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sustainability & circular economy - focus agricoltura sostenibile

L’occhio elettronico rende il cibo più sicuro

Nel cuore dell’Emilia, nel parmense, Raytec Vision è la prima azienda ad aver unificato ispezioni ottiche e radiogene. E oggi esporta le sue macchine all’avanguardia in 60 Paesi del mondo

Maddalena Bonaccorso

Si chiama Curiosity, come il rover su Marte. E proprio come il rover su Marte scruta attentamente dove l’occhio umano non arriva... dall’insalata a cozze e gamberetti. Eh già, perché Curiosity è il nome di una selezionatrice ottica multi spettrale, che opera nella regione all’infrarosso. È solo uno dei 1760 macchinari all’avanguardia di Raytec Vision, che nel parmense, coi suoi 50 dipendenti, 30 collaboratori e un fatturato che si aggira intorno ai venticinque milioni di euro, porta la tecnologia avanzata al servizio della sicurezza alimentare con le sue selezionatrici ottiche per materie prime e prodotti processati e ispezionatrici a raggi X per prodotti confezionati esportati in circa 60 Paesi del mondo. Che ora, appunto, grazie a Curiosity sono impiegate anche nel settore ittico: «Le macchine vengono installate direttamente sui pescherecci, e questo consente un enorme risparmio sia di tempo in mare (abbiamo calcolato che si può risparmiare un 80% di permanenza sui pescherecci) che, di riflesso, di inquinamento», spiega a Economy Raffaele Pezzoli, il ceo.

Siete partiti come start-up e ora, dopo vent’anni, siete leader del settore.

L’avventura è iniziata dal mio desiderio di mettere insieme due settori del controllo qualità, quello delle ispezioni ottiche e quello radiogeno che allora – ma in gran parte ancora oggi - erano mondi completamente separati. Raytec è stata la prima azienda a unificare i due processi. Da lì, siamo quasi subito entrati in società con la storica “Rossi e Catelli”, poi diventata Cft, con la quale abbiamo proseguito in quello che era il nostro mondo, cioè il controllo sicurezza alimentare delle conserve e del processo.

Non c’era posto migliore dell’Emilia per occuparsi di alimentare.

Specializzarsi nei prodotti processati, per noi che viviamo in Emilia, era quasi un dovere, dato che le principali aziende sia di meccanizzazione industriale che di processo vero e proprio sono collocate in quest’area.

Beh, avete vinto la scommessa.

Sono stati due decenni entusiasmanti, che hanno permesso a tutti noi di mandare avanti un’azienda fresca, giovane, con una struttura “piatta” e dalle competenze trasversali: il nostro collante è la passione, il nostro tesoro è il capitale umano, tutti i collaboratori che hanno sposato il nostro progetto e la cui età media è 37 anni. Quello del controllo qualità in campo alimentare è un settore complicato, quasi fantascientifico, un settore che usa luci invisibili al nostro occhio, che deve elaborare le immagini in movimento, che deve inventarsi sempre nuove tecniche per essere all’altezza delle esigenze di qualità e di sicurezza dei tempi contemporanei. Senza innovazione, senza ricerca e senza passione non saremmo mai arrivati a questo livello.

Gli apparecchi di Raytec Vision operano nell’agroalimentare, ma anche sui pescherecci e nelle industrie di surgelati

E nel 2016 siete entrati pure nel mondo dei surgelati.

Esatto, dopo aver raggiunto ottimi risultati nel campo degli alimenti processati abbiamo deciso di “aggredire” il mercato dei nostri vari competitor proprio nel loro settore, quello dei surgelati. Abbiamo introdotto per primi un concetto di design industriale funzionale all’igienicità delle macchine, quindi alla facilità di pulizia e di sanificazione con il minor uso possibile  di prodotti chimici e di acqua, immettendo sul mercato Dryce: una selezionatrice ottica a telecamere di altissima risoluzione che esamina il prodotto riuscendo a scartare difetti di colore, prodotti marci e corpi estranei anche dello stesso colore del prodotto buono. In più, a macchina tende a sporcarsi poco e quindi inquina poco. Da lì in poi abbiamo proprio cambiato anche l’idea della nostra azienda, il logo, la brand identity, e il design delle macchine. Tanto che dopo quattro anni abbiamo lanciato sul mercato anche Curiosity.

Producete anche macchinari che si possono utilizzare direttamente nei campi?

Sì, abbiamo una divisione agro, che è nata dalla collaborazione con l’azienda veneta Gemini. Grazie a questa joint-venture è nata Bellavista, la prima serie di raccoglitrici con selezionatrice ottica integrata. In pratica questa macchina fa una prima selezione di prodotti in foglia direttamente sul campo, evitando sprechi e garantendo ai produttori un elevato standard di qualità e sicurezza del prodotto.

E l’export è è stagionale come il raccolto nei campi?

Diciamo che è sempre più o meno stabile, non considerando ovviamente l’ultimo periodo, cioè quello della pandemia. I nostri principali mercati sono sempre gli Stati Uniti, il Sudamerica, la Spagna e i paesi nordici. Abbiamo lavorato molto anche con la Cina, soprattutto in passato. Esportiamo comunque in circa 60 Paesi, facendo mediamente, all’anno, due macchine per ogni Stato.

Poi però è arrivato il Covid.

Il 2020 è stato molto faticoso, ma siamo estremamente soddisfatti di quanto siamo riusciti a realizzare. Mentre prima avevamo circa 20 tecnici sempre in giro per il mondo per l’assistenza al cliente e la messa in funzione delle macchine, nel 2020 abbiamo davvero dato vita all’industria 4.0 che prima era solo sulla carta. Siamo riusciti ad avviare un ottimo servizio di teleassistenza, con macchine collegate in rete e controlli interamente da remoto.

Da poco avete cambiato sede, costruendo un quartier generale green. È stato un grosso investimento, prelude a un’espansione?

Speriamo proprio di sì. Abbiamo affrontato i lavori con tre obiettivi: avere delle sale test all’avanguardia, dove ricreare situazioni industriali e dove quindi i clienti potessero vedere le macchine all’opera. Volevamo poi degli spazi dove creare e progettare, che fossero belli, tutti a vetri, dai quali si potesse vedere il passare delle stagioni e il territorio intorno a noi, per dare il meglio sul lavoro seguendo lo spirito di Olivetti. E poi volevano eliminare tutto ciò che “sentiva” di stantio e polveroso. Abbiamo eliminato scale, scaffalature, creato un magazzino automatico: in più il nostro è un green building, non consumiamo gas ma produciamo da soli la nostra elettricità. E tutti gli ambienti sono confortevoli allo stesso modo, tutti riscaldati e rinfrescati, senza differenza tra produzione e uffici. 

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