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APPROFONDIMENTI - in collaborazione con CONFPROFESSIONI

Politiche attive, qualcosa si muove

Al tavolo con le parti sociali il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, accelera sulla riforma degli ammortizzatori sociali e punta a ridisegnare il sistema delle politiche attive del lavoro. Ma qualsiasi iniziativa non può prescidere da una reale semplificazione

Giovanni Francavilla
Politiche attive, qualcosa si muove

Universalità delle tutele e semplificazione delle procedure di accesso. Comincia a prendere forma il progetto di riforma sugli ammortizzatori sociali, che si aggancia a una rivisitazione organica degli strumenti di politiche attive. È il primo dossier aperto dal ministro del lavoro, Andrea Orlando, ai tavoli di confronto con le forze sociali - che vede la partecipazione di Confprofessioni quale unica parte sociale riconosciuta del settore delle libere professioni - per imprimere una svolta alle politiche del lavoro che oggi devono fare i conti con i profondi cambiamenti strutturali del mercato del lavoro imposti dalla pandemia.

«Apprezziamo il metodo di confronto con le parti sociali e condividiamo la road map del ministero del Lavoro», afferma il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, sottolineando che «l’emergenza Covid non dà tregua e bisogna agire subito per una semplificazione delle procedure che passa attraverso un modello unico di cassa integrazione e uno snellimento delle comunicazioni». La sfida è piuttosto impegnativa, perché il quadro normativo degli ammortizzatori previsti per far fronte all’ emergenza Covid si presenta estremamente complesso tra disposizioni legislative, interpretazioni di Inps e Ministero del Lavoro. Basti pensare che dal 12 marzo 2020 a oggi sono stati emanati dall’Inps 35 atti, tra circolari e messaggi, senza contare le disposizioni interne, i vari comunicati stampa e le Faq sul tema.

Secondo Stella serve «un cambio di passo che può iniziare dagli strumenti previsti per l’emergenza, ma che, a regime, dovrà portare ad una snellimento e una armonizzazione di procedure e tempistiche per accedere a tutti gli ammortizzatori sociali. Non possiamo pensare ad una ennesima riforma se le procedure gestionali non saranno snelle, semplificate e non soggette a continui cambiamenti, ma soprattutto occorre che tutti i lavoratori, a prescindere dalle modalità con cui svolgono l’attività lavorativa, possano disporre di strumenti che li tutelino nei momenti di difficoltà».

Se la riforma degli mmortizzatori sociali è il primo obiettivo del ministro Orlando e delle parti sociali, il bersaglio grosso è la riforma delle politiche attive. Finora i numerosi livelli di gestione delle politiche attive del lavoro hanno infatti creato numerosi problemi di coordinamento e di efficacia delle azioni.  Secondo Stella «È fondamentale un maggiore collegamento tra politiche passive e politiche attive del lavoro, valorizzando il ruolo delle parti sociali e facendo leva sulla loro conoscenza del mercato del lavoro di riferimento. Le sinergie che possono essere realizzate tra fondi di solidarietà e fondi interprofessionali rappresentano un elemento di assoluto rilievo strategico».

Il decreto Sostegni apre (finalmente) ai professionisti

I contributi a fondo perduto del nuovo decreto Sostegni arriveranno anche ai professionisti e lavoratori autonomi con fatturato fino a 10 milioni e con perdite del 30% nell'ammontare medio mensile del 2020 rispetto all'anno precedente. Il via libera del Consiglio dei ministri al provvedimento che sblocca 1,5 miliardi di euro a favore di professionisti e partite Iva è stato accolto con soddisfazione dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Per oltre un anno ci siamo battuti in tutte le sedi politiche e istituzionali per far valere il diritto dei liberi professionisti, al pari delle altre attività economiche, a veder riconosciute le perdite subite a causa della pandemia e ora finalmente le nostre richieste sono state accolte», ha commentato Stella. «In una fase economica così allarmante il Governo Draghi riesce a dare prova di equità e coesione sociale per assicurare a tutti i soggetti economici, indipendentemente dalla forma giuridica, parità di trattamento». Qualche dubbio rimane invece sulla dotazione finanziaria di ulteriori 1,5 miliardi di euro per l’esonero contributivo, che potrebbe non essere sufficiente a coprire la platea dei professionisti iscritti alle Casse di previdenza privata.

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