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Toh, chi si rive(n)de

Il catalogo che ha educato gli italiani agli acquisti a distanza torna in forma digitale. Dietro al debutto c’è Storeden, tech company veneta che già detiene il 4% del mercato italiano dell’e-commerce

Marco Scotti

Chi non ricorda il mitologico catalogo di Postalmarket, che ha saputo unire gli interessi di diverse generazioni di italiani? Da una parte c’era chi riceveva la rivista per avere qualche idea in più su abbigliamento, lenzuola, stoviglie e altri accessori per la casa. Dall’altra c’erano i più giovani che usavano il Postalmarket soprattutto per le pagine centrali, quelle in cui le “modelle” mostravano qualche centimetro di pelle in più. E nell’epoca pre-internet era già una grande conquista. Il sistema di vendita per corrispondenza venne nel 1959 ad Anna Bonomi Bolchini la quale decide di usare questo catalogo estremamente voluminoso (anche 600 pagine) per raggiungere gli italiani direttamente a casa loro. Il picco viene raggiunto nel 1987 con 1,25 milioni di spedizioni e un fatturato vicino ai 400 miliardi di lire. Poi il lento ma inesorabile declino. Oggi però Postalmarket è pronto a tornare sfuttando l’enorme diffusione dell’e-commerce. D’altronde i vari Amazon o Ebay non sono anch’essi degli enormi cataloghi da sfogliare per poi acquistare e farsi mandare le merci a casa? Partendo da questo assunto, e concedendo un’anticipazione con la copertina su cui campeggia Diletta Leotta, l’azienda è pronta a una seconda giovinezza. Ad agevolare il ritorno del catalogo è Storeden, un’azienda con sede a Villorba – provincia di Treviso – che ha una storia che vale la pena raccontare.

«Nasciamo nel 2008 – ci racconta il fondatore Marco Orseoli – come web agency. Da lì la crescita è stata costante: abbiamo poi iniziato a sviluppare gli e-commerce per i nostri clienti impiegando le tecnologie più diffuse. Ci siamo prontamente accorti che la richiesta era di essere semplici e personalizzabili, per venire incontro alle soluzioni e alle esigenze di aziende di dimensioni, settori e specificità estremamente differenti. Da questo percorso è nato quindi Storeden, una soluzione cloud che permette a chiunque di creare i propri canali di vendita, sia tramite social network, sia tramite marketplace, sia nei punti cassa dei negozi fisici: una strategia omnicanale. Con noi le aziende possono in pochi minuti realizzare un ecommerce professionale sincronizzato con i migliori marketplace, la piattaforma è infatti integrata con Amazon, Ebay, Facebook e Instagram, solo per citare alcune delle realtà più note». Una realtà che si sviluppa anche grazie ad una rete di oltre 250 agenzie web tra le migliori in Italia, che hanno scelto di proporre la piattaforma ai propri clienti per supportare chi decide di utilizzare la soluzione con il marketing, ma anche con sviluppi personalizzati, in modo da soddisfare le esigenze di clienti in modo specifico. La soluzione è piaciuta al mercato, tanto che si è già aperta anche al mercato europeo. L’anno della pandemia, d’altronde, ha accelerato il processo di espansione: il volume delle vendite on line sulle piattaforme del gruppo è cresciuto del 234%. Già prima dell’emergenza Covid circa il 4% dei siti e-commerce italiani si muoveva su piattaforma Storeden (secondo il rapporto 2020 di Casaleggio Associati). Significa un “piede”, anzi un “piedone” in un mercato che lo scorso anno valeva circa 58,6 miliardi se si contano digital retail ed e-commerce. E la formula sembra essere efficace: ad oggi sono oltre 3.000 le imprese che utilizzano il software dell’azienda veneta; ciò ha portato a visitare i siti costruiti con il loro codice milioni di volte. Ma il 2020 in Storeden non sarà ricordato solo per i record di fatturato e la crescita aziendale. L’azienda ha infatti acquisito un nuovo stabile, che nel corso del 2021 diventerà headquarter unico, una sorta di cittadella dell’ecommerce con tanto di centro benessere.

L’obiettivo è di conquistare in cinque anni lo 0,5% del market share complessivo, per un valore di un paio di miliardi di euro

«Per il 2021 – aggiunge Orseoli – abbiamo in programma di incrementare la presenza all’estero. Stiamo diventando a tutti gli effetti una piattaforma internazionale con clienti in Usa, Svizzera, Francia, Spagna. Siamo già operativi in sette lingue e abbiamo una rete di partner che ci consente di coinvolgere i professionisti del web dei vari paesi per creare un network di collaborazioni».

Ma torniamo a Postalmarket. Come detto, la testimonial del primo numero sarà Diletta Leotta. L’idea è di creare una sorta di e-commerce del Made in Italy con un obiettivo ambizioso: arrivare in cinque anni a conquistare lo 0,5% del market share complessivo, ovvero un paio di miliardi di euro a valori costanti. Una missione estremamente ambiziosa – basti pensare che Amazon ha una sezione dedicata alle produzioni nostrane che ha lanciato ormai due anni fa – ma che potrebbe perfino andare in porto se si ricreasse il legame affettivo tra il catalogo e gli italiani. Come altri prodotti iconici andati in soffitta per diversi motivi, anche Postalmarket è rimasto nell’immaginario del nostro Paese. Il lancio è previsto nei prossimi mesi, rimane da capire se si manterrà anche la formula cartacea – da vedere modalità e destinatari, visto che la carta costa e internet ha fatto tabula rasa di tutti i cataloghi – o se si punterà solo sull’online. Il ruolo di Storeden dunque sarà quello di creare l’infrastruttura su cui poggerà il rilancio dell’azienda. Una missione complicata, ma i nomi che già oggi collaborano con la realtà veneta sono diversi: nel food&beverage ci sono Nardini e Melinda, nel calzaturiero Scarpa, Garmont e Pellizzari; nel beauty Star, Euphidra e Capello Point. E poi c’è anche il Bologna Calcio, oltre ai centri commerciali Supermedia.

Un altro dei temi caldi di questo nuovo scenario entro cui si muovono le vendite (online e “offline”) è quello rappresentato dall’integrazione nei processi di vendita delle nuove tecnologie. Così, chi compra online potrà avvalersi della realtà aumentata per vedere come calzi un cappotto o se il divano rischia di fare a pugni con il colore delle pareti. E chi invece si reca nel punto vendita tradizionale fornirà una grande mole di dati e potrà ricevere offerte profilate sul singolo utente. Un aiuto arriverà anche dalla nuova velocità di connessione 5G, che permetterà di gestire circa un milione di dispositivi per chilometro quadrato, almeno dieci volte tanto rispetto alla capacità dell’attuale rete. Non basta: la moda, abituata alle passerelle e agli appuntamenti dedicati alla presentazione delle nuove collezioni ora deve fare i conti con il distanziamento. Per questo le piattaforme online possono sopperire a questa mancanza, creando una sorta di showroom virtuale.

Quasi a fare da contraltare, un altro effetto della pandemia è l’accorciamento della catena produttiva e distributiva, con il risultato che l’interesse per il “local” è tornato a livelli elevati. «Abbiamo lavorato con trevisonow.it – ci racconta Orseoli – un progetto che raggruppa le attività della provincia e offre la possibilità di vendere i prodotti in un sito che crea una sorta di vetrina locale, avendo però collegati tutti i servizi di pagamento e di logistica collegati. E questo è un modello esportabile in tutta Italia. Altro trend è quello della ristorazione: con la pandemia la richiesta di cibo a domicilio è aumentata a dismisura, noi garantiamo un sistema efficace sia per le consegne che per i pagamenti».

Infine, ancora un accenno alla pandemia. «A marzo dell’anno scorso – conclude Orseoli – abbiamo registrato un’impennata di richieste, già dai primi giorni del Covid. Per questo abbiamo offerto la nostra piattaforma con 60 giorni di utilizzo gratuito. Un’iniziativa che è stata apprezzata, visto che abbiamo avuto un incremento delle registrazioni nell’ordine del 400%. I due mesi di prova “free” sono rimasti anche adesso che pure l’emergenza sembra lievemente scemata».

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