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APPROFONDIMENTI - in collaborazione con CONFPROFESSIONI

Confprofessioni, Stella: la pandemia cancella dal mercato 30mila professionisti

Secondo il V Rapporto sulle libere professioni in Italia il lavoro autonomo perde circa 170 mila lavoratori indipendenti. Stella: «Ma la crisi è strutturale. In dieci anni mancano all’appello quasi 1 milione di persone»

Giovanni Francavilla
La pandemia  cancella dal mercato  30mila professionisti

Gaetano Stella

L'onda d’urto provocata dall’emergenza Covid-19 si infrange in modo violento sulle libere professioni. Nei primi sei mesi del 2020, oltre 30 mila liberi professionisti (in prevalenza donne) hanno dovuto abbandonare la propria attività a causa della crisi innescata dalla pandemia, cui si aggiungono circa 170 mila lavoratori indipendenti su una platea di oltre 1,5 milioni di lavoratori autonomi bloccati dal primo lockdown (dati fino a 3 maggio 2020). I settori professionali più colpiti sono quelli legati al commercio, finanza e immobiliare con un calo di quasi il 14% nel primo trimestre del 2020 e si registrano significative contrazioni anche tre le professioni dell’area tecnica (-5,7%) e amministrativa (-2,5%). Pesante anche il bilancio per i professionisti – datori di lavoro che rnel primo trimestre del 2020 registrano una flessione del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È questa la fotografia del settore professionale che emerge dal “Rapporto 2020 sulle libere professioni in Italia”, curato dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni, coordinato dal professor Paolo Feltrin, e presentato nei giorni scorsi a Milano in diretta streaming. «L’impatto del Covid – 19 sul lavoro indipendente è stato pesantissimo. Nei primi sei mesi del 2020 l’intero comparto perde circa 170 mila labvoratori, di cui 30 mila sono liberi professionisti», commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Tale flessione va valutata tenendo d’occhio anche le dinamiche di lungo periodo. Per ragioni strutturali, nell’ultimo decennio il lavoro indipendente era già sotto pressione (-735 mila lavoratori circa), colpito da una silenziosa rivoluzione interna nei flussi di entrata e di uscita. Nelle fasce di età più giovani mancano all’appello quasi 1 milione di persone: un crollo solo in parte compensato dalle fasce di età più anziane e dai nuovi ingressi dei laureati (+372 mila), che di norma si vanno a collocare tra i liberi professionisti».

I dati Istat, elaborati dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni, rivelano, da un lato, come l’emergenza abbia ricadute soprattutto sui liberi professionisti con dipendenti, dall’altro, come vi sia una sovrapposizione molto forte tra geografia dell’epidemia Covid-19 e calo occupazionale. La variazione riferita al secondo trimestre 2020 mostra infatti a livello nazionale un calo notevole dei liberi professionisti datori di lavoro (-16,7%). La contrazione insiste prevalentemente nel Nord Italia (-23,9%), dove scende anche il numero di liberi professionisti senza dipendenti, e nel Centro Italia (-28,3%). In netta controtendenza il Sud Italia, dove la variazione risulta invece positiva per entrambe le componenti e a crescere è soprattutto il numero di datori di lavoro (+15,9%).Lo stato di emergenza economica dei professionisti è confermato anche dal massiccio ricorso alle misure di sostegno messe in campo nei vari Dpcm varati durante la pandemia. Ad aprile le Casse di previdenza professionali hanno accolto oltre 400 mila domande per l’indennità dei 600 euro, introdotta dal decreto “Cura Italia”; mentre a maggio sono quasi 5 milioni le domande dei professionisti iscritti alla gestione separata pervenute all’Inps, con una percentuale di accoglimento che supera l’80%.  Le categorie che hanno fatto maggior ricorso alle indennità sono gli psicologi e i geometri, con una percentuale di domande presentate superiore al 60%. Seguono gli avvocati, gli ingegneri, gli architetti, e i veterinari con percentuali intorno al 50%. Tutte le altre categorie si attestano sotto il 40%, mentre in coda, sotto il 12%, troviamo quasi tutte le professioni sanitarie e i notai.

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