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FINANZIARE L'IMPRESA - NSA ECONOMY RANKING

La farmaceutica sana che non specula sul Covid

Nell’anno della pandemia non si sono visti fatturati straordinari nel comparto: è stata preferita una strategia di supporto sociale. D’altra parte, i conti erano già sani, come attesta l’Nsa Economy Ranking

Maddalena Bonaccorso
La farmaceutica sana che non specula sul Covid

L'industria farmaceutica, così come quella dei dispositivi medici, sono tra le più vitali e prosperose sia in termini di ricerca e sviluppo che in quelli di investimenti e innovazione tra tutte le realtà manifatturiere in Italia. Dai dati di Federfarma emerge un +58% di esportazione nel triennio 2017/2019, con un quasi +21% solo nell’ultimo anno e un valore globale di 34 miliardi di euro. Il primo mercato verso il quale si esporta sono gli Stati Uniti, che arrivano a coprire il 18,6% del totale di esportazioni dall’Italia. Riguardo ai numeri dell’occupazione, vengono impiegati oltre 280mila addetti in 50mila imprese: il fatturato globale è di 106 miliardi di euro. Dal canto suo, il settore dei dispositivi medici genera in Italia un mercato che vale 16,7 miliardi di euro tra export e mercato interno e conta 4.323 aziende, che occupano 94.153 dipendenti. Si tratta di un tessuto industriale molto eterogeneo, altamente innovativo e specializzato, dove le piccole aziende convivono con i grandi gruppi.

Sono 2.354 le imprese di produzione presenti nel nostro Paese, che insieme alle 1.689 aziende di distribuzione e alle 280 di servizi producono o distribuiscono circa 1,5 milioni di dispositivi medici. Delle 4.323 imprese sul territorio nazionale 3.753 sono nazionali e 570 multinazionali: il settore presenta importanti tassi di investimento in ricerca e innovazione, fondamentali per lo sviluppo della Sanità e dell’economia italiana. Import ed export sono in crescita, l’export con un +7,9% grazie al quale si supera quota 5,7 mld di euro. I principali mercati sono Usa, Francia e Germania.

Il settore, inoltre, è caratterizzato da un’occupazione altamente qualificata: il numero di donne occupate nel settore, così come quello di ricercatori, è nettamente superiore alla media generale del Paese: «Il comparto dei dispositivi medici» spiega Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici e Chief Executive Officer di Diesse Diagnostica Senese «è un’industria molto tecnologizzata, poco energivora, che inquina poco e con una produzione di altissimo livello. È quindi un comparto sul quale sicuramente in futuro si potrà puntare ancora di più di quanto già non si faccia».

La pandemia e quindi tutto l’anno 2020 non hanno portato alle aziende del comparto un aumento di fatturato, salvo per alcune realtà che producono ventilatori polmonari o dispositivi di protezione, ma questo per Boggetti è un segnale di responsabilità: «Il fatto che non si siano verificati fatturati straordinari » prosegue il presidente di Confindustria Dispositivi Medici «sta a significare il fatto che è stata scelta una strategia di supporto alla pandemia. I nostri associati, nella stragrande maggioranza, si sono dotati di un codice di comportamento sostenuto da prezzi calmierati commisurati a quello che era il mercato pre-pandemico. Nessuno ha speculato».

Riguardo al futuro, sia il settore farmaceutico che quello dei dispositivi medici hanno grandi speranze derivanti anche da quelli che saranno i piani di sviluppo legati al recovery plan e alle strategie di “convivenza” con il virus: «Abbiamo già stilato diversi piani e documenti da inviare alle istituzioni» conclude Boggetti «perché siamo consapevoli della grande importanza che i nostri comparti potranno rappresentare negli anni futuri. Dal punto di vista della sostenibilità, siamo già realtà molto sofisticate che racchiudono in termini di economia “green” tutto ciò che altri settori stanno faticosamente cercando di raggiungere. In più, abbiamo la possibilità di stare al fianco delle governance dei vari Paesi per riuscire a costruire un servizio sanitario in grado di fronteggiare le esigenze di un mondo che è totalmente cambiato e che comunque non potrà tornare come prima».

Il settore dei dispositivi medici in Italia genera un mercato che vale 16,7 miliardi di euro tra export e mercato interno e conta 4.323 aziende, che occupano 94.153 dipendenti. Si tratta di un tessuto industriale molto eterogeneo, altamente innovativo e specializzato, dove le piccole aziende convivono con i grandi gruppi. A questi numeri si affiancano quelli del settore farmaceutico e delle aziende che infialano, impacchettano ed etichettano farmaci e dispositivi. Per Economy, ha classificato queste realtà il Gruppo Nsa, il primo mediatore creditizio per le imprese italiane per fatturato, vigilato dalla Banca d’Italia tramite l’Organismo agenti e mediatori. Il rank attribuito alle aziende da Nsa che vedete nella tabella a fianco è frutto di ricerche ed elaborazione di dati commissionata  da Economy all’Ufficio Studi del Gruppo Nsa. Viene calcolato sull’analisi dei bilanci, regolarmente depositati. In particolare, l’analisi classifica le imprese per solidità patrimoniale, performance, affidabilità e redditività. Il Gruppo Nsa adotta anche in questa ricerca l’algoritmo definito dal Disa, Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università di Bologna, per l’elaborazione dell’indice nsaPmindex, indice annuale sullo stato delle Pmi italiane. E la tabella a fianco rappresenta una fotografia dello stato di salute di queste imprese, suddivise per area geografica.

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