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La criptovaluta entra
anche nelle piccole banche

Villavera Exchange permette alle realtà istituzionali finanziarie minori di offrire da subito ai loro clienti la possibilità di comprare e vendere centinaia di criptovalute, grazie alla sua flessibilità

Victor De Crunari
La criptovaluta entraanche nelle piccole banche

Cresce in tutto il mondo la domanda di investimenti in criptovalute, e molte piccole istituzioni finanziarie, incluse banche di piccole e medie dimensioni, non sono pronte per rispondere alla nuova esigenza.

È nata per questo Villavera Exchange, una piattaforma che permette alle piccole realtà istituzionali finanziarie, spiazzate dalla velocità di affermazione del fenomeno, di offrire da subito ai loro clienti la possibilità di comprare e vendere centinaia di criptovalute. «Villavera Exchange è un’Otc desk» dice Matteo Cannavera (nella foto), fondatore e Ceo di Villavera Capital che l’ha realizzata in partnership con la compagnia di crypto-custodia Nexinter, «cioè una piattaforma che offre servizi di scambio tra valute fiat e criptovalute. Siamo in grado di custodirle in modo sicuro, e in ogni caso anche assicurati contro il rischio di attacchi hacker». Il servizio offre una doppia facilità d’uso: per le istituzioni finanziarie che decidono di avvalersene, e per i clienti retail.

Villavera Capital ha stretto una partnership con Nexinter per la custodia di valute fiat e criptovalute

«La piattaforma è nata con l’idea di poter offrire un servizio alle piccole e medie case finanziarie di investimento attive nel wealth management, e a piccole banche che hanno il compito di gestire i soldi dei clienti» spiega Cannavera, «tutte realtà che spesso non sanno come gestire l’aumento della richiesta di criptovalute da parte dei loro clienti. È sufficiente una semplice integrazione Api con i nostri server. Quando il cliente retail ordinerà, per esempio, alla sua banca di comprare bitcoin, l’istituto chiederà in real time a Villavera di eseguire l’operazione, senza che il cliente lo sappia».

Il target di Villavera Exchange è dunque molto definito: «puntiamo sugli istituti finanziari che hanno già portafogli clienti cui hanno bisogno di offrire servizi cripto» insiste Cannavera, «sono ancora indietro con la tecnologia necessaria e non hanno né il tempo né le conoscenze per poter costruire un servizio del genere».

Una platea piuttosto affollata, di cui probabilmente fanno parte anche istituti non così piccoli. Ma il vantaggio di Villavera Exchange per le piccole realtà è la sua estrema flessibilità. «Siamo una startup e quindi siamo più flessibili di quanto non possano essere altre aziende più grosse che sono concentrate a servire grandi banche» evidenzia il Ceo di Villavera Capital, «possiamo soddisfare i bisogni di una piccola agenzia finanziaria da 20 milioni di euro anziché di un gigante da 20 miliardi». La piattaforma è poi di facile utilizzo anche per i clienti finali: «Il primo passo è depositare una valuta fiat su un conto Villavera, simile a un home banking» precisa il Ceo di Villavera Capital, «si possono utilizzare euro, dollari o sterline. A quel punto il cliente retail può comprare Bitcoin o altre criptovalute, grossomodo le prime 300 per capitalizzazione, che possono poi essere riconvertite in valuta».

Il ramo di investimenti della società sta lavorando inoltre al lancio di ulteriori prodotti strutturati denominati in criptovalute per consentire alle istituzioni finanziarie tradizionali di ottenere un’esposizione al settore degli asset digitali. «Nei prossimi mesi, aspettatevi di vedere i prodotti Isin con le nostre strategie di trading come asset sottostanti» dice Cannavera.

La partnership con Nexinter riveste un ruolo di primo piano nell’operazione. «Ci consente non solo di servire il mercato europeo sfruttando le licenze esistenti» sottolinea il Ceo di Villavera Capital, «ma anche di offrire servizi tech aggiuntivi ai nostri clienti come tokenizzazione, market making, custody e digital token offerings, di cui Nexinter e la sua parent company, NextHash, sono pioneri del mercato. Villavera si prepara cosi a diventare una “full service firm” nel mondo degli asset digitali». Grazie ai servizi di NextHash, Villavera Exchange è dunque in grado di ampliare la sua attività agli Nft, i Non fungible token, un altro fenomeno in piena espansione. «Sono token che forniscono la rappresentazione digitale unica di un dato oggetto, virtuale o fisico» precisa Cannavera, «sempre più utilizzati nell’arte, nella musica, nello sport anche dalle squadre di calcio (Milan incluso, ndr). Una volta la proprietà di un’opera d’arte era certificata dal timbro di un notaio, ma oggi questo può essere sostituito dalla moneta digitale, che quando viene creata tramite programmazione ha un codice unico, e quindi certifica la proprietà di un bene».

Villavera Capital è stata fondata all’inizio del 2019 come società di gestione patrimoniale privata focalizzata su asset digitali e progetti legati alla blockchain. Il fondo detiene licenze come fondo regolamentato nelle Isole Vergini Britanniche e negli Stati Uniti ed è aperto solo ad investitori accreditati.

Grazie a Nexthash, Villavera Exchange è in grado di ampliare la sua attività anche ai non fungible token

«Siamo nati come fondo di gestione patrimoniale che si concentra esclusivamente sulle criptovalute» racconta il Ceo, «stiamo cercando di mantenere il fondo di gestione per una cerchia di investitori privati accreditati, e al contempo di muoverci da pura gestione finanziaria a offerta di servizi sempre nel campo delle criptovalute, con Villavera Exchange». La scelta dei Paesi dove proporre la nuova piattaforma dipende anche dallo sdtato dell’arte della legislazione in materia di criptovalute, ancora lacunosa e spesso del tutto assente.

«Le criptovalute sono un fenomeno ancora nuovo» rimarca Cannavera, «molti governi non sanno ancora cosa sono e quali regole applicare. Per questo stiamo puntando su Paesi come la Svizzera, Liechtenstein e Singapore, e su piazze finanziarie come quella di Londra che hanno già creato leggi specifiche. In Italia non c’è nulla, in Svizzera invece le leggi ci sono ed è quindi possibile costruire qualcosa attorno a quelle leggi. Operare in un Paese senza una legislazione espone a rischi molto maggiori».

Un caso a parte è quello degli Stati Uniti, che almeno per quanto riguarda le legislazioni sulle criptovalute così uniti poi non sembrano: «Anche negli Stati Uniti sta aumentando la richiesta di questi prodotti, ma nonostante abbiamo già clienti pronti ci muoviamo in punta di piedi» conclude il Ceo di Villavera Capital, «il problema è che le leggi differiscono da Stato a Stato, bisogna soddisfare le legislazioni di 50 Stati diversi e non è semplice».

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