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Un discorso perfetto, quasi ovvio
Ma per Draghi la sfida inizia ora

Sergio Luciano
Un discorso perfetto, quasi ovvioMa per Draghi la sfida inizia ora

Se dire che “l’euro è irreversibile”, come ha fatto il presidente del Consiglio, fa trasalire il ministro Giorgetti, è perché per troppo tempo nel nostro Paese abbiamo lasciato correre qualunque cosa, qualunque assurdità, senza più indignarci, senza neanche stupirci. Alla battuta, innocente in sé, fatta poche ore prima dal capo di Giorgetti – “di irreversibile c’è solo la morte” – il premier ha voluto immediatamente rispondere che sui farmaci salvavita in questo momento non si scherza.
Ma le soprese, le “notizie”, percepite da molti nel discorso di Draghi sono quasi tutte tali perché esaltate dal confronto con l’infernale casino precedente. Due esempi per tutti: sorprenderci che si parli di infrastrutture nei termini in cui lo ha fatto Draghi, deriva solo al fatto di aver visto al vertice di quel ministero personaggi incredibili; sorprenderci che Draghi parli di progressività fiscale significa solo aver dimenticato per troppo tempo che c’è una Costituzione e che cambiarla per sostituirvi la flat-tax, ammesso che fosse utile, è un processo lungo e complicatissimo…
Insomma: il discorso della fiducia al Senato è stato perfetto. Quasi ovvio, però. Giovani e futuro, due parole chiave bellissime. Ma del resto, è immaginabile che un premier incaricato indichi come concetti-guida “vecchi” e “passato”? Ancora : hanno colpito tutti quei contenutissimi momenti di emozione manifestati e anzi espressi da Draghi: ma più per il confronto con chi inneggiava dal balcone di Palazzo Chigi alla “sconfitta della povertà”, con chi cambiava felpa a ogni cambio di platea o per chi twittava, insonne e magnifico, a tarda serata i punti chiave dell’azione di governo che per il comportamento del nuovo premier in sé e per sé.
Insomma: lo stile, la densità di pensiero, la compostezza espressiva dell’uomo-Draghi, si conoscevano già. I termini delle emergenze da superare, pure. Ed anche il punto fermo dell’aggancio all’euro: perché pur essendo stata a suo tempo condotta al ribasso, da perdenti quali eravamo e ancora siamo, la confluenza della lira nella moneta unica europea è ciò che ci ha salvati, ad oggi, dal far la fine dell’Argentina e della Grecia.
Ora si tratta di agire, di risolvere qualcuno dei problemi sul campo. E per farlo occorrono certamente idee chiare, e quelle Draghi le ha; consenso elettorale, e per un anno lo avrà. Ma poi occorrono anche e soprattutto strumenti, e quelli, in quelle stanze, in realtà non li ha nessuno, perché l’ordinamento è marcio e i ruoli pubblici ricoperti indegnamente in troppe articolazioni della pubblica amministrazione.
Burocrazia e giustizia non funzionano, eppure questo status quo paralitico è ferocemente presidiato da chi vi prospera. All’ombra del disservizio e dell’inefficienza è prosperato un folto ceto di speculatori, che ieri ridevano del terremoto dell’Italia Centrale come oggi lo fanno per il lockdown, e questa gente infame trova ascolto e accesso nelle massime sedi pubbliche, incastrate, a dispetto della miglior volontà di chiunque, in funzioni prive di poteri reali, ossessionate dai rischi giurisdizionali che colpiscono sistematicamente solo chi fa e non chi rinvia o insabbia.
E’ con questa Italia che Draghi dovrà purtroppo fare i conti, e in pochissimo tempo.
Ce la farà?
Verosimilmente riuscirà a scrivere bene e far presto approvare dall’Europa il Pnrr. Grande e fondamentale passo avanti. Probabilmente – e anche per il solo fatto di mettere la sordina al ciarlare continuo di politici burocrati e virologi – potrà ottenere qualche progresso funzionale e organizzativo sul piano vaccinale e sulla gestione dell’emergenza pandemica. Ma le riforme, su quelle non toccherà palla. Ci vorrebbe più tempo, molto più tempo di quello che avrà; e ci vorrebbe una platea politica davvero stabile e non opportunisticamente legata insieme con lo sputo della comune convenienza a non andarsene a casa e rivotare.
Fare le riforme significa scontentare molti poteri consolidati. Impresa gigantesca.
Dunque non resta che l’ottimismo della volontà. Cercare di fare il massimo e il meglio nel contesto dato, che non dobbiamo fingere sia cambiato davvero.
In questo senso, si conferma il “miracolo Draghi”. Che da un simile contesto sia venuta fuori una persona così credibile è un fatto che può già essere classificato come il “miracolo italiano” del ventunesimo secolo. Per i consuntivi aspettiamo un po’. Saranno sicuramente utili, segneranno un gran passo avanti. Che si possa trattare addirittura di un salto, è lecito dubitarne.
 
 

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