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APPROFONDIMENTI

Vincere con la multi-boutique

Essere agili e flessibili nonostante 517 miliardi di euro di asset under management: è la sfida vinta da Generali, che punta al podio mondiale del modello multi-boutique per risultati e gestione. Ecco come

Sergio Luciano

Nel 2020 i fondi attivi del Gruppo Generali sono andati benissimo: hanno sovra-performato il benchmark nell’80% dei casi e si sono posizionati per due terzi nei più elevati quartili Morningstar. «Nella fase turbolenta e incerta della crisi, è emerso il nostro Dna – spiega Carlo Trabattoni, chief executive officer dell’Asset & Wealth Management in Generali, dov’è approdato nel 2017 dopo una lunga carriera ai vertici di Schroeders in vari Paesi del mondo – Un Dna da sempre incentrato sul valore delle gestioni attive e su una solida gestione del rischio, attraverso competenze diversificate, sinergiche e su scala globale. Contemporaneamente, ha mostrato tutta la sua validità il nostro il modello d’offerta multi-boutique».

Dottor Trabattoni, ci riassume in cosa consiste il modello multi-boutique?

Partiamo da una premessa. Generali Investments è oggi un asset manager globale, con oltre 517 miliardi di euro di asset under management, la cui solida crescita è in linea con gli ambiziosi obiettivi fissati dal Piano 2021 del Gruppo Generali: affermarsi tra i primi 5 modelli multi-boutique al mondo per risultati e tra i maggiori player nell’universo dei real assets. Combina strategie di investimento tradizionali (in particolare strategie liability-driven rivolte alle compagnie del Gruppo, compagnie di assicurazione esterne e fondi pensione) con soluzioni alternative e innovative, sviluppate da boutique specializzate. L’industria dell’Asset management è infatti oggi sempre più polarizzata tra grandi operatori che puntano verso le gestioni passive e piccole realtà fortemente specializzate. Noi abbiamo scelto un’altra strada.

I modello multi-boutique combina strategie di investimento tradizionali con soluzioni alternative e innovative

Le nostre boutique hanno una propria identità, un posizionamento ben preciso nella gestione attiva e nella nostra offerta, in grado di rispondere con la massima trasversalità e verticalità alle esigenze degli investitori. Dalla sostenibilità di Sycomore alle infrastrutture di Generali Global Infrastructure (che a fine 2020 ha lanciato due fondi focalizzati su asset infrastrutturali capaci di supportare la ripresa economica europea), dal private debt di Generali Real Estate ai fondi alternative distribuiti da Lumyna (che nel 2020 ha visto crescere di circa un terzo gli Aum, ndr), sino all’approccio distintivo di Aperture o l’eccellenza di Banca Generali nel wealth management. Nell’ultimo anno abbiamo concentrato il nostro sforzo nel rafforzare la distribuzione sia nei mercati più consolidati (Italia e Francia), ma anche nei mercati che sempre più saranno prioritari (Germania e Spagna). Nel medio periodo guarderemo con concreto interesse ai mercati nordici e asiatici.


Un salto strategico e operativo complesso da gestire?

Come gruppo la sfida è stata essere agili e flessibili pur con le nostre dimensioni. Sfida vinta! Va dato merito alla lungiliranza di chi ha creduto in questo modello.


Altre acquisizioni in vista?

In realtà il nostro gruppo è già molto grande, anche se nel mondo dell’asset management ci sono gruppi ancora più grandi. Peraltro, essere in questo momento tra le braccia solide e protettive di un gruppo come le Assicurazioni Generali offre dei vantaggi non banali, nel momento in cui ci rivolgiamo al mercato esterno. Lei mi chiede se intendiamo crescere ancora per linee esterne. Le rispondo che la nostra scelta è la qualità. Vogliamo fare le cose al meglio. La quantità verrà quando sarà il momento. Il Group Ceo, del resto, ha recentemente confermato che la pressione della crisi pandemica potrebbe spingere il consolidamento del settore assicurativo e dell’asset management, ed il Gruppo intende ricoprire un ruolo attivo. Come per le precedenti acquisizioni nella nostra piattaforma multi-boutique, i nostri driver saranno l’eccellenza nelle competenze di investimento e nel livello del servizio al cliente, a supporto della redditività e della crescita delle masse di clienti terzi.


Il 1 marzo 2021 è stata avviata una riorganizzazione della business unit Asset & Wealth Management, con l’obiettivo di rendere più agile e sinergico il coordinamento tra le varie realtà. Ci spiega di più?

In sintesi è il passaggio da un’organizzazione incentrata su distinte ragioni sociali ad un modello fondato su funzioni e competenze di investimento che ci consentirà di meglio articolare la nostra offerta, molto diversificata e specializzata, di soluzioni di investimento e così rispondere alle esigenze dei clienti. Emergeranno appieno le competenze chiave presenti nella Business unit: strategie liability-driven, competenze di investimento “liquide” (trasversali a tutte la maggiori asset class, equity, reddito fisso, multi-asset e alternative), competenze “illiquide” nei real assets (boutique e team di gestione focalizzati su real estate, infrastrutture, private debt e private equity).

All'inizio di marzo generali ha avviato la riorganizzazione della business unit asset & wealth management


Il tutto con quali target?

L’asset management e la piattaforma multi-boutique saranno un pilastro fondamentale per la crescita futura di Generali, come confermato nell’ultimo Investor Day. Negli ultimi 4 anni la nostra business unit ha aumentato dal 6 al 35% la componente dei ricavi provenienti da clienti terzi e abbiamo innalzato il margine operativo dal 42% al 45%. Per fine 2021 puntiamo a raggiungere un risultato netto di 400 milioni di euro, un valore che al lancio della piattaforma multi-boutique solo pochi anni fa ammontava a 187 milioni di euro.

In che modo la business unit si relaziona col programma Fenice 190, lanciato a fine febbraio dal Gruppo Generali?

La business unit ricopre un ruolo strategico nel programma, che prevede un piano da 3,5 miliardi di euro in 5 anni a supporto della ripresa sostenibile in Europa e dell’economia reale. Oltre 1 miliardo di euro è già stato stanziato tramite 10 fondi di investimento focalizzati su infrastrutture, innovazione e digitalizzazione, piccole e medie imprese (Pmi), abitabilità green, strutture health care, educazione, con un aggiuntivo impegno annuo di 500 milioni di euro, per i prossimi 5 anni, destinati alla crescita sostenibile, attraverso fondi di investimento internazionali. Ebbene, Fenice 190 è implementato tramite la piattaforma multi-boutique di Generali Investments ed è aperto a fondi di terzi e investitori istituzionali così come a tutte le società del Gruppo. Le iniziative sono selezionate da un comitato investimenti della Business Unit Asset & Wealth Management, con esperti di real assets, sostenibilità, private markets, credito ed equity e guidato dal chief executive officer di Generali Real Estate, Aldo Mazzocco.


Concludiamo, com’è d’obbligo avendo a disposizione un interlocutore come lei, con qualche visione sul momento “macro” dell’economia e dei mercati!

La deluderò: nel rispondere a questa domanda  non si può che essere banali. Le linee della ripresa economica mondiale seguono i progressi del fronte epidemiologico e vaccinale, soprattutto in Europa. Gli Usa stanno cercando di superare questo tipo di dipendenza, in virtù di campagna vaccinale che sembrava all’inizio lenta ma che il mercato percepisce nella giusta direzione. Da noi quel che si sperava avvenisse sin dai primi mesi del 2021 diventerà tangibile nella seconda parte dell’anno, quando potremo avere anche in Europa un ritorno alla seminormalità. Con quali conseguenze per i mercati? Innanzitutto sottolinerei la rotazione in corso dai titoli growth e tech a quelli value e ciclici. Nell’obbligazionario ci si attende la possibilità che l’inflazione mostri qualche segnale di risveglio, e c’è qualche attesa di tassi più alti sulle scadenze medio-lunghe che dovrebbero riflettere la maggior crescita prevista, In realtà tutto quel che ci siamo sentiti dire su questi fermenti inflazionistici, oggi non ci porta a conclusioni facili. Da un lato, c’è un eccesso di capacità produttiva, che almeno nell’immediato dovrebbe contenere la pressione sui prezzi; dall’altro lato ci sono risparmi accumulati che forse verranno finalmente spesi. Quel che è interessante è che le banche centrali sembrano non voler reagire immediatamente a eventuali spinte inflazionistiche, coadiuvate anche dal fatto che la normalità non è ancora ristabilita. Il mercato americano, nonostante i titoli terribili dei giornali, è quello che ha offerto e offre un’elasticità importante, che si aggiunge a quel che dicevamo, cioè il roll-out della campagna vaccinale, e gli stimoli varati da Biden. L’Unione europea dovrebbe a mio avviso dare un segnale più forte, in quella stessa direzione.

Il programma Fenice 190 prevede un piano da 3,5 miliardi di euro in 5 anni a supporto della ripresa dell'economia reale in europa


E l’Italia?

Anche per il nostro Paese sarà determinante l’accelerazione annunciata della campagna vaccinale. Quando la normalità verrà ristabilita, non ho dubbi che riprenderemo a nuoverci nella giusta direzione. Prima della pandemia l’economia era in un buon momento, il costo del denaro è contenuto, lo spread si muove in un range migliore. Il messaggio che mi sento di dare ai risparmiatori è che, certo, il periodo è difficile ma stiamo vedendo la fine del tunnel. Con il piano di stimoli che verrà messo in atto sono certo che l’Italia potrà fare molto bene in un contesto in cui la domanda si riprenderà.

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