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Pagamenti digitali, la rivoluzione è solo iniziata

Nell’ultimo anno il numero di transazioni è raddoppiato e oggi il 33% del valore totale dei pagamenti è digitale. Ma le prospettive sono ancora più rosee. Parola di Marco Ferrero, direttore commerciale di Nexi

Sergio Luciano
Pagamenti digitali, la rivoluzione è solo iniziata

Marco Ferrero, direttore commerciale di Nexi

«Siamo contenti, ma puntiamo a fare sempre di più», dice Marco Ferrero, direttore commerciale di Nexi – il colosso italiano dei pagamenti elettronici – andata in Borsa con successo un anno fa e da allora cresciuta a due cifre su tutti i suoi parametri economici.  «Siamo contenti perché nell’ultimo anno abbiamo raddoppiato la velocità di crescita: a fronte di un calo del 13% dei consumi, i pagamenti digitali nel 2020 hanno toccato quota 5,2 miliardi di transazioni, passando dal 29% al 33% del valore totale dei pagamenti in Italia con 268 miliardi di euro. Ma non siamo soddisfatti perché in Italia, oggi, la penetrazione dei pagamenti digitali è di circa il 26%, la metà della media europea. I paesi nordici vanno oltre il 70-80%».


Dottor Ferrero: ma il contante è così comodo… O no?

Macché! Intanto, costa al Paese 7,4 miliardi di euro in gestione. Allinearsi alla media Europea sulla penetrazione dei pagamenti digitali garantirebbe di liberare risorse importanti da investire. E poi i pagamenti digitali sono più comodi, più veloci, più sicuri. Soprattutto, contengono informazioni, dati…. che consentono di costruire un ecosistema di servizi digitali che portano vantaggi a PA, imprese, cittadini.


Un momento, dottore: parliamone, di questi vantaggi. Molte piccole imprese sono disilluse. Speravano nella digitalizzazione come in un toccasana, e si accorgono che è un percorso faticoso. Si fa presto a dire ecommerce, per esempio.

Ok, parliamone. Sa perché la nostra velocità di digitalizzazione è aumentata del doppio? Perché moltissime persone, consumatori ed esercenti, si sono resi conto nei mesi dei lockdown che quando puoi comprare solo online o quando sei costretto a pagare solo a distanza, quando vuoi usare lo smartphone, con tante modalità di pagamento mobile con smartphone, ti si semplifica la vita. Tutto questo ha aiutato il sistema a superare una fase drammatica della vita nazionale. E per quanto i pagamenti digitali siano ancora indietro, in Italia, fa piacere che la velocità di digitalizzazione sia così aumentata!


Però quest’associazione spontanea tra i pagamenti digitali e le tasse da pagare con PagoPa non è stata il massimo, come idea di comunicazione…

Pagare una tassa o una multa fa male, ma fa ancora più male se per pagare devi anche fare un’ora di fila. Meglio pagare rapidamente e in sicurezza che aggiungere un sovrapprezzo di tempo perso. Tenga conto, comunque, che i servizi pubblici digitali pesano per il 15% nel Desi, l’indice elaborato dalla Commissione Europea per misurare il livello di digitalizzazione dei Paesi europei, che vede l’Italia al 25esimo posto: però nel 2020 le adesioni a PagoPa sono cresciute del 69% e sono state registrate oltre 97 milioni di transazioni per un valore di circa 18 miliardi di euro.


E che ne dite del cashback?

Che sta vedendo la partecipazione di circa 15 milioni di cittadini. Nessuna iniziativa ha mai avuto un simile successo. Sta creando un circolo vizioso positivo, anche sul fronte dei micropagamenti. Se i primi giorni sono stati un po’ incerti è stato anche perché non si sapeva che risposta sarebbe arrivata dai sistemi, con quel grande sovraccarico sulla piattaforma... La verità è che al quinto mese di avvio del programma la risposta è altissima.


Però il rischio è che passata la festa si torni al vecchio contante…

Negli altri Paesi che hanno sperimentato prima il cashback le buone abitudini sono rimaste.


Torniamo al toccasana digitale: come aiutare gli imprenditori a vederlo sotto questa luce?

Oggi una piccola o media impresa deve digitalizzarsi non solo per difendere le sue posizioni, ma soprattutto per crescere. Soprattutto se lavora nel retail, ha l’obiettivo di rendere sempre più efficiente il suo punto vendita. Efficienza non solo nell’incasso, ma anche in contabilità. Pensi all’invio telematico dei corrispettivi su tutta la filiera. Poi c’è un secondo tema cruciale: quello di avere la possibilità di incassare al di fuori del punto vendita. Vuol dire al domicilio del cliente, ad esempio: quanto un corriere consegna una merce contrassegno. Ed oggi l’incasso a domicilio, con accredito sicuro e immediato, transita per un mobile-pos o un pay-by-link. Sa cosa vuol dire questo? Vuol dire allargare il perimetro del proprio business.


Questa cassa non ha più confini, per parafrasare Paoli…

In un certo senso è così! Ma c’è ben di più: il grande vantaggio della digitalizzazione dei pagamenti è che abilita allo sviluppo dell’e-commerce e del social-commerce, ovvero del marketing su social-network. Mentre i grandi brand imperversano sul web con le loro forze o sulle maxi-piattaforme dei tech-giant, tanti piccoli protagonisti possono oggi vendere in proprio, e sul proprio virtual shop, i propri prodotti. Certo, non è un processo facile e immediato, ma crea nuovi casi d’uso da manuale.


Cioè?

Cioè la digitalizzazione, nelle sue formule di maggiore efficienza, permette di creare nuovi casi d’uso con pagamenti in mobilità o a distanza e di vivere una vera omnicanalità. O ancora, attraverso il social e-commerce, crea nuove opportunità di scambi, di servizi e quindi nuove opportunità di business, senza le costrizioni dei canali e degli strumenti analogici tradizionali, che non permettono lo sviluppo.


Ma che futuro vede per il vostro mercato, ed anche per Nexi?

Innanzitutto vedo un ruolo di straordinaria importanza per il sistema. Noi creiamo efficienza. Se posso passare al tornello pagando automaticamente è efficienza; se posso pagare alla cassa o sul tablet evitando di digitare ogni volta i dati… è efficienza. È già così per molti, dovrà esserlo per tutti: dunque, abbiamo enormi margini di crescita. Secondo me, i veri cambiamenti che noi abiliteremo nella società non sono tanto di natura tecnologica, ma di sicurezza ed efficienza. Arriveremo prima o poi alla situazione di quei Paesi nordici nei quali in alcuni negozi non è più permesso l’uso del contante.

Ma quali possono essere i trend dello sviluppo futuro del vostro mercato?

Ricordando al volo il boom, epocale, dei pagamenti tramite smartphone instore, cresciuti nel 2020 dell’80% in media e del 140% per Nexi, direi che i nuovi trend saranno molti, e tutti sorprendenti, ma gliene indico volentieri i tre che, per noi di Nexi, rappresentano una sicura frontiera di sviluppo. Innanzitutto i cosiddetti “pagamenti invisibili”: il concetto cioè di pagare un prodotto o servizio senza mettere mano al portafogli, allo smartphone o altro. Fino ad oggi questa tipologia di pagamento era possibile solo per acquistare servizi, in particolare di sharing: car sharing, scooter sharing o, più tradizionalmente, il Telepass. In Italia, è nato il primo negozio fisico basato solo sui pagamenti invisibili, realizzato da Nexi: si tratta di VivoGreen, a Terni.


E poi?

Senz’altro i dispositivi wereables. Stando alle proiezioni di mercato, nel 2022 il mercato dei wereables potrebbe spingersi fino a 73 miliardi di dollari dai 26 miliardi del 2018. Si tratta di “tecnologia indossabile”, ossia orologi, bracciali, anelli dotati di appositi chip Nfc per abilitare i pagamenti. Al momento in Italia ci sono gli Apple Watch, gli smartwatch compatibili con Samsung Pay e Google Pay, gli smartwatch Garmin e i fitness tracker di Fitbit. E poi gli SmartPos: già esistono e già sono disponibili sul mercato ma, in futuro, amplieranno ulteriormente il numero e la tipologia di servizi che offrono agli esercenti. In pratica si tratta di Pos evoluti, basati su sistema operativo android, che Nexi ha portato in Italia in esclusiva nel 2018. Sono dotati di un vero e proprio Store, come gli smartphone: nello store ci sono delle app che l’esercente può scaricare sullo Smartpos.

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