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STORY LEARNING

La fabbrica delle startup
inventa la vita del futuro

Connessi, digitali, condivisi, ma anche coinvolgenti: saranno così i servizi che utilizzeremo domani nella nostra quotidianità. Dopo la fusione con Planet Smart City, li sta sviluppando Djungle Studio

Marina Marinetti

Si definiscono «un team di creativi dall’anima tech». Il customer development lo mangiano a colazione. Condividono la voglia di immaginare e re-immaginare ciò che esiste già e sviluppare soluzioni che vogliono risolvere problemi comuni. E sono startup builder «per la gioia di aziende, investitori e venture capital». Si chiamano Giulietta Testa e Alessandro Nasi e hanno dato vita a Djungle Studio, una startup factory «coi superpoteri, che crea nuovi mondi e capovolge realtà».

Insomma, inventano il futuro: digitale, condiviso e connesso. La loro è una startup a lieto fine. O a lieto inizio, dipende da come la si guarda. Una premessa è d'obbligo: non ce ne voglia il lettore, ma quando si parla di startup, non si riesce a evitare di inciampare negli inglesismi. Cercheremo di essere chiari, dunque. Nati nel 2017 semplicemente come Djungle, startup (cioè impresa esordiente) esperta di customer engagement (ovvero il coinvolgimento del consumatore) e gamification (quindi la ludicizzazione), che ha saputo innovare il settore retail (ossia il commercio al dettaglio) ripensando la customer loyalty (in altre parole la fedeltà del consumatore) con clienti del calibro di Flying Tiger Copenhagen, la catena di negozi di oggettistica low cost, (economica) nel 2019 avevano già raggiunto il break-even (vale a dire il pareggio) e a gennaio di quest'anno hanno fatto il salto di qualità: con una exit (la vendita delle quote attraverso cui un imprenditore esce dall'investimento fatto) da manuale, sono stati acquisiti da Planet Smart City.

Per capirci (e qui la smettiamo con le traduzioni, ma non con l'inglese): Planet Smart City è la proptech company leader globale nello smart social housing che progetta e costruisce quartieri in Paesi con elevato deficit abitativo: in Brasile, in India, ma anche in Italia, dove Planet Smart City collabora con gli sviluppatori immobiliari in progetti di smart social housing, appunto, come Redo, SeiMilano e lo Scalo Greco-Breda nel capoluogo lombardo. E, grazie ai 100 milioni di euro raccolti da investitori istituzionali e privati, ha intenzione di lanciare progetti per un totale di 44.500 unità abitative da qui al 2025.

L'unione tra real estate e tecnologia consentirà un'esperienza di vita al cittadino completamente diversa

E Djungle Studio? «Individueremo bisogni che non hanno ancora soluzione, connessioni e interazioni esistenti che possono essere innovate grazie al digitale e alla creatività Djungle. Insomma: creeremo startup», risponde sicuro Alessandro Nasi. Che non è certo alla prima esperienza imprenditoriale: eHub, Newbiquity, DevinCloud sono creature sue, da co-founder o da azionista. Oltre a Djungle Studio, ovviamente. «Abbiamo industrializzato il processo di sviluppo delle startup», dice: «dalle idee che generiamo fino al lancio sul mercato». Il che è compito ben diverso da quello dell'incubatore, che invece seleziona startup già esistenti sul mercato per inserirle all'interno di un programma di crescita: «Noi le creiamo da zero. Le fabbrichiamo. Le idee arrivano dall'interno del team, vengono sviluppate sempre all'interno del team e vengono lanciate sul mercato da noi. Il nostro prodotto sono le startup: siamo uno startup builder».

Nessun apporto esterno, se non quello finanziario. Che ormai, grazie alla fusione per acquisizione con Planet Smart City, è diventato interno. «Il nostro asset più importante è il team», sottolinea Giulietta Testa, che con Alessandro Nasi ha condiviso tutti (o quasi) i progetti imprenditoriali. Ex giornalista e (ancora) violinista, grazie alla sua passione per la tecnologia ha messo insieme un team di una ventina di altrettanto appassionati sviluppatori, esperti di engagement, Ux & service designer (qualunque cosa siano) e data scientist. E non crediate chi si tratti necessariamente di "pischelli": «Abbiamo sempre investito su figure senior perché la nostra idea da subito è stata quella di scalare, andare veloci e avere ai posti di combattimento le persone giuste. Nel team copriamo tutte le competenze: dalla creatività al service design, fino alle strategie di marketing. Vogliamo essere autonomi e facciamo un continuo scouting di potenziali idee di business, che poi seguono un flusso di validazione a livello sia quantitativo che qualitativo».

Per dirla come la presentazione ufficiale, "la cultura e metodologia lean (cioè agile) incentrata sul customer development (ovvero lo sviluppo della clientela) garantiscono che ideazione, validazione e costruzione dei nuovi prodotti o soluzioni digitali avvenga in maniera efficace in termini di tempo, effort (vale a dire lo sforzo) e feedback (in pratica la risposta) immediato; l’asset (che poi sarebbe la risorsa) tecnologico che consente di testare con Mvp rapidi e costruire soluzioni desiderate velocemente e flessibilmente". Capito tutto? Forse sapere che Mpv sta per minimum viable product, cioè "prodotto minimo funzionante", aiuta a chiarirsi le idee: «Banalmente», interviene in nostro soccorso Giulietta Testa, «la valutazione viene effettuata già su numeriche di mercato. Il target - obiettivo - dell'applicazione non devono essere i proverbiali quattro gatti. E poi andiamo sempre a prediligere idee sulle quali c'è una vision - qui la traduzione non serve - forte».

Fin qui la teoria. La pratica? «All'inizio di aprile abbiamo lanciato Mammt, servizio di food delivery a sorpresa che consegna a domicilio il pranzo, sano e gustoso come quello che, appunto, solo mammt' sa fare. È in fase Mpv e, ottimizzando su base territoriale le consegne, permette di avere partner logistici locali». In questo caso a Torino, dove si trova il quartiere generale di Djungle Studio. Sempre in fase Mpv è Booksoap, "l'app per i lettori che adorano le sfide". C'è da scommettere che la gamification, in questo caso,  è protagonista. «Stiamo studiando anche una sorta di home sharing for life, con un circuito che permette di scegliere dove andare a vivere volta per volta». Insomma, si parla sempre di sharing economy.

D'altra parte, il succo della fusione con Planet Smart City è proprio questo: «Il futuro si basa sulla condivisione», conferma Alessandro Nasi. «La nostra missione - con la "e" finale - è quella di migliorare la vita delle persone che abitano nelle città. Come? Con servizi innovativi. Applichiamo la stessa metodologia che impieghiamo per sviluppare le startup per nuovi prodotti e servizi da integrare nel programma digital delle città che Planet Smart costruirà. L'unione tra real estate e tecnologia consentirà un'esperienza di vita al cittadino completamente diversa: potrà monitorare il consumo energetico, pagare le bollette direttamente dall'app, accedere ai servizi condivisi». Insomma: chi si somiglia si piglia. Specialmente se in ballo c'è da inventare il futuro.


https://djungle.io/

info@djungle.io

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