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sustainability & circular economy - focus agricoltura sostenibile

L'agrifood riparte da parma

Quello della sostenibilità è un filo rosso che si ritrova in tante proposte di “Food project”, l’iniziativa lanciata dall’Università di Parma per rafforzare le competenze di eccellenza nel campo della ricerca e della didattica. Ecco come

15 Aprile 2021

Riccardo Venturi

Un hub europeo riconosciuto nel campo dell’alta formazione e ricerca sull’alimentare, con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità. È l’Università di Parma, che forte della collocazione strategica al centro della Food Valley si pone come punto di riferimento in materia di alimenti e nutrizione, anche grazie alla collaborazione con Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede nella stessa Parma. Quello della sostenibilità è un filo rosso che si ritrova in tante proposte di “Food project” (http://www.foodproject.unipr.it/), l’iniziativa lanciata dall’ateneo per sistematizzare e rafforzare le competenze di eccellenza nel campo della ricerca e della didattica, e per promuovere la loro interazione con imprese e centri di ricerca. «La sostenibilità ambientale della produzione agricola e alimentare diventa una sfida da affrontare con sempre maggiore urgenza» dice il Rettore dell’Università di Parma Paolo Andrei (nella foto), «un terzo del cibo prodotto a livello globale viene perso o sprecato, evidenziando un grave problema di efficienza. In uno scenario globale, caratterizzato dal calo della produzione e dall’aumento dei prezzi alimentari, anche ridurre lo spreco sarà una necessità».

Al fine di preparare professionisti adatti a fare fronte alle sfide del futuro mercato  globale in ambito alimentare, compresi gli srorici corsi di studio in Scienze e Tecnologie Alimentari e Scienze Gastronomiche, l’Ateneo di Parma propone 5  corsi di studio triennali e 8 magistrali in Area Food, tra i quali i recenti Design per il sistema alimentare e la sostenibilità, una laurea magistrale come Produzioni animali innovative e sostenibili, e molte competenze sulla sostenibilità fanno capo al Dipartimento di scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale. «Abbiamo poi, ormai da più di due anni, fondato la Scuola di studi superiori in alimenti e nutrizione» sottolinea il Rettore, «che coordina tra l’altro l’International summer school on food sustainability e il Master in food city design, entrambe attività ad elevata specializzazione nel settore. La summer school è nata nel contesto del progetto sul food con una connotazione molto forte sui temi della sostenibilità: la prima edizione dello scorso anno è stato un grande successo sia in termini di partecipazione che di apprezzamento per il lavoro svolto. Anche quest’anno abbiamo ricevuto molte iscrizioni a livello internazionale, il che dimostra che queste tematiche hanno sempre di più una valenza formativa e educativa molto importante, anche se purtroppo si svolgerà, come l’anno scorso, in modalità online per i motivi che ben conosciamo».

L’International summer school on food sustainability e il master rientrano nel progetto di alta formazione “Sostenibilità alimentare: da problema globale a opportunità di sviluppo socio-economico regionale”, interamente finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, e coinvolgono non solo docenti universitari di livello internazionale ma anche rappresentanti del mondo della produzione primaria e dell’industria.

L’offerta formativa dell’università di Parma prevede anche collaborazioni inter-ateneo e con le aziende del territorio

Una caratteristica distintiva dell’approccio dell’Università di Parma al tema del cibo è la multidisciplinarietà. Food project coinvolge tutti i docenti dell’ateneo che sono attivi nel campo degli studi sugli alimenti, intesi nella loro accezione più ampia: biologi, microbiologi, chimici, nutrizionisti, medici, tecnologi, ingegneri, agronomi, veterinari, economisti, giuristi, umanisti, tutte competenze di alto livello già espresse nell’area food, che hanno contribuito all’eccellenza scientifica e didattica. «Il significato di Food project è proprio quello di coordinare tutte le attività che in ambito food sono realizzate a Parma» mette in evidenza Andrei, «il cuore delle attività è nell’ambito del dipartimento di Scienze degli alimenti e del farmaco, ma anche in tutti gli altri Dipartimento ci sono molte iniziative sia formative sia di ricerca che attengono alle tematiche del food. Il progetto ha l’ambizione di mettere insieme tutte le competenze sia in ambito tecnologico sia in ambito di nutrizione e sanitario, e anche con le discipline umanistiche, economiche, giuridiche e sociali. Questo per fare in modo che tutte le iniziative abbiano un loro coordinamento, e per aprire quindi la possibilità della ricerca interdisciplinare, che è uno degli elementi essenziali per lo sviluppo della conoscenza». L’offerta formativa dell’Università di Parma prevede anche collaborazioni inter-ateneo e con proiezione internazionale, con corsi di laurea realizzati insieme agli altri atenei dell’Emilia-Romagna (Food safety and food risk management) e con quelli di Bolzano e Udine (Food sciences for innovation and authenticity). «Crediamo profondamente in una dimensione che travalica i confini dell’università di Parma» rimarca il Rettore, «ci siamo aperti per poter svolgere un ruolo importante nella formazione sia di primo che di secondo livello. E per quanto riguarda il terzo livello, a partire dal Dottorato in Scienze degli Alimenti, numerose sono le opzioni dell’offerta di Ateneo. Anche in questo contesto la Scuola di studi superiori  di alimenti e nutrizione sta svolgendo un’attività intensa anche in collegamento con le realtà aziendali del territorio».

C’è inoltre la stretta collaborazione con Efsa. «Pur nel rispetto dell’autonomia che deve caratterizzare l’operato dell’Autorità, sia a livello scientifico sia di formazione il rapporto è costante» afferma Andrei, «testimoniato dalle iniziative formative che abbiamo realizzato insieme, oltre che dal coordinamento dello sportello Europass voluto dalla Regione Emilia-Romagna con la collaborazione degli atenei regionali e con il coordinamento universitario della nostra università».

Last but not least, l’Università di Parma è molto attiva anche sul versante della cooperazione internazionale. «Da anni siamo impegnati con un nostro centro universitario dedicato proprio a questo tema» spiega il Rettore, «costituito diversi anni fa per avere un atteggiamento propositivo e costruttivo con diverse reti universitarie che operano in paesi a “basso reddito”, con un’attenzione particolare sia ai temi della formazione che della ricerca sempre in contesto universitario». Il food project punta molto l’attenzione sui temi del diritto al cibo e allo stesso tempo della sicurezza alimentare, non solo per i paesi “ricchi” ma anche per quelli a “basso reddito”, dove le problematiche si intersecano con le tematiche sanitarie e sociali. Tanto più che la pandemia ha fatto emergere con forza problematiche che riguardano non solo la sostenibilità ambientale, ma anche aspetti socio-sanitari. «Siamo impegnati profondamente, anche con i nostri dipartimenti di discipline umanistiche, sul tema degli squilibri purtroppo ancora presenti a livello mondiale in termini sociali, e sullo stesso tema del diritto al cibo» conclude Andrei, «nel tentativo di individuare strumenti di sviluppo economico che possano favorire l’adozione di politiche di welfare più estese, eque e inclusive».

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