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Sotto il sole dell’alleanza

Sui grandi impianti fotovoltaici la burocrazia è confusa e frena. Eppure sono l’unica via per raggiungere gli obiettivi del Pniec. Così 25 aziende del comparto hanno deciso di fare lobbying tutte insieme

Marina Marinetti
Sotto il sole dell’alleanza

C'è il Comitato delle imprese fotovoltaiche italiane (Ifi), sedicente “punto di riferimento per istituzioni, enti e imprese industriali del settore per operare alla ricerca di soluzioni condivise, volte allo sviluppo della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica da fonte solare”. È nato dieci anni fa su impulso di imprese che allora rappresentavano oltre il 60% della produzione nazionale di celle e moduli fotovoltaici: Mx group, Azimut, Brandoni solare, Cappello group, Eclipse Italia, Energica, Ferrania solis, Renergies Italia, Solarday, Spsistem, Vipiemmesolar, Xgroup. Ma c’è anche Anie Rinnovabili (Confindustria), già Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane, che si pone come interlocutore del settore presso le sedi istituzionali. Poi c’è Elettricità Futura, nata dall’integrazione tra Assoelettrica e assoRinnovabili, associata a Confindustria e a Confindustria Energia, che rappresenta, insieme a Utilitalia, il settore elettrico italiano in Eurelectric, l’associazione europea del settore, e aderisce a WindEurope, SolarPower Europe, Bioenergy Europe. E c’è pure Italia Solare, che aderice a Solar Power Europe al Global Solar Council si definisce “l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia”. Ci sono gruppi più o meno importanti, più o meno efficaci, più o meno coesi. Tutti con la stessa, identica mission: porsi come interlocutori istituzionali per promuovere la crescita del solare in Italia. Eppure non bastano. Altrimenti non si spiegherebbe la nascita di una nuova iniziativa che punta a costruire alleanze con tutti: si chiama Alleanza per il fotovoltaico in Italia e raggruppa 25 aziende del settore, tra cui Canadian Solar, Enfinity Global, Kingdom Energy, Manni Energy, Solarig, Solar Konzept, Tecno Energy, T-Solar.

Queste aziende sono impegnate attivamente nel progetto, anche perché, spiega Filippo Fontana, Responsabile Business Development in Italia di Solarig,  «l’Alleanza non vuol essere un’associazione. Non ci siamo costituiti con nessuna forma giuridica volontariamente, per essere diversi e lavorare in maniera veloce e agile, coinvolgendo altre aziende del settore. Tutti siamo già soci di almeno una delle associazioni esistenti e abbiamo compreso che è il momento di dare il nostro contributo attivo e concreto, focalizzandoci nell’interlocuzione con le istituzioni sul tema specifico degli impianti utility scale». Non c’è tempo da perdere: «Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) fissa come obiettivo finale per il fotovoltaico 52 GW nel 2030, con la tappa intermedia al 2025 di 28,5 GW, e con una prevalenza, quindi, rispetto agli obiettivi di produzione attesa, delle fonti solari pari al 55% rispetto alla quota prevista per le energie rinnovabili tout court. C’è un unico modo per raggiungerlo: consentire la realizzazione di impianti a terra, facilitando gli investimenti e lo sviluppo di impianti fotovoltaici su zone industriali, discariche e aree agricole non produttive», aggiunge Alessandro Ceschiat (nella foto), Head of Business Development di Enfinity Global. Non che ora non sia possibile realizzarli, per carità. Solo che, in un Paese flagellato dalla burocrazia com’è l’Italia, l’incertezza frena l’iniziativa economica. «Non chiediamo sussidi né incentivi: i nostri sono investimenti a costo zero per la collettività», continua Filippo Fontana. «Chiediamo però di razionalizzare e semplificare le procedure. Oggi il processo autorizzativo di un grande impianto fotovoltaico può durare fino a 4-5 anni, una tempistica di molto superiore a quanto previsto dalla normativa vigente, rendendo irraggiungibili gli obiettivi del Pniec”.

Iil processo autorizzativo di un grande impianto può durare fino a 5 anni, rendendo incerto l’investimento privato

Negli ultimi mesi il Governo ha avviato un percorso di revisione delle norme in tema di procedure autorizzative con l’obiettivo di affrontare le criticità esistenti nel settore delle rinnovabili e rimuovere i vincoli esistenti allo sviluppo di nuovi progetti. Molto resta però da fare. Sul tema della definizione delle aree idonee c’è molta ambiguità: nella Legge di Delegazione Europea si individuano alcuni criteri, ma nella bozza di collegato ambientale si aggiunge a carico delle Regioni l’individuazione delle aree non idonee per uso agricolo, quando è provato che fotovoltaico ed aree agricole non sono in contrasto tra di loro, anzi: quando agricoltura e produzione energetica si ibridano fra loro la soluzione diventa vincente e vantaggiosa per tutti gli attori coinvolti. Tant’è, in Italia poche cose danno soddisfazione come il poter dire di no. Così, l’Alleanza per il fotovoltaico in Italia lancia la sua proposta per rendere realistici gli obiettivi del Pniec: «Il Decreto Semplificazione ha istituito la Commissione Pniec, ma serve una migliore definizione delle sue competenze, del funzionamento e della capacità di intervento, specie laddove non si rispettino i tempi ed i modi di attuazione. Vanno previsti meccanismi chiari di burden sharing - ovvero di condivisione degli oneri, ndr - con la misura del concorso delle Regioni e degli enti locali alla realizzazione degli obiettivi nazionali, nonché adeguati strumenti di subentro dello Stato in caso d’inadempimento», spiega Andrea Cristini, Amministratore Delegato Solar – Konzept Italia. 

Inoltre l’Alleanza, ritenendo indispensabile, per la ripartenza del settore e per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi nazionali, rendere più snelli i processi autorizzativi e semplificare le procedure, propone di prevedere l’adozione del procedimento autorizzativo della Pas (Procedimento Autorizzativo Semplificato) più celere del Paur (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale) oppure dell’Au (Autorizzazione Unica) o dell’Au con Via (Valutazione di impatto ambientale) per impianti fotovoltaici a terra su area agricola in progetti integrati con l’agricoltura, per impianti fotovoltaici su cave, discariche e aree Sin(siti di interesse nazionale) bonificate e ripristinate, e per sistemi di accumulo. La Pas si applicherebbe solo per gli impianti che presentano istanza autorizzativa entro il 31 dicembre 2021, per cercare di recuperare il tempo perso sino ad oggi dalle lungaggini burocratiche e colmare il gap di potenza Fer per raggiungere gli obiettivi al 2030. Si tratta di una misura transitoria che tiene conto dell’attuale stallo degli iter autorizzativi, che blocca la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, come è evidente degli esiti dei primi due bandi del Dm Fer 4 luglio 2019 e dalla non saturazione dei contingenti di potenza del secondo bando. «Non stiamo chiedendo sussidi, né incentivi e neppure scorciatoie», conclude Filippo Fontana: «Chiediamo solo di applicare le norme in maniera coerente e strategica, in linea con gli obiettivi del Pniec».

Energie rinnovabili da fonte solare: la situazione italiana - Quadro riepilogativo delle misure e degli obiettivi del PNIEC

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