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Draghi cambi marcia sui sostegni
Lui rischia la faccia, il Paese la rissa

Sergio Luciano
Il premier Draghi cambi marcia sui ristoriLui rischia la faccia, il Paese la guerriglia

La polizia e in manifestanti ieri alle mani in Piazza Montecitorio

Va bene, benissimo, rinegoziare con la Libia quel rapporto preferenziale che l’Italia ha sempre avuto. Ma il presidente del Consiglio Mario Draghi tenga in giusta considerazione, al di là dei report che gli verranno fatti, il valore drammatico della protesta di oggi inscenata dai ristoratori in piazza Montecitorio e finita in un tafferuglio con la polizia che somigliava un po’ ad una carica. Dobbiamo aiutare il sud del mondo, dobbiamo sostenere lo sforzo libico di ritrovare un po’ di pace e un po’ di benessere, ma le sofferenze di alcuni gruppi sociali ed economici italiani oggi non sono da meno. Oggi anche noi italiani siamo in prima linea nella nuova miseria da Covid. E se non cambia le cose anche in questa direzione, per attutire sul serio il problema, Draghi vedrà presto sfumare la sua luna di miele col Paese.
Accogliere le istanze dei ristoratori, dei baristi e di tutte le altre categorie piegate dai lockdown e mai davvero risarcite non va fatto per dare implicitamente ragione allo Sgarbi di turno, ridottosi ad un arruffapopolo grillino, o alla Lega di Salvini, no: Draghi accolga le richieste dei ristoratori perché hanno ragione. E perché riconoscere concretamente queste ragioni di “questi” autonomi avrà una valenza insieme umanitaria, economica e politica.
Umanitaria, in quanto è tra quelle categorie del lavoro autonomo più legate all’economia sociale (insieme con gli albergatori, le imprese dello spettacolo dal vivo, gli organizzatori di convegni) che sta diffondendosi la povertà e la disperazione; economica, perché queste categorie potranno ripartire ma per riuscirci dovranno sopravvivere fino a quel momento, e di questo passo non ce la faranno; e politica, perché senza aiuti veri, questi italiani passeranno tutti in blocco a votare a destra. E’ vero che Draghi professa neutralità: ma di fatto, ignorandoli, la perderebbe, perché darebbe anche non volendo un forte aiuto politico alla prossima propaganda elettorale del centro-destra.
Certo: sarà oggettivamente utile al nostro Paese se il nuovo premier unitario della Libia – ammesso e non concesso – riuscirà a garantire la cosa più importante di cui avranno discusso con Draghi, al di là dei comunicati ufficiali, e cioè la prosecuzione delle azioni di contenimento dell’ondata migratoria che affluisce in Libia dall’interno dell’Africa per convergere sulle carrette del mare dei mercanti di uomini e sbarcare in qualche modo in Europa attraverso le nostre coste. Più importante purchè – ovviamente - quest’opera di contenimento sia condotta in chiave umanitaria: ma è anche una sollecitudine umanitaria, qualsiasi scemenza dicano da sinistra alcuni ideologi dell’apertura indiscriminata dei confini, quella di scoraggiare l’emigrazione economica clandestina, che è fonte di infiniti dolori innanzitutto a chi la sceglie.
Contenere l’immigrazione clandestina – che peraltro la democratica ministra Lamorgese ha fatto, da quando è al Viminale col Conte 2, in misura quantitavamente maggiore di quel che aveva fatto Salvini – toglie argomenti alla propaganda anti-migranti della Lega. L’altro argomento “di destra” è l’abbandono in cui versano molte categorie di lavoro autonomo. Tra cui quella che ieri sono state randellate dalla polizia a Montecitorio: perché si stavano scalmanando, perché cercavano la rissa? Forse. Ma anche perché non c’è stato uno straccio di sottosegretario che prendesse, a nome del governo, l’iniziativa di incontrare una delegazione.
Non è ignorando le necessità di chi boccheggia che si può concretizzare quella bella affermazione fatta da Draghi in conferenza stampa: “E’ il momento di dare soldi, non di prenderli”. Ecco: ne dia. Ma sul serio: non le briciole date finora. Il decreto ristori (un nome quasi beffardo!) l’ha trovato (male) imbastito ed avrà ritenuto che fosse meglio vararlo subito anziché rinviarlo per rafforzarlo. Ma oggi Draghi ha tutta l’autorevolezza necessaria con l’Europa per aumentare la leva sul deficit di bilancio italiano. Gli Stati Uniti faranno ristori e investimenti pari al 30% del Pil, in deficit. Draghi apprezza il modello americano. Come ha cambiato marcia sulle vaccinazioni, come ha cambiato stile sulle chiusure – di cui soffriamo, ma che sono un po’ meno cervellotiche di quelle cui ci avevano abituati – cambi marcia anche sui ristori. Ne va della sua credibilità. E’ l’ultimo asset del Paese, l’ultima carta: non la giochi male.
 
 
 

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