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Tutti i segreti per farsi finanziare
in un libro che parla del C-Factor

Giancarlo Barbarisi, 53 anni, dei quali più di 25 passati a fianco delle imprese. Ceo di Ism (Impresa Sviluppo e Management), e formatore, ha procurato ai suoi clienti oltre 140 milioni di euro tra finanziamenti europei, pubblici e bancari.

Alessandra Lucarini
Tutti i segreti per farsi finanziarein un libro che parla del C-Factor

 
Giancarlo Barbarisi, 53 anni, dei quali più di 25 passati a fianco delle imprese. Ceo di Ism (Impresa Sviluppo e Management), e formatore, ha procurato ai suoi clienti oltre 140 milioni di euro tra finanziamenti europei, pubblici e bancari.
Spiega in questa intervista il sistema preciso che ha usato con oltre 700 imprenditori per aiutarli ad ampliare la propria azienda già esistente oppure ad avviarne una nuova.
Barbarisi, questo suo sistema lo ha chiamato “C-Factor” in un recente, omonimo libro. Di che si tratta?
“E’ il fattore necessario per capire come presentare una domanda di finanziamento alla banca o alla Pubblica Amministrazione e per scrivere il business plan di un’idea imprenditoriale. Senza sapere cosa bisogna fare e come bisogna farlo è praticamente impossibile ottenere un finanziamento dalla P.A. o da una banca.  Ho scritto il libro con tecniche di comunicazione particolari che spingono il lettore ad avere il massimo coinvolgimento e a tenere sempre alta la curva d’attenzione al fine di comprendere i meccanismi sottostanti la richiesta di un finanziamento. I corsi di formazione che erogo agli imprenditori sono fondati su queste tecniche”.
Ci spieghi su che cosa si fonda il C-Factor.
“Innanzi tutto, sulla comprensione di quello che c’è scritto in un bando di finanziamento per le imprese. Secondo poi, sulla redazione del business plan il quale va scritto in base a certe caratteristiche”.
Quali?
“Deve essere chiaro e privo di personalismi perché l’imprenditore tende a vedere le sue idee e basta: lui ci mette il cuore, io lo rendo logico e razionale”.
Si spieghi meglio.
“Serve per capire se l’idea di business sta in piedi oppure no.
Deve essere scritto bene, in un italiano comprensibile, utilizzando pochi termini tecnici e, possibilmente, senza usare inglesismi o termini strani o sconosciuti. Chi legge il nostro business plan è un essere umano il cui cervello detesta le cose complicate: quindi, limitare il più possibile l’utilizzo di acronimi e l’uso di un glossario. L’obiettivo è: renderlo leggibile e, soprattutto, comprensibile. Questa è la mia specialità: rendere semplici le cose complicate. Infine, il business plan deve presentare un’altra caratteristica molto importante: deve essere veritiero, riportare le fonti che devono essere autorevoli. Perché la cosa più importante di un’idea di business e dell’imprenditore che l’ha avuta è una sola: la credibilità”.
Quali sono i fondi attualmente disponibili per le aziende?
“Dall’agenda 2014/2020, chiusa il 31 dicembre scorso, sono avanzati circa 55 miliardi destinati alla crescita e allo sviluppo. Attualmente, stiamo gestendo i c.d. “residui” ossia i soldi che sono “avanzati” perché non sono stati utilizzati.
In conclusione, quanti miliardi di euro ci sono disponibili?
“Al momento, ci sono ancora parte dei soldi della “vecchia” agenda 2014-2020 ai quali vanno aggiunti altri miliardi di euro della nuova agensda 2021-2027. A tutti questi, vanno aggiunti i soldi del “recovery Plan” di cui si parla tanto. In totale, circa 300 miliardi. Euro più, euro meno.”.
Le aziende stanno tentando di contrastare la crisi e lei le aiuta?
“Sì, è vero. E, in questi ultimi mesi, ho avuto tantissime richieste per nuove iniziative imprenditoriali, un più 30%”.
Quali sono le caratteristiche che piacciono all’Europa, e che quindi più facilmente ottengono i finanziamenti?
“Gli obiettivi prioritari dell’Europa sono la digitalizzazione e l’aumento dell’occupazione. Il green è un altro obiettivo prioritario. Gli obiettivi prioritari “fanno punteggio” nel momento in cui si va a chiedere un finanziamento alla Pubblica Amministrazione. Per, esempio, il fotovoltaico, lo smaltimento dei rifiuti inquinanti o il riciclo di materiali sono considerati elementi di preferenza nella concessione di un finanziamento (ma qui entriamo nel capitolo dell’economia circolare)”.
Le banche passano per essere un po’ più ostiche.
“E’ una leggenda metropolitana. Io ho chiesto alcuni finanziamenti alla mia banca, Unicredit, e, finora, ho ottenuto il 100% di successo sulle richieste effettuate”.
Ci sono anche nuove opportunità per le donne?
“Ho dedicato un intero evento lo scorso 28 marzo alle donne che vogliono fare o che già fanno impresa. Si tratta del “DonnaLab” al quale hanno partecipato circa cento imprenditrici collegate in diretta livestream. L’evento, come tutti gli altri, è nato anche dalla collaborazione con Paola De Marinis, la mia socia da quasi vent’anni, e si rivolge alle donne che vogliono fare business. Allo stato attuale, nel nostro Paese, solo il 22%, pari a un milione e 370mila persone, sono imprese al femminile”.
E quali sono i bandi destinati alle donne?
“C’è il bando Nuove Imprese a tasso zero gestito da Invitalia. Lo scorso 27 gennaio sono state apportate alcune importanti modifiche che saranno operative dal prossimo 19 maggio. Questo bando prevede anche contributi a fondo perduto fino al 20%, la copertura finanziaria degli investimenti fino al 90% e finanzia idee di business da 50mila euro fino a un milione e mezzo. Inoltre, è stato modificato anche il tempo di restituzione del prestito che, ora, avverrà in dieci anni. Infine, la nuova versione del bando è stata ampliata ai cinque anni precedenti la costituzione dell’attività. L’obiettivo finale è chiaro: bisogna far fronte alle rinnovate richieste dell’imprenditoria femminile, che è particolarmente creativa e, in questo momento, in particolare fermento”.
 

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