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«La funzione pubblica scoprA Il risk management»

Non sono i controlli che rallentano l’utilizzo dei fondi europei. Anzi: la digitalizzazione e l’applicazione di metodologie di misurazione dei rischi aiuterà anche la gestione dei fondi del Recovery Plan

Sergio Luciano
«La funzione pubblica scoprA Il risk management»

Alessandro Cencioni, managing director di Protiviti

Quella “fuga dalla firma” dei burocrati che il premier Draghi aveva stigmatizzato nel suo primo intervento da capo del governo fuori da Palazzo Chigi, intervenendo all’assemblea della Corte dei Conti, minaccia di rallentare o comunque disturbare la spesa dei miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?  Oppure, a volerlo cercare, il modo per gestire la conciliazione tra efficienza di spesa e controlli qualitativi e di congruità esiste già, funziona, ed è applicabile anche al Recovery? A poter rispondere con cognizione di causa sono forse più di ogni altro oggi in Italia gli uomini di Protiviti, la multinazionale della consulenza strategica per il Risk e Project Management che è riuscita negli ultimi anni – lavora anche per la Pubblica amministrazione da un lustro – ad aggiudicarsi la consulenza per i controlli sulla spesa dei fondi comunitari di due amministrazioni centrali, 9 regioni e 2 provincie autonome. “Sì, lo spazio su cui oggi siamo molto concentrati è la gestione dei fondi comunitari – conferma a Economy Alessandro Cencioni, managing director di Protiviti Government Services – e lo facciamo semplicemente replicando nel mondo pubblico, con le opportune modifiche, competenze e criteri da sempre applicati dal mondo privato. E posso dire che sì, quella quadratura del cerchio tra spesa dei fondi europei e controlli tipici del Risk Management si può fare!”.

Sì: ma in che modo?

Risposta complessa, ma ci provo. Partendo però da lontano. Protiviti ha fondatori dalla lunga esperienza ma è in sé una realtà giovane, che opera nella Pubblica amministrazione da soli cinque anni. Questo ci rende liberi da vincoli, trascorsi, relazioni di vecchia data. Affacciandoci in questo mercato abbiamo incontrato strutture dedicate ai controlli già attive, ma come in un mondo sommerso, sovraccarico di lavoro ed oneri. Strutture che a fronte del previsto enorme aumento dei volumi dei processi e delle transazioni da verificare - e sapendo quanto sono labour intensive – c’è da domandarsi come potranno coprire quest’esigenza di competenze e risorse dedicate all’accresciuta attività…

Ma c’è il digitale!

Sì, darà una grande mano. Non a caso è un tema cardine del PNRR. Con due obiettivi fondamentali: digitalizzare i processi senza riprogettare i controlli, ovvero già immaginandoci che dovranno essere fatti  attraverso sistemi e procedure di rendicontazione automatici: una Next Generation anche su questo fronte. Intelligenza artificiale, machine learning, data mining e la robotica potranno fare la differenza.

Non le sembra che sia pericoloso affidarsi a controlli automatici in un sistema così regolato e esposto alle frodi?

No, le macchine permetteranno di focalizzarsi sulle eccezioni. Non a caso, e a me ha colpito molto, nell’ambito della guidance dell’Unione europea elaborata a supporto del Next Generation Ue si fa riferimento alla necessità di avere un database unico sui flussi di denaro del piano. E’ un criterio che in fase di progettazione e controllo del sistema di spesa bisognerà avere ben chiaro in mente. Al Mef ne sono consapevoli ed è con questo approccio che hanno strutturato gli attuali sistemi informativi.

Protiviti si è aggiudicata la consulenza sulla spesa dei fondi comunitari di nove regioni e due provincie autonome

Bene. Dunque la situazione è sotto controllo?

Per quanto può esserlo nell’attuale fase, ancora precoce. Come tutto si svilupperà non è ancora dettagliato ed evidente. Diciamo che le linee-guida della Commissione si ispirano all’attuale schema di funzionamento del controllo nell’ambito dei fondi europei strutturali, quelli ricorrenti nelle programmazioni. Non abbiamo ancora certezze, ma - soprattutto in ambito controlli - non mi aspetto grandissime deviazioni da quel modus operandi.

Ma, anche alla luce del lavoro che state facendo con le Regioni, che idea vi siete fatti dei motivi per cui l’Italia ha speso finora così male i fondi europei?

Non sono convinto che il problema sia nei controlli. Penso piuttosto che sia nell‘attivazione dei meccanismi di spesa: la burocrazia frena quelli. Il sistema europeo dei controlli, sotteso anche al Regolamento del Recovery Plan europeo,  è costruito su un’impalcatura e su strutture ispirate ai modelli internazionali, su tre livelli: controlli sul campo, affidato a chi eroga i fondi; audit interno alle strutture; certificazione dall’esterno. Quindi c’è spazio anche per l’attività indipendente di verifica, su base campionaria, delle funzioni di controllo che vengono svolte sul territorio e che accompagnano sempre i processi di erogazione. Ma in questo schema, a mio modo di vedere, è essenziale una compiuta digitalizzazione, per recuperare ulteriore efficienza ed efficacia.

Qual è il ruolo di una società di consulenza come Protiviti, in questo quadro?

Siamo una riserva di competenze che possiamo fornire con flessibilità, dove serve. Poi c’è una seconda componente, quella dell’affiancamento più operativo agli staff della Pubblica amministrazione e del  trasferimento - direi quasi per osmosi -  delle competenze: assistere gli uffici nel pianificare le proprie attività, definire metodiche e  gli strumenti attraverso i quali svolgere le attività, raccoglierne i risultati, sintetizzarli, analizzarli. Nella Pubblica amministrazione è fondamentale la programmazione e noi l’affianchiamo anche in questo, sempre con la nostra specializzazione che è molto focalizzata sul controllo, grazie all’esperienza maturata sul campo con soggetti pubblici che hanno affrontato insieme a noi il passaggio da una logica del controllo “a norma” a quella del Project e Risk Management.

Ci sono esperienze internazionali di riferimento?

Mi vengono in mente le Olimpiadi di Londra. Il  Comitato Olimpico aveva istituito una struttura dedicata all’analisi e alla mappatura dei rischi molti anni prima dell’evento in modo da coprire con quest’attività anche la progettazione dei giochi, e la valutazione di tutti gli impatti sociali ed economici connessi, compresa la stima del beneficio possibile, applicando metodologie di Risk Management come fanno le aziende private, quando elaborano i loro piani strategici, valutando rischi e minacce legati al raggiungimento degli obiettivi. Ebbene: questo approccio nella Pubblica Amministrazione italiana non esiste. Noi crediamo che applicare le metodiche del Risk Management al PNRR per migliorarne il monitoraggio e aumentarne la trasparenza, possa dare grandi benefici in termini di efficacia. Misurare il rischio significa conoscere qual è il rischio effettivo che non si raggiunga l’obiettivo prefissato, esattamente quello che chiede la Commissione europea per il Pnrr.

Che spazi individua per la consulenza nella gestione del Pnrr, anche alla luce di qualche recente polemica?

A fronte di carichi e flussi di lavoro così impegnativi, la consulenza può iniettare competenze con  quella flessibilità necessaria per affrontare lo stress organizzativo al meglio.

Applicare le metodiche del risk management al pnrr restituirebbe grandi benefici a livello di efficacia

Ma non sarebbe ancora più importante svecchiare i ruoli della Pubblica Amministrazione?

E’ un tema che ci sta molto a cuore. Peraltro a molti giovani piace l’idea di lavorare nella Pubblica Amministrazione dopo un adeguato percorso formativo. Anche noi come Protiviti abbiamo raccontato – proprio su Economy – i risultati interessanti anche in questo senso sono emersi dell’esperienze del nostro Lab. Ma c’è un punto assolutamente centrale per l’amministrazione pubblica coinvolta nel Pnrr: la necessità che le attività di controllo siano affidate a strutture, interne ed esterne,  tecnicamente capaci e dedicate.  In questo senso lanciamo un’idea da realizzare nel breve: un tavolo tecnico di confronto e approfondimento sul modello dei controlli più efficiente, uno spazio in cui pubblico e privato possano dialogare su come rendere questi controlli efficaci ma anche sostenibili, cioè tali da non rallentare i meccanismi di spesa e di rimborso previsti per il Pnrr che nel caso delle tranches successiva alla prima, lo ricordiamo, sono a consuntivo.

Già: ma come?

Ispirandosi a chi l’ha già fatto. Esistono significative esperienze internazionali a cui si aggiungono competenze ed esperienze maturare dalla macchina amministrativa, con l’assistenza tecnica di consulenti specializzati come Protiviti. Il nostro obiettivo è quello di avere al tavolo i decisori e i tecnici che già si occupano di questi problemi nel mondo pubblico, per riflettere su come costruire rapidamente una macchina dei controlli efficace ed efficiente. In una logica di servizio, in cui Protiviti si mette a disposizione come facilitatore di processo .

Interessante: qualche spunto?

Guardi, più di uno. Li abbiamo raccolti in un sito che abbiamo destinato a questo tema (https://www.audit-riskmanagement4pa.com/pnrr/). Lo alimentiamo da tempo, è un vero e proprio osservatorio sulla Pubblica Amministrazione e sui temi del controllo, della sicurezza informatica e dell’anticorruzione ed ha già un contenitore dedicato esclusivamente al Pnrr, dove raccogliamo notizie da tutta Europa.

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