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Perché parlare tanto di un rapper?
La politica si smarchi dalle trappole

Sergio Luciano
Perché parlare tanto di un rapper?La politica si smarchi dalle trappole


L’articolo 3 della Costituzione lo scrive a chiare lettere, dal ’47: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La  legge Zan s’iscrive tranquillamente in questo solco. Verrebbe da dire: banalmente. Letto l’articolo 3 della nostra carta nazionale, qualsiasi legge che precisi e dettagli le implicazioni di quella “pari dignità sociale”, esplicitando che non si può discriminare nessuno per il sesso o per altro, è nel giusto. Pleonastico? Forse: ma “melius abundare”. Discriminare non significa avere le proprie opinioni e fare scelte private conseguenti (sono vegano, non mangio carne). Significa imporre al prossimo le proprie opinioni: "Sono vegano, se tu mangi carne ti butto fuori dall'ufficio". Non si preoccupino i detrattori della legge Zan. Ribadirà l'ovvio, ridimensionerà qualche testa calda e volgare e purtroppo non frenerà i delinquenti dementi e attaccabrighe.
Dunque un personaggio dello spettacolo – che non citiamo neanche nel titolo – dice cose ovvie urlandole come sempre e trova dei fessi, che registra premeditando di sputtanarli, i quali da fessi si fanno registrare a farfugliare pretese impresentabili, da lecca piedi del potere quali sono. E vengono sputtanati.
Meritorio ma neanch’esso da sopravvalutare l’operato del Codacons, che ha ricordato al mondo come l’odierno santificabile rapper ha nel suo recente passato ben tre canzoni omofobe: ma non è neanche questo il punto vero.
il punto vero però è infatti che il rapper non va preso sul serio, con buona pace dei suoi 20 milioni di follower. Non va preso sul serio neanche dimostrando quanto sia opportunista e dedito solo all’egolatria e al suo portafoglio. Ma non andrebbe preso sul serio neanche se non fosse protervo e opportunista, egolatra e dedito al suo portafoglio.
Altro è un like altro è un voto altro è un consenso profondo. I fenomeni deformanti e demenziali della Rete sono questi e ben altri, si può dire siano appena cominciati. Un cretinismo diluviale che ci sommergerà tutti, ma per favore: poi torna il sole. Un rapper oggi è sugli altari, domani è già sparito.
Qualche anno fa un comico di mediocre livello fondò un movimento pseudopolitico basato sulle maleparole e per il resto senza capo né coda. Oggi quel movimento, che pure è al governo, è in avanzato stadio di decomposizione. La storia non fa sconti: né agli insetti né ai rapper. Basta restare calmi. Non è sempre domenica per la melma della stupidità o dell’opportunismo protervo e gaglioffo. Vi ricordate le sardine? No, vero?
Però la politica si smarchi dalle trappole. La destra: perché non si deve dire che il 51% degli italiani è omofobo. E’ una palla. E chi si ritrova tra i piedi un demente, un caporaletto locale, che blatera propositi omicidi hitleriani ai danni di un proprio eventuale figlio gay, deve semplicemente espellerlo, senza se e senza ma. Quanto alla sinistra, se crede di recuperare il vuoto di valori e di ruolo sociale in cui si è confinata asserragliandosi nei salotti e abiurando al suolo compito storico di tutela dei non-garantiti, anche oggi che non sono più tute blu, non s’illuda di recuperare consensi col politicamente corretto, che ha già stufato tutti.
P.S.: qualche demente – locuzione indeclinabile per genere – si è già lamentato/a per “La vacinada”, felicissima intuizione comica di Zalone, che irriderebbe al genere femminile alludendo a tette scese e caviglie gonfie. Ebbene, siamo pronti, noi dell’altro genere, a offrire in sacrificio la nostra prostata e la nostra ipoacusia, per citazioni satiriche controbilancianti. Ma non moriremo scimuniti dal politically correct.
 
 

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