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Speciale digitale terrestre

Liberata l’autostrada pensiamo alla viabilità

Il presidente della Fondazione Bordoni, Antonio Sassano: «Gestire l’interazione tra banda larga e reti di servizio»

Redazione Web
Liberata l’autostrada pensiamo alla viabilità

“Questa rivoluzione delle frequenze della TV digitale terrestre serve a liberare una preziosa porzione di spettro elettromagnetico che gli operatori mobili hanno pagato miliardi di euro. Lo spettro è l’infrastruttura sulla quale circoleranno i servizi wireless del futuro. Una specie di super Autostrada del Sole per tutta Italia, che per ovvie ragioni deve essere neutrale, cioè non controllata dai fornitori dei servizi che utilizzeranno questa arteria vitale. Una super rete che connetterà le reti locali destinate a servire l’intrattenimento domestico di una casa privata, i processi di una fabbrica o di una struttura portuale o aeroportuale, o le attività di un ospedale o di una scuola.” A parlare in modo straordinariamente chiaro e semplice è il Prof. Antonio Sassano, grande esperto di telecomunicazioni, di fibra e di Intelligenza Artificiale, Presidente della Fondazione Ugo Bordoni, docente alla Sapienza e, a varie riprese, consulente speciale del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha parlato della necessità di garantire la banda larga per telemedicina o medicina di prossimità. È a questo che serve la banda liberata dalle Tv digitali terrestri?

Esattamente. Ma non solo. Immagini quando tutti i medici di famiglia potranno controllare, in tempo reale, i parametri vitali di tutti i propri assistiti e a come questo ci avrebbe aiutato in questa pandemia; a quando, dato un terminale a casa mia e uno in un grande ospedale, il medico potrà interagire con me come se fossimo faccia a faccia o un chirurgo operare un paziente che si trova in un altro ospedale a migliaia di chilometri di distanza. Ma esistono anche altre applicazioni, che vanno dalla rete per il trasporto senza pilota, privato e pubblico, alle industrie 4.0.

Lei fa una distinzione importante tra la rete pubblica, o meglio, neutrale centrale e reti di servizio.

Sì, è importante distinguere quello che deve essere la “spina dorsale” a banda larga del Paese, con garanzie di accesso equo, trasparenza e massima diffusione, dai servizi a pagamento o privati. In Germania molte aziende, come Bosch, BMW, Lufthansa, Siemens, stanno chiedendo al Governo di disporre di una porzione di “spettro locale” per la realizzazione di reti-servizio in grado di gestire in proprio dati e processi che circolano all’interno delle loro fabbriche o dei loro uffici di progettazione. È anche una questione di tutela della privacy e di protezione del valore dei dati. Il Governo tedesco ha messo loro a disposizione una porzione di spettro che possiamo immaginare come una nuova infrastruttura, già pronta ed in attesa di essere utilizzata, che consentirà alle grandi società di telecomunicazione ma anche agli ospedali, alle fabbriche 4.0 e all’agricoltura di precisione di realizzare quelle reti-locali che saranno una delle principali novità del 5G. Reti locali abilitate dalla grande spina dorsale in banda larga su fibra che è la priorità numero uno del Paese.


Siamo pronti per tutto questo?

Non ancora. Diciamo che il passaggio delle televisioni digitali terrestri ad altre frequenze che libera la banda larga per le connessioni wireless è un esempio di razionalizzazione dell’uso di questa immensa risorsa che è lo spettro elettromagnetico. Adesso è tempo fare un grande piano regolatore delle frequenze, coerente con gli accordi internazionali e in grado di liberare moltissime risorse. Le frequenze sono infrastrutture già realizzate. Sono “Ponti sullo Stretto” già costruiti. Come si utilizzano dipende dalla nostra capacità di regolamentarle.


È un cambiamento costoso per le televisioni

Sì, però ci sono fondi pubblici a sostenerle, già assegnati nella Finanziaria 2018. D’altronde era quasi inverosimile continuare a lasciare a disposizione di un servizio come quello televisivo, per definizione stanziale, un’infrastruttura ad altissima potenzialità mobile come la banda 700 Mhz.


E per i cittadini che si troveranno a dover cambiare televisore? Rischia di essere una spesa imprevista.

Su questo punto è bene fare chiarezza. Nel giro di 10 anni, ancora meno nel resto di Europa, le televisioni dovranno lasciare anche le frequenze che stanno per occupare. Ed è un fatto che riguarda tutto il continente, non solo noi. Da almeno 5 anni il dibattito europeo su questo tema è vibrante. Nel 2023, infatti, ci sarà una nuova conferenza dell’ITU a livello mondiale che, con tutta probabilità, avvierà il passaggio alla rete mobile 5G anche delle frequenze sulle quali si stanno trasferendo adesso le televisioni digitali terrestri. È verosimile che questo passaggio sarà fatto entro il 2030, ma forse anche prima, visto che nel 2027 scadono la maggior parte delle concessioni televisive in digitale terrestre in tutta Europa; salvo il nostro Paese, dove scadono nel 2032.

In buona sostanza la televisione smetterà di essere trasmessa in digitale terrestre. Ma i televisori smart, che molti italiani compreranno adesso per via di questo cambiamento intermedio, saranno già pronti per il cambiamento definitivo.

Quindi è una spesa di oggi che servirà anche domani.

Esatto. Inoltre, se il televisore di casa non fosse compatibile con questo primo cambiamento di tecnologia previsto nel 2021-2022, è sempre possibile acquistare un decoder, con una cifra decisamente inferiore rispetto a un nuovo televisore, che potrebbe essere addirittura integralmente coperta dal bonus offerto dal Governo alle famiglie che ne hanno necessità.                     (e.n.)

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