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FINANZIARE L'IMPRESA

Se la mano destra dell’Eba
non sa cosa fa la sinistra

Mentre i conti di imprese e famiglie sono alle prese con la pandemia, l’autorità bancaria europea cambia le regole. E per finire nel girone dei cattivi pagatori basta un rosso di appena 100 euro

Graziano Sabatino*
Se la mano destra dell’Eba non sa cosa fa la sinistra

Potrebbe essere il titolo a uno qualsiasi degli “avvenimenti” che si stanno succedendo in questi ultimi tempi: dalle crisi politiche alla lotta al Covid-19, dall’emergenza economica alla transizione energetica.

Ultimo in ordine temporale è l’entrata in vigore delle nuove regole bancarie dettate dall’Eba (European Banking Authority), in particolare e oggetto delle prossime considerazioni, quelle in materia di scoperto del conto corrente di imprese e privati.

Mentre, le Istituzioni tutte stanno cercando di mettere in atto quelle azioni necessarie per salvare dal baratro imprese e famiglie, falcidiate dalla pandemia, concedendo moratorie, prestiti e finanziamenti di ogni ordine e grado, la nostra autorità bancaria europea emana quello che potrebbe essere la “spinta” definitiva al sistema economico.

Entrando nel merito, il riferimento è al Regolamento UE n. 171/2018 sulle tecniche di regolamentazione che riguardano la soglia di rilevanza delle obbligazioni creditizie in arretrato per banche e gruppi bancari, Sim e gruppi di Sim sui conti di imprese e famiglie italiane. Per intenderci: per il mancato pagamento di soli 100 euro per un privato e 500 euro per una impresa, per più di tre mesi consecutivi, i correntisti rischiano il blocco del Sdd (Sepa Direct Debit, prima ancora Rid – rapporto interbancario diretto) e la segnalazione alla Centrale Rischi.

A far data dal 1° gennaio 2021, il Regolamento UE di fatto stabilisce che per entrare nel girone infernale dei “cattivi pagatori” per un’impresa (ma anche per un privato) basta appunto che si verifichi un pagamento arretrato (superiore ai 3 mesi) di soli 100 euro; importo che per le aziende con fatturato superiore ai 5 milioni di euro si colloca all’irrisoria cifra di 500 euro, su una esposizione complessiva di 50.000 euro, ovvero su un importo dell’1% del valore del flusso finanziario esposto della linea di credito

In sintesi, sono due le novità importanti introdotte:

1. il concetto di obbligazione rilevante. Quando l’ammontare dell’arretrato supera due soglie contemporaneamente, a differenza di quanto previsto precedentemente che vedeva la soglia di rilevanza dell’arretrato pari al 5% del valore tra i) la media delle quote scadute o sconfinanti sull’intera esposizione rilevate su base giornaliera nell’ultimo trimestre precedente e ii) la quota scaduta sconfinante sull’intera esposizione riferita alla data di segnalazione

2. Il divieto di compensazione degli importi scaduti con altre linee di credito non utilizzate dal debitore, ammesse invece fino al 31/12/2020

Nella sostanza di tali regole il rischio che si rileva è quello di una stretta al credito, proprio in un momento in cui la crisi di liquidità, innescata dalla Pandemia, rischia di mettere con le spalle al muro centinaia di migliaia di imprese e famiglie. È facile comprendere come questo possa incidere pesantemente su conti aziendali già fortemente provati da una crisi senza precedenti e, ceteris paribus, sul ruolo del Tesoriere che dovrà avere un occhio sempre più vigile, attento e critico su andamento dei flussi di cassa, corretta previsione dei saldi bancari, relazione con le banche e monitoraggio della propria Centrale Rischi.

Va comunque precisato che tali regole non vietano che si possano consentire sconfinamenti: come già ora, le banche, nel rispetto delle proprie policy, possono consentire ai clienti di sconfinare in caso di affidamento, oltre il limite di fido. La possibilità di sconfinare non è comunque un diritto del cliente, ma una facoltà concessa dalla banca, che può anche applicare commissioni.

I nuovi orientamenti disciplinano le procedure che gli istituti di credito dovranno adottare nella gestione del rischio di credito sia nelle fasi di “origination” (governance interna e procedura di concessione crediti) che di “monitoring” (framework di monitoraggio).

In merito alla fase di “origination”, le recenti Linee guida presentano i seguenti elementi di novità: esplicito riferimento allo sviluppo di una cultura e propensione al rischio da «propagare» all’interno della struttura organizzativa, utilizzo di specifiche metriche e indicatori di rischio, utilizzo di tecnologia adeguata all’analisi del merito creditizio sia nella fase iniziale che nella fase di monitoraggio, estendere il Risk Framework ai “fattori” ESG.

Le disposizioni generali, relativamente al “Framework” di monitoraggio prevedono il dotarsi di infrastruttura adeguata per acquisire e compilare automaticamente i dati (sistemi IA e Machine Learning), il Framework di monitoraggio dei crediti collegato al Framework di gestione del rischio definito della banca, Processi di monitoraggio basati su azioni di follow up per revisione reiterata del merito creditizio del cliente, analisi critica del rating andamentale alla base del monitoraggio periodico, tempestiva segnalazione dei livelli di rischio e una maggiore attenzione nel rispetto delle clausole restrittive (covenant) sia di tipo finanziario (indice di preallerta) sia di tipo non finanziario.

Cosa sono chiamate a fare le banche

Gli istituti di credito, alla luce di quanto riportano le nuove regole, hanno adegueranno i modelli organizzativi e valutativi, adotteranno una valutazione di merito e di coerenza nelle proiezioni finanziarie e l’analisi del merito diverrà reiterata e non più solo spot.

Lato operativo, la Banca non potrà più impiegare margini ancora disponibili su sue linee di credito per compensare gli inadempimenti in essere ed evitare la classificazione a default. Essa è, quindi, tenuta a classificare il cliente a default anche in presenza di disponibilità su altre linee di credito non utilizzate. Il cliente rimarrà classificato nello stato di default per un periodo di osservazione di almeno 90 giorni (“cure period”) dal momento della regolarizzazione della posizione. Trascorso questo periodo, se non ci saranno più le condizioni di classificazione a default, la posizione verrà classificata in bonis. Per le obbligazioni congiunte (c.d. “cointestazioni”) la nuova disciplina prevede alcune regole di propagazione automatica dello stato di default:

- se la cointestazione è in default, e l’esposizione è di importo rilevante, lo status viene automaticamente applicato ai singoli cointestatari;

- se tutti i cointestatari si trovano nello stato di default, il contagio (una parola che non vorremmo più sentire) si applica anche sulla cointestazione.

In caso di rinegoziazione dell’affidamento in essere, dovuta a difficoltà finanziarie del cliente, la Banca dovrà operare la classificazione ad Inadempienza probabile qualora, per effetto della rinegoziazione, vi sia una perdita sulla posizione rinegoziata superiore all’1% rispetto a quella in essere. Le condizioni per classificare il cliente a default sono valutate a livello di Gruppo Bancario (quindi non è più consentito che un cliente sia classificato a default presso una Società del gruppo e non lo sia presso un’altra).

Cosa sono chiamate a fare le imprese

Le imprese e, in prima linea i Tesorieri, dovranno aumentare l’efficienza gestionale, implementare/migliorare i modelli di Pianificazione e Analisi Finanziaria e, soprattutto, dovranno adottare nuovi modelli di comunicazione finanziaria.  Sarà quindi fondamentale onorare con puntualità le scadenze di pagamento previste contrattualmente e rispettare il rimborso dei propri debiti, non trascurando gli importi di modesta entità, al fine di evitare la classificazione in stato di default che potrebbe rendere più difficoltoso l’accesso al credito nel caso di richiesta di nuovi finanziamenti.

Ma, soprattutto, quello che ogni Tesoriere dovrà monitorare è la Centrale Rischi. Questa fornisce alle banche e/o alle società finanziarie le informazioni relative alla solvibilità degli utenti (sia persone fisiche che giuridiche). Può essere sia pubblica (se costituita presso la Banca d’Italia) che privata. Quella gestita dalla Banca d’Italia è un sistema che raccoglie le informazioni fornite da banche e società finanziarie, iscritte nell’albo e/o elenco speciale di cui agli articoli rispettivamente 64 e 107 del Testo Unico. Gli Intermediari sono obbligati ad inviare le proprie esposizioni di rischio, verso un soggetto, alla Banca d’Italia

La Centrale Rischi, insieme ai dati di Bilancio e l’andamentale sul conto, formano il “rating”, ovvero, il giudizio sintetico e insindacabile sul merito di credito. Esso stabilisce quanto l’impresa andrà ad assorbire in termini di patrimonio della banca.

Di conseguenza, una segnalazione in Centrale Rischi che nasce a seguito di un evento così come anche determinato dalle nuove regole EBA va direttamente a impattare il rating e, in ultima analisi, termini e condizioni dei rapporti con la propria banca.

Concludo, con quelle che sono le Raccomandazioni EBA ma direi di qualsiasi “prestatore” a imprese e a noi tutti Tesorieri ovvero: i) stime di reddito e cassa realistiche, ii) stime aziendali confrontate con previsioni di mercato, iii) analisi di sensitività delle stime, iv) analisi di «benchmarking» in caso di dubbi sulle proiezioni, v) utilizzare indicatori finanziari opportuni e vi) adeguata analisi dell’assetto organizzativo.

Alla luce di quelle che sono state le invettive a seguito dell’entrata in vigore, Banca d’Italia ha provveduto ad inviare una comunicazione al sistema creditizio e bancario al fine di favorire una corretta e trasparente comunicazione ai clienti sull’entrata in vigore delle nuove regole e sulle potenziali conseguenze nei rapporti contrattuali. Sul sito (Guida Default_Layout 1 (pmi.it) sono disponibili le FAQ sul Regolamento UE e la guida per imprese sulle nuove regole di default.

*L’autore, Graziano Sabatino, è Financial Controller & Trasury Manager di S.i. società internazionale spa e membro del consiglio direttivo di aiti, associazione italiana tesorieri d’impresa

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