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APPROFONDIMENTI

Di padre in figlio
si tramanda la crescita

Lo screening della Liuc Business School conferma la solidità finanziaria delle imprese familiari: merito di una strategia a lungo termine improntata sulla continuità dell'azienda

Riccardo Venturi

Le imprese familiari sono la spina dorsale della nostra economia. La loro grande forza è ben rappresentata dai vincitori della decima edizione del premio Di padre in figlio, promosso dalla Liuc Business School: Rummo, l’azienda di maestri pastai di Benevento, e Cantine Ferrari, la realtà vitivinicola del gruppo Lunelli di Trento. La prima, fondata nel 1846, ha un fatturato di circa 100 milioni di Euro ed è guidata da Cosimo Rummo e dal figlio Antonio, con cui si arriva alla sesta generazione. La seconda, fondata nel 1902, fattura oltre 100 milioni e fa capo alla famiglia Lunelli, giunta alla terza generazione con i cugini Matteo, Marcello, Camilla e Alessandro.

Ma la forza delle imprese familiari emerge anche dall’analisi delle numerose candidature arrivate per il premio – realizzato dal centro della Liuc su strategic management e family business con il sostegno di Credit Suisse e Kpmg e il contributo di Mandarin capital partners - sottoposte ad uno screening che ha portato a 64 casi da sottoporre al giudizio della giuria. La raccolta e l’analisi dei dati è stata affidata al team di Fabula, il Family business lab della Liuc. Le imprese sono state valutate in termini di performance sulla base di parametri fra cui la crescita del fatturato, la redditività e la solidità finanziaria.

«Abbiamo incontrato imprese dalle ottime performance spesso lungo tutte e tre le dimensioni anche in questo periodo particolarmente difficile» dicono Valentina Lazzarotti e Salvatore Sciascia, co–direttori di Fabula e professori ordinari della Liuc, «le ragioni delle buone performance, una sorta di decalogo del family business, sono da ricercare in una serie di elementi derivanti dalla compresenza di famiglia e impresa». Alcune ragioni sono quindi di natura esclusivamente familiare, come i valori e il dialogo in famiglia. Altre sono di natura squisitamente aziendale, come la chiarezza e la formalizzazione delle scelte strategiche, la costruzione di un portafoglio di business sinergici, la tendenza all’innovazione continua e l’orientamento internazionale. «Infine, una terza categoria di ragioni, a cavallo fra la famiglia e l’impresa, è riferita alla governance aziendale» aggiungono Lazzarotti e Sciascia, «l’adozione di efficienti strumenti e organi di governo, l’attenta pianificazione del passaggio generazionale, la chiarezza dei ruoli e l’apertura del capitale, del CdA e del management».

Non basta: le imprese familiari hanno anche dimostrato di resistere meglio alla crisi pandemica, secondo una survey lanciata sempre da Fabula nello scorso dicembre. Hanno partecipato 182 imprese italiane, per l’86% familiari, ovvero imprese la cui maggioranza del capitale è detenuta da una famiglia. Hanno risposto Pmi con un fatturato inferiore ai 50 milioni, appartenenti a svariati settori. Le imprese familiari si sono rivelate più solide e stabili. In particolare a lamentare problemi di liquidità è stato nel 2020 il 35% delle aziende familiari contro il 56% delle non familiari; una forbice che si allarga ulteriormente nelle previsioni per il 2021, il 25% contro il 60%.

Le imprese familiari, inoltre, se da un lato hanno coinvolto maggiormente le nuove generazioni - oltre i 50% dei rispondenti nel 2020, mentre conta di farlo nel 2021 il 59% - dall’altro hanno dato maggior spazio a manager non familiari nel 2020, in circa il 30% dei casi, ma la percentuale prevista sale al 35% nel 2021. Le aziende familiari sono anche più ottimiste: oltre il 60% si attende infatti un aumento del fatturato estero nel 2021, mentre le non familiari si fermano al 53%.

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