall’innovazione che elevi la competitività di Dubai a livello globale e la renda non solo la smart City #1 al mondo ma la destinazione #1 scelta dagli Expats occidentali per “live, work and play”.

Dubai 2050 ha tra i vari obiettivi quello di generare il 75% del proprio fabbisogno energetico utilizzando risorse rinnovabili e di divenire un magnete che attira le menti più brillanti del mondo per lanciare nuove iniziative, esplorare le nuove sfide del futuro e trasformarle in opportunità di crescita sostenibile: in sintesi trasformare Dubai in un hub globale che si basi sulla conoscenza e sull’innovazione.

Emirates

Ambasciatore nel mondo di Dubai, la compagnia aerea Emirates ha saputo elevare l’esperienza di volo applicando le leve dell’innovazione e del marketing trasformando Dubai in un superlativo modello “hub and spoke” per collegare non solo le capitali ma anche aeroporti secondari europei a destinazioni in Asia-Pacific e Africa con un solo transito (es. Bologna/Dubai/Auckland), così come dall’Asia verso il Nord America (es. Dhaka/Dubai/New York) e offrendo una qualità di viaggio e un servizio di bordo superiori rispetto alla concorrenza.

Emirates nasce nel 1984 dalla visione dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, allora Ministro della Difesa degli UAE, e l’anno seguente con 10 milioni di dollari di finanziamento partono i primi voli da Dubai per Karachi e Bombay usando 2 aerei noleggiati in wet-lease dalla compagnia pakistana PIA.

Oggi Emirates è un vettore aereo globale con un network di 157 destinazioni in 83 paesi, 56 milioni di passeggeri trasportati, una flotta di 270 aerei tra cui 109 A380 che fanno di Emirates il maggiore operatore al mondo del WhaleJet.

Il mio primo volo intercontinentale durante la pandemia covid è stato proprio con Emirates, a marzo 2021, da Dubai a New York. Personalmente reputo Emirates la miglior compagnia aerea globale perché oltre ad aver elevato l’esperienza di volo, dalle lounge a terra al servizio di bordo, ha un eccezionale customer service che contribuisce a rendere speciale la customer experience.

Ovviamente potrà sembrare una valutazione soggettiva visto che sono un frequent flyer Emirates e volo regolarmente con Emirates tra New York e Milano, ma nella realtà le motivazioni che rendono il vettore di Dubai superiore alla concorrenza sono oggettive.

Il 2020 è stato un anno drammatico per tutto il settore dell’aviazione commerciale che ha visto crollare del 95% il traffico passeggeri a livello globale: anche Emirates ha registrato un crollo del  70% del traffico e per la prima volta in 30 anni una perdita di bilancio, ciononostante il 2021 è ripartito con rinnovato ottimismo e grande innovazione essenziali per recuperare la fiducia dei passeggeri e soprattutto mantenere la fiducia dei frequent flyers più fedeli.

Dopo aver introdotto tutte le più attente misure di protezione contro il covid per il passeggero, sia a terra negli aeroporti che in volo, Emirates ha ripristinato il servizio di bordo completo nelle tre classi di First, Business ed Economy e, a differenza di molte altre compagnie aeree di primaria importanza, ha mantenuto la selezione di catering di bordo con un servizio dining nelle classi Business e First che per varietà e presentazione delle portate e selezione della carta dei vini non ha nulla da invidiare ai più rinomati ristoranti stellati.

Emirates ha ridisegnato la nuova poltrona di Business class (lie-flat e in pelle dai toni champagne), la nuova suite di First class denominata Game Changer (con l’innovativa poltrona zero-gravity e il finestrino virtuale che proietta la visione esterna in alta definizione) e introdotto una quarta classe di bordo con il nuovo prodotto di Premium Economy.

Unica compagnia aerea ad averlo fatto, Emirates a introdotto in collaborazione con AIG Travel la copertura assicurativa medica offerta gratuitamente ad ogni passeggero in automatismo al momento dell’acquisto del biglietto e che vale per l’intera durata del viaggio a/r.

Ha rimesso in linea buona parte degli Airbus A380 che erano stati parcheggiati nel deserto durante il picco della pandemia covid (a differenza di altri vettori che ne hanno dismesso l’operatività), ha lanciato i voli Covid-free tra Milano, Roma, Bologna, Venezia e Dubai e tra Milano e New York, e sta progressivamente riaprendo i collegamenti intercontinentali che per restrizioni governative erano stati sospesi e messi in stand-by causa covid e inaugurando nuove destinazioni, come per esempio il nuovo volo tra Dubai e Miami operativo dal 22 luglio.

E sta pianificando il futuro della flotta, che oggi comprende 115 Airbus 380 e 153 Boeing 777, con 30 nuovi Boeing 787-9 Dreamliners e 50 nuovi Airbus A350 XWB ordinati al Dubai Air Show 2019 e con consegne previste dal 2023, con un ordine per 115 Boeing 777X il cui status e’ pero’ soggetto alla effettiva performance operativa come anticipata dalle specifiche del costruttore Boeing.

Il primo obiettivo per il 2021 è di ripristinare il 70% della capacità pre-covid entro questo inverno mentre ottimisticamente è prevedibile un ritorno al 100% della operatività pre-covid per la fine del 2022, previsione che è soggetta realisticamente al livello di vaccinazione covid nei singoli paesi di destinazione, alla ridotta diffusione/contenimento/sparizione del virus e ad economie di mercato che stimolino la ripresa del traffico passeggeri che vede principalmente 3 categorie di viaggiatori: Business, Leisure e VFR (visiting friends and relatives).

Expo 2020

Il primo ottobre 2021 a Dubai, con un anno di ritardo sull’originale apertura prevista per il 20 ottobre 2020, si inaugura Expo 2020 che ha l’obiettivo di essere una vetrina globale di "opportunity, mobility and sustainability" e con focus su tematiche specifiche tra le quali quali mobilià, istruzione, finanza, logistica, architettura, cultura del cibo e biodiversità.

Il tema della mobilità in particolare sarà dedicato a sviluppi, potenzialità, idee, novità tecnologiche e interconnesione digitale per un futuro che faciliti l’incontro e lo scambio tra mondo fisico e mondo virtuale.

E in particolare uno spazio dedicato alla esplorazione spaziale sulla base dei recenti sviluppi del UAE National Space Program e della missione sul pianeta Marte la cui sonda Hope è stata lanciata dagli Emirati Arabi Uniti nel luglio 2020 e ha raggiunto il pianeta rosso il 9 febbraio 2021.

Per un intero semestre, fino al 31 marzo 2022, 190 paesi, che esporranno per la prima volta nella storia degli Expo con padiglioni singoli, presenteranno il proprio potenziale culturale e di business in uno showcase di relazioni per migliorare la cooperazione e gli scambi internazionali.

Si parlerà del futuro del cibo e di come in un mondo che non vede confini per il gusto e il palato la tecnologia può aiutarci a capire e cambiare come ci approvvigioniamo dei prodotti alimentari, come possiamo preparare e cucinare piatti che coinvolgono tutti i sensi e come modificare il nostro regime dietetico per far si che il pianeta Terra rimanga sostenibile.

Ma primario focus dell’Expo di Dubai è la sua destinazione come piattaforma globale per attirare investimenti e creare nuove relazioni di business e di trade.

In questo ambito Dubai si pone come gateway, come porta di accesso al business globale e tra le varie facilities è importante segnalare che dal primo giugno 2021 per gli investitori ed imprenditori stranieri che apriranno una società a Dubai o negli altri 6 emirati della UAE sarà possibile detenere il 100% di azionariato in tutto il territorio UAE (e non soltanto in alcuni specifici Business Parks denominati Free Zones) e senza la presenza nell’assetto societario di un socio emiratino, rendendo così ancor più competitivo ed attrattivo investire a Dubai.

(*) Antonio Acunzo è Ceo di Mtw Group-Foreign Market Entry Advisors, società di International Business Advisory con sede a Miami, in Florida, che offre consulenza e servizi di Strategia per l’Internazionalizzazione, Brand Marketing e Corporate ad aziende PMI e Mid-Market con potenziale di crescita negli USA e in selezionati mercati in Asia (www.marketingthatworks.us)

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