Quantcast

FRANCHISING E NUOVE IMPRESE

Tutta la resilienza della rete

Il comparto del franchising è quello che sta reggendo meglio. Perché, come sottolinea il nuovo segretario generale di Assofranchising Alberto Cogliati, «è come vivere in una grande famiglia»

24 Aprile 2021

Marina Marinetti
Tutta la resilienza della rete

Alberto Cogliati

Altro che crisi. Nell’ultimo decennio il franchising in Italia, è cresciuto, in media, del 2% ogni anno, creando circa 37.000 nuovi posti di lavoro. Ad oggi l’intero sistema occupa più di 217.000 addetti, che contribuiscono a generare oltre 26 miliardi di fatturato, circa l’1,3% del Pil italiano. E durante la pandemia il franchising è stato il settore del commercio più resiliente in assoluto. «Il sistema franchising in tempi di crisi regge perché si basa sulla condivisione. Che significa anche supportare gli affiliati con una serie di iniziative pratiche e concrete che durante il primo lockdown hanno consentito di fare fronte all’eccezionalità dell’evento», conferma a Economy Alberto Cogliati, da gennaio nuovo segretario generale di Assofranchising, dopo 30 anni di carriera in aziende nazionali, internazionali e quotate, tra le quali Engel & Völkers Italia, Pirelli RE Franchising e Tree Real Estate. «Nella mia vita professionale ho sempre lavorato in team e in sistemi di rete al cui interno esistono dinamiche di massa critica, economia di scala e una filosofia di condivisione», dice.


Lei ama dire che abbracciare il franchising è come vivere in una grande famiglia.

Sì, e per farlo occorrono entusiasmo e confronto, oltre al senso di appartenenza e riconoscibilità. Il franchising non comporta solo uno scambio tra “fornitore e cliente” ma instaura un perfetto equilibrio tra le due componenti del sistema, azienda e imprenditore. Queste caratteristiche ne confermano l’esempio virtuoso, soprattutto in tempi incerti quali sono quelli che ci troviamo a vivere. L’affiliato deve essere un attore protagonista con l’obiettivo di non smettere mai di crescere - pena la perdita di competitività - e i suoi successi rappresentano il successo di tutta l’azienda.

Nel suo nuovo ruolo di segretario generale di Assofranchising si pone come obiettivo il compito di ampliare e consolidare il network di associati e di definire le linee strategiche dell’associazione in un anno che appare decisamente sfidante. Specie ora, in tempi di Covid. Il franchising si è dimostrato particolarmente. Come sono stati supportati gli affiliati in questo periodo?

Fornendo le linee guida per poter usufruire degli ammortizzatori sociali previsti dai diversi Dpcm, creando piattaforme digitali per sopperire alle chiusure degli spazi fisici e proseguire nell’attività di business. Peraltro, queste iniziative hanno riguardato tutti i settori dove si opera in franchising. Aggiungo anche il fattore umano...

In che senso?

I franchisor hanno intensificato la cura delle relazioni dei rapporti umani dando supporto informativo, investendo in pubblicità (altro elemento importantissimo) e incentivando gli affiliati attraverso riunioni di formazione, ovviamente in modalità digitale.

Tra mettersi in proprio e affiliarsi, conviene affiliarsi, insomma.

Assolutamente si. In momenti di crisi essere da soli significa assumersi molti rischi. Fare rete, al contrario, permette di confrontarsi in modo più sistematico consentendo di semplificare le nuove problematiche che si presentano. Ma questo vale anche in momenti di normalità, perché l’affiliazione supporta sia a livello B2B – quindi tra franchisor e franchisee – sia B2C, ovvero tra franchisee e cliente. Quest’ultimo è il caso delle piattaforme create ad hoc per permettere di proseguire con la propria attività durante i vari lockdown.

Quali settori tirano di più e quali traineranno in futuro?

Ad esclusione dei settori oggetto di chiusura da parte dei Dpcm del Governo, le aziende trainanti sono quelle che sono riuscite a reinventarsi durante il 2020. Quelle che sono riuscite ad abbracciare i cambiamenti imposti dalla pandemia, utilizzando la tecnologia per stare vicino ai propri affiliati rafforzandone il rapporto. Questo è un discorso che vale per tutti i settori: certamente alcuni hanno sofferto più di altri però in generale la capacità di “cambiare pelle” ha premiato e premierà anche in futuro.

In Italia il franchising ha una storia antica, ma non è sviluppato quando lo è all’estero. Come mai? Questo presuppone che ci sarà un forte crescita nel futuro?

In Italia il franchising sconta una retaggio culturale sbagliato che non ha ancora saputo cogliere del tutto le effettive potenzialità: noi come Associazione – e quest’anno compiamo 50 anni quindi siamo nati quando il franchising ha iniziato a svilupparsi in Italia - puntiamo proprio a sollecitare questo cambio culturale che permetta di guardare all’affiliazione commerciale come a una vera forma di imprenditorialità, peraltro molto apprezzata dalle donne, sempre in posizione debole quando si parla di lavoro come ci ricordano anche i recenti dati Istat di dicembre. Rappresenta una soluzione per stare sul mercato in modo competitivo, confrontandosi all’interno di un team e riuscendo a fare margini.

Soprattutto in tempi di crisi diventa un’ulteriore opportunità.

Validissima per quelle persone che vogliono ricominciare partendo da sé stesse. Che, arrivate a un punto stagnante della loro vita professionale, decidono di rischiare in proprio affidandosi a una rete che li aiuta e sostiene. Il futuro del lavoro è strettamente connesso al franchising e alle sue potenzialità di fare impresa facendo rete. È la soluzione giusta per affrontare una nuova sfida lavorativa e imprenditoriale. E Assofranchising è impegnata in questo 2021 nel promuovere questa cultura (che nel mercato Usa invece è ben presente): è l’unica associazione italiana a rappresentare il franchising del nostro Paese nel mondo, partecipando alla European Franchise Federation, di cui è socio fondatore, e al World Franchise Council, con incontri, scambi di idee e informazioni con gli altri Paesi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400