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sustainability & circular economy - speciale energia

Un’utility tra mercato e cittadini
che cresce insieme al territorio

L’esperienza dell’Ascopiave, quotata in Borsa e controllata da 91 Comuni delle provincie di Treviso, Belluno, Pordenone e Venezia, insegna che l’incrocio pubblico-privato può dare grandi frutti

Sergio Luciano

Uno legge che l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso ha avuto un ecografo e uno stock di strumenti chirurgici ed elettronici grazie ad una donazione di Ascopiave, e può stringersi nelle spalle e pensare: “Che sarà mai, un po’ di beneficenza”. Poi però – se si approfondisce – si constata che un’azienda come Ascopiave è controllata da 91 Comuni delle province di Treviso, Belluno, Pordenone e Venezia – oltre che da altri soci istituzionali e industriali – ai quali va dunque il 52% di un monte dividendi che per il 2019 è stato di 47,8 milioni, cioè circa 25 milioni; dunque non si tratta solo (anche, ma non solo) dell’ordinaria, edificante attività solidale di un’azienda nel suo territorio di origine, ma di un qualcosa di più profondo e sostanziale; e viene anche spontaneo il confronto di  quest’importo tornato al territorio da una sola azienda con l’intero ammontare delle erogazioni di tutte le fondazioni di origine bancaria in tutta Italia, 910 milioni per il 2019.

Insomma: ci sono tanti modi per costruire lo sviluppo territoriale, e quello di Ascopiave concilia bene, ad oggi, la redditività per il sociale con quella per il business, e con il lavoro di 500 dipendenti, più un vastissimo indotto.

Ma perché parlarne? Ha senso in quest’epoca di cambiamenti perché illumina con una nuova e diversa luce il valore del rapporto che può esserci – purchè in un contesto sano e ben gestito – tra una grande “utility” con ambizioni interregionali se non nazionali, con il suo territorio. Parlarne ha senso per farsi un’idea della risposta giusta alla domanda se sia giusto e opportuno senso oppure no salvaguardare il radicamento locale di business dalle dimensioni solitamente nazionali o addirittura sovranazionali.

Per il 2019 il monte dividendi è stato di 47,8 milioni di euro, più della metà dei quali è tornata ai comuni del territorio

«Per noi ha senso, ha molto senso», osserva Stefano Soldan, sindaco di Pieve di Soligo, il centro della provincia di Treviso (12 mila abitanti) dove ha sede il quartier generale di Ascopiave. «L’azienda – racconta Soldan – è nata negli Anni Settanta, in un territorio che si stava velocemente industrializzando, ma dove erano carenti i servizi alla cittadinanza: in particolare non c’era il metano. Venne promosso un primo consorzio di  34 comuni che si è via via esteso fino ai circa 90 comuni di oggi, tra cui anche grandi città. Ecco: questo spirito di gestione territoriale delle infrastrutture non si è mai perso. Forse proprio perché la partecipazione delle città, con un approccio pragmatico calato nei territori e nei bisogni concreti, permette ancora oggi, nonostante le sfide del mercato siano spesso portate da colossi nazionali o addirittura globali, di rispondere con forza e riaffermare la propria autonoma identità aziendale. Essere radicati nel territorio attraverso la proprietà dei Comuni permette  da sempre al gruppo di evolversi e di crescere. E questo lo vediamo con i risultati che anche nell’ultima gestione del presidente Cecconato stanno arrivando, numeri veramente importanti, sia economici che di qualità del servizio».

In sostanza, secondo l’analisi del sindaco, essere un’azienda sul territorio, dunque presidiata dai cittadini che serve, rende Ascopiave un’azienda sia “di mercato” che “di famiglia”. «Una peculiarità che la rende diversa, in meglio, dalle aziende convenzionali, tutte management, matrici, slide e numeretti – continua il sindaco - A parità di contesto, la natura di Ascopiave le permette di ottenere di più dalle persone e dal territorio, e di restituire altrettanto di più. È un’azienda con cui si può lavorare insieme: per esempio abbiamo sottoscritto pochi giorni fa un protocollo sperimentale con Ascotrade per dilazionare i pagamenti alle famiglie più bisognose, una bella iniziativa. Poi, certo: aver scelto manager capaci permette di avere anche ottimi risultati economici e di lanciare nuove sfide. Ciò detto, non sono tutte rose e fiori: io stesso, che pure apprezzo l’azienda, sono anche stato a volte critico, perché si può fare sempre di più, ma è giusto che confrontandosi siano state fatte delle scelte e affrontati dei problemi che diversamente non sarebbero stati neanche presi in considerazione. Posso dire però che la strategia di Ascopiave fa parte della nostra politica del crescere con l’obiettivo di preservare i posti di lavoro, la società e i servizi. E mi auguro che continui così».

Quotare le municipalizzate ha portato a una  gestione trasparente e rigorosa controllata dalla comunità

Continua così da tempo, in realtà. Forse va avanti così da secoli, annota Paolo Possamai, economista e giornalista particolarmente attento al territorio del Triveneto: «Su questo tema il ragionamento deve essere fatto risalire a Gaz de France, l’azienda francese che nel Nord Italia, nella seconda metà dell’Ottocento, avvia in molte nostre città il servizio di illuminazione pubblica a gas e con esso introduce il concetto del servizio pubblico, il concetto della public utility. Un concetto che non si diffonde ovunque, ma resta prevalentemente concentrato al Nord, appunto sul modello francese, grazie ad uno spiccato tasso di intraprendenza economica  e anche a un notevole grado di consapevolezza civile. Le Municipalità del Nord avviano con un notevolissimo spirito di intraprendenza economica e  con una cultura economica mutualistica di grande modernità, le attività pubbiche di servizio: nascono i panifici comunali, le farmacie comunali, le latterie comunali, i lavatoi pubblici, e ancora gli Omnibus a cavalli. Fino ad attaccare il gas alle case, l’aquedotto, le fognature e poi l’energia elettrica. Un complesso di servizi, voluti e concepiti dal pubblico come forme di animazione economica e sociale, che largamente spiega lo sviluppo del Nord. Un territorio in cui l’iniziativa individuale, l’intraprendenza dei singoli, hanno avuto un contesto di servizi pubblici semplicemente incomparabili con altre realtà italiane».

Effettivamente anche molte infrastrutture di collegamento sono nate dall’iniziativa degli enti locali; basti pensare alle autostrade del Veneto. «E adesso parliamo di modello – prosegue Possamai - Negli ultimi 20 anni si è vastamante teorizzato che i servizi pubblici gestiti dal privato sono più efficienti. Perché una malintesa cultura liberale trascolorata nel liberismo alla Reagan ha confuso le parti in commedia. In realtà, se il regolatore fa bene la sua parte - e il regolatore non può che essere pubblico - se la norma è costruita in modo appropriato, se la tariffa è corretta, la misura dell’efficienza la dà il cittadino. Quindi la formula che ci siamo inventati in Italia, per cui le vecchie municipalizzate le abbiamo quotate imponendo loro una cultura finanziaria e una gestione del bilancio più rigorosa e trasparente, ha unito al rigore imposto dalle regole del mercato finanziario la verifica costante esercitata dai cittadini-utenti. Queste aziende hanno come primo interlocutore e azionista un cittadino che si chiama sindaco, che aggiunge un forte presidio dell’efficienza, in una catena virtuosa. Altro conto è quando il mio interlocutore, come utente, è un’azienda multinazionale distante dal territorio. Con chi me la prendo se le cose non funzionano? Al massimo, con un call-center. Aziende come Ascopiave sono, sì, sul mercato, ma sono anche vigilate dal cittadino. Hanno un doppio fattore di presidio: mercato e cittadino. Naturalmente questo è un principio che stiamo misurando nel concreto e su una scala diversa negli ultimi dieci anni. La crescita dimensionale ha portato un aumento della capacità finanziaria e un’apertura verso opportunità ulteriori. Ha mantenuto l’antica cultura pubblica, quella delle risposte al cittadino, ma insieme è diventata un’ impresa a tutto tondo».

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