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sustainability & circular economy - focus agricoltura sostenibile

Quelle buone pratiche
che impattano sulla qualità

Per Mutti la sostenibilità è il prerequisito essenziale per poter ottenere prodotti di livello superiore. Che significa rispettare la natura, ma anche riconoscere il giusto valore al lavoro nei campi

Riccardo Venturi

Tanti consumatori in Italia e in altri 95 Paesi scelgono i prodotti Mutti, accettando di pagare un po’ di più per avere una garanzia di qualità. È proprio per raggiungere l’eccellenza che l’azienda di Parma ha abbracciato in tempi non sospetti le pratiche della sostenibilità, sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale.

Nel primo caso si tratta di scegliere uno stile di coltivazione che permette di ottenere pomodori dalle caratteristiche superiori, mantenendo allo stesso tempo inalterate le proprietà nutritive dei terreni su cui crescono. Nel secondo di curare i rapporti con gli agricoltori, anche assicurando prezzi superiori a quelli di mercato in cambio di un impegno scrupoloso e attentamente monitorato, e facendo in modo che le condizioni di lavoro dei raccoglitori siano dignitose. «La sostenibilità l’abbiamo sempre letta prima di tutto in termini di continuità del nostro business» dice Ugo Peruch, direttore del servizio agricolo Mutti, «abbiamo chiaro in testa che dobbiamo preservare la naturalità delle nostre coltivazioni, quasi 9mila ettari da Ferrara a Alessandria e nella Capitanata, a nord della Puglia: ogni anno facciamo delle indagini per verificare che non venga messa in discussione».

I tre stabilimenti Mutti, quello di Montechiarugolo, sede storica dell’azienda, e quello di Collecchio entrambi nel parmense, dove nascono i prodotti più caratteristici del marchio: polpa, passata e concentrato, e quello di Oliveto Citra nel salernitano dedicato alla produzione delle varietà tipiche del Sud come il pomodoro lungo e il ciliegino, realizzano oltre 500mila tonnellate di derivati del pomodoro utilizzando materia prima 100% italiana. «Abbiamo a che fare con circa 750 coltivatori» spiega il direttore del servizio agricolo Mutti, «che aderiscono a 10 organizzazioni dei produttori al Nord e 10 al Sud, da cui acquistiamo circa 6 milioni di quintali di pomodoro. La promozione di metodi di coltivazione sostenibili nasce dall’esigenza di preservare la fertilità dei terreni».

Ugo Peruch: «la sostenibilità l’abbiamo letta prima di tutto in termini di continuità del nostro business»

Per questo, sia nella pianura padana che in Puglia, tenuto conto delle peculiarità locali, sono nati i disciplinari di produzione sostenibili di Mutti. «Si basano sui principi delle buone pratiche agricole» rimarca Peruch, «con un corretto avvicendamento delle colture e una rotazione almeno quadriennale: il pomodoro non può tornare sullo stesso terreno tutti gli anni, avvicendare le colture comporta una serie di vantaggi dal punto di vista della fertilità dei suoli. Inoltre raccomandiamo l’uso di ammendanti organici come il letame, una grande ricchezza di cui disponiamo in abbondanza nella zona di Parma, perché è legata alla produzione del Parmigiano Reggiano».

È questa una fortuna caratteristica del parmense, enclave particolare rispetto al resto dell’agricoltura europea, perché nonostante i sostegni governativi spingano verso la specializzazione è riuscita a mantenere insieme allevamento e coltivazione, con benefici reciproci. «Un altro aspetto alla base della sostenibilità è il monitorare la presenza di nutrienti e dell’umidità del terreno», sottolinea il direttore del servizio agricolo Mutti: «il 70% della superficie coltivata a pomodoro viene irrigata con sistemi a goccia intorno alle file delle piante». Mutti è stata tra l’altro la prima azienda in Italia, e tra le poche al mondo, ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione per ridurre l’impronta idrica dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito, avvalendosi del supporto scientifico del Wwf Italia e del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, riuscendo non solo a raggiungere il traguardo fissato fin dal 2010, ossia la riduzione dell’impronta idrica della filiera del 3%, ma a superarlo raggiungendo il 4,6%.

Ogni anno Mutti seleziona i 40 migliori produttori premiandoli con un extraprezzo più alto della media

«I nostri disciplinari sono ispirati alle linee guida definite dall’Organizzazione interazionale per la difesa biologica e integrata» evidenzia Peruch, «che mette in pratica quello che viene definito Integrated Pest Management, previsto anche dalla strategia dell’Ue Farm to fork che fa parte del Green new deal. Tutte tecniche che cercano di utilizzare i mezzi della produzione e tutelare le risorse naturali in una logica di sostenibilità, evitando tutti gli impieghi che non sono giustificati: facciamo il possibile per mitigare l’impatto ambientale e valorizzare gli elementi naturali». A queste pratiche consolidate si è aggiunta una nuova frontiera, quella dei cosiddetti strumenti di supporto alle decisioni. «Utilizziamo capannine meteo intelligenti che raccolgono dati climatici» dice il direttore del servizio agricolo Mutti, «e grazie a modelli matematici prevedono lo sviluppo della coltura e quello delle possibili malattie, per capire se è necessario intervenire. Con uno spinoff dell’università cattolica di Piacenza, Horta, abbiamo sviluppato uno strumento di questo tipo che si chiama Pomodoro.net (www.horta-srl.it/portfolio-item/pomodoro-net). Anticipare i tempi degli interventi significa anche ridurli al minimo indispensabile: Horta ha calcolato una riduzione del 18% dei trattamenti su una specifica malattia, la peronospera. Il progetto life Agrestic ha invece misurato un abbattimento dell’impronta di carbonio del 13%, considerando anche il risparmio di acqua, nutrienti, gasolio». La strada che porta alla qualità per un’azienda di prima trasformazione è fatta anche del rapporto con i coltivatori. Questo ha spinto naturalmente Mutti verso una filosofia di sostenibilità Esg, che all’attenzione verso l’ambiente affianca quella sociale. «Abbiamo combattuto con tutte le armi la banalizzazione di questo prodotto» incalza Peruch, «per avere una qualità migliore, siamo sempre stati disponibili a dare qualcosa in più a chi ce la forniva. Siamo partiti molti anni fa con la festa a fine campagna con pane, salame e lambrusco, in cui i coltivatori un po’ per scherzo facevano la gara su chi era stato più bravo. Poi nel 1999, 21 anni fa, è nato il premio Pomodorino d’oro, che nel 2015 abbiamo portato a Expo: selezioniamo i 40 migliori produttori, che ricevono un premio che parte dal 15%, decrescente fino al quarantesimo, per premiare la qualità». Si sono poi aggiunte tutta una serie di iniziative, come i premi sulle migliori consegne del giorno. «Tirando le somme, paghiamo i nostri produttori mediamente intorno al 13% in più rispetto alla media del mercato che ricaviamo da dati statistici del distretto del pomodoro», nota il direttore del servizio agricolo Mutti, «è il nostro modo di comunicare ai fornitori quel che vogliamo: più colore, più sapore, frutti integri e sani».

Mutti si è data da fare anche sul piano sociale per quanto riguarda le condizioni di lavoro dei raccoglitori. «Spesso il settore è associato a pratiche di utilizzo non lecito della manodopera, abbiamo cercato di farcene carico anche se le dimensioni del problema vanno ben oltre le capacità di un’industria» puntualizza Peruch, «abbiamo lavorato sulle azioni che sono nelle nostre mani. Dal nostro punto di vista la raccolta meccanizzata, che per noi è obbligatoria su tutte le colture tranne che sul San Marzano di cui si raccoglie la bacca tutti i giorni, è la base per limitare il ricorso ai lavoratori stagionali. Le macchine richiedono un’organizzazione stabile, gruppi di lavoro affiatati di 3-5 persone, le condizioni di lavoro sono meno sacrificate perché lo sforzo fisico è molto più limitato».

Il risultato delle pratiche sostenibili di Mutti è la qualità. «Ci deve essere una differenza, chi prende questo prodotto è convinto che sia superiore» scandisce Peruch, «colore, aroma, sapore devono dare un qualcosa in più che gratifichi il consumatore. Quando i nostri venditori devono argomentare un aumento di prezzo a un cliente non hanno mai remore ad aprire tre bottiglie o tre scatole e mostrare la differenza di quello che c’è dentro. Dobbiamo sempre essere dalla parte dell’eccellenza, e questo ci viene bene, grazie alla quantità di controlli sui prodotti e alla nostra specializzazione. Non per niente 2 famiglie su 3 in Italia comprano Mutti».

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