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De Martino, Continental: ecco la mobilità prossima ventura

Elettrici, intelligenti e connessi, significa anche sostenibili: così stanno cambiando i veicoli, grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo. Ce lo spiega Alessandro De Martino, amministratore delegato di Continental Italia

Sergio Luciano
ecco la mobilità prossima ventura

Alessandro De Martino, amministratore delegato di Continental Italia

«Crediamo talmente a un futuro di innovazione da investire in ricerca e sviluppo il 7% del nostro fatturato», dice Alessandro De Martino, amministratore delegato di Continental Italia, colosso tedesco del pneumatico e della componentistica avanzata per l’automotive, con 3000 persone nel nostro Paese. «I due terzi del nostro business sono concentrati sulla progettazione e produzione degli autoveicoli del futuro», spiega il top-manager a Economy, in vista della sua partecipazione al convegno digitale sulla sostenibilità e l’economia circolare organizzato il 10 febbraio prossimo in partnership con Federmanager. «L’autoveicolo del futuro è naturalmente elettrico, e questa volta il fenomeno e il mercato stanno partendo davvero. Quindi noi siamo impegnatissimi sul fronte della sostenibiità nell’automotive: dalla connessione dei veicoli alla rete, che abilita infiniti servizi di sicurezza e guida assistita, ai sistemi frenanti, all’alimentazione e naturalmente agli pneumatici, quelli intelligenti. Consideri che siamo tra le aziende del settore che depositano, e da anni, il maggior numero di brevetti per invenzioni e scoperte».


Quindi lei crede nel futuro dei veicoli a emissioni zero?

Fermamente! L’Unione Europea imporrà limiti sempre più rigidi alle emissioni di CO2, guardando soprattutto agli autoveicoli, più ancora che agli altri fattori inquinanti, dai riscaldamenti, all’aerotrasporto alle navi. E ,la sola risposta possibile è oggi l’elettrico. Ci sono grandi problemi di attuazione del rinnovo elettrico del parco auto, dalla produzione alle infrastrutture, ma la direzione è quella, per quanto non tutti i consumatori ne siano consapevoli.


Ma intanto i numeri crescono…

I veicoli puramente elettrici, i cosidetti Ev, e quelli ibridi plug-in, Phev, hanno oggi una quota di mercato tra il 6 e il 7%, sostanzialmente bilanciate, il che vuol dire aver dovuto e potuto mettere sul mercato veicoli a prezzi più abbordabili di quelli che c’erano un paio di anni fa. Si aggiungano gli incentivi dei governi ed eccoci ai dati di oggi. Certo resta il problema del parco circolante, 40 milioni di veicoli tradizionali che girano in Italia contro i 200 mila tra ibridi ed elettrici. Le immatricolazioni di auto puramente elettriche sono state 32.538 contro i circa 10 mila del 2019, i Phev 27 mila contro 6000. Dunque la crescita c’è. E rimette in discussione i valori dei brand tradizionali. Il caso Tesla è esemplare. Ha venduto negli ultimi 6 mesi appena 500 mila vetture, ma vuole investire nella gigafactory di Berlino e produrne altrettante anche lì. Del resto anche Stellantis punta fortemente sui veicoli elettrici, in un contesto competitivo tra piattaforme continentali, tra statunitensi, tedeschi e francesi. Però ibridati con l’Asia: per esempio Volvo è cinese, e con Chrysler, Stellantis cerca molto più spazio negli Usa. Volendo semplificare: Tesla (Usa), tedeschi e francesi (Europa) e il mondo cinese, e poi tutto questo ibridato perché Tesla viene in Europa e in Cina a montare le factory, Volvo è un’azienda cinese che però opera in Europa, Chrysler è la compagine americana di un’azienda europea che cerca in America un grande potenziale di crescita, e così via.

Ma il mondo è in ritardo sull’infrastrutturazione, non trova?

L’Unione Europea è molto determinata ad accelerare su questo fronte, ed anche la nuova amministrazione Biden lo sarà. I cinesi stanno marciando a tappe forzate. Certo, è un’opera ciclopica, ma la tecnologia sta andando avanti. Per esempio: nel settore degli pneumatici l’innovazione per l’elettrico è stata fortissima, devono gestire grande potenza e forte abrasione, ma anche resistenza al rotolamento. Penso che si debba procedere per gradi nell’introduzione massiva dei veicoli elettrici. Immaginiamo ad esempio di affidare a furgoni elettrici le consegne in città, l’ultimo miglio: la direzione in cui andrà il nuovo Ducato elettrico! E poi il grosso degli automobilisti non fa più di 100 o al massimo 200 chilometri al giorno, e quindi può ricaricare l’auto di notte senza problemi.

I due terzi del business di Continental sono concentrati sulla progettazione e produzione dei veicoli del futuro


Intanto voi siete concentrantissimi sul binomio pneumatici-sicurezza…

La nota dolente è che in Italia studi recenti ci dicono che almeno il 20% degli pneumatici sui veicoli che circolano è inadeguato, sotto il minimo di legge o ha addirittura dei danni strutturali, ma ci manca l’abitudine al controllo periodico. Una volta al mese si dovrebbe controllare la pressione delle gomme, e montare quelle da neve in inverno, le 4 stagioni non sono sempre idonee. I prodotti stanno evolvendo, e noi siamo all’avanguardia, perché sono ormai connessi e segnalano quando la pressione scende sotto il dovuto. La tecnologia aiuta però solo chi è responsabile, gli sbadati no.


Quanti tipi diversi di pneumatici producete?

Moltissimi: lavoriamo fianco a fianco con le case per creare prodotti su misura per ogni modello. Pensi che per le misure più comuni esistono anche 40 varianti. Gli pneumatici non sono affatto tutti uguali, come qualcuno pensa. Io credo che si debba fare una vera e propria campagna di sensibilizzazione degli automobilisti sull’importanza degli pneumatici. Innanzitutto ci sono centinaia di test che si possono trovare anche on-line che dimostrano differenti performance in differenti condizioni. Potremmo anche dire che non esiste lo pneumatico perfetto perché è sempre un compromesso tra esigenze diverse: l’accelerazione, la frenata, la tenuta in curva, la tenuta sul bagnato e la rumorosità, i consumi di carburante... Ogni automobilista, in funzione dell’utilizzo che fa del veicolo, dovrebbe porsi il problema di trovare uno pneumatico adatto, invece troppo spesso prevale la voglia di spendere il minimo, nonostante sia in ballo la sicurezza delle persone. A volte un piccolo investimento in più fa risparmiare un pò in carrozzeria.


E veniamo all’Italia: per voi è un mercato chiave, vero?

Con 3000 persone abbiamo varie attività differenziate, compresi gli pneumatici di primo equipaggiamento per Fca a livello europeo e poi la vendita al ricambio, con 1500 punti convenzionati che danno assistenza ai nostri clienti, che siano trasportatori, noleggiatori, flotte aziendali o privati. E poi abbiamo la produzione di componenti automotive specializzate, in particolare per i camion. Nell’insieme crediamo nell’Italia, ma crediamo anche che abbia bisogno di tecnologie, di crescere e di una sensibilità nuova del governo, oggi cruciale per l’innovazione della mobilità. Ecco: abbiamo bisogno di un piano industriale che permetta all’Italia di riprendere la sua tradizione automotive, incredibilmente importante, dove stiamo facendo però meno di quanto potremmo.


Chiudiamo allora sull’innovazione per antonomasia, la guida autonoma. Quando l’avremo?

I veicoli a guida autonoma verranno: ci si stanno lavorando in tanti e cominciano a essere utilizzati per usi specifici e sequenziali. Oggi io preferisco pensare a veicoli che assistano il pilota nella guida, più che alla guida autonoma. Ricorderà il gravissimo incidente di Bologna, due anni fa. Ecco: una guida bene assistita lo avrebbe evitato, perché fu il frutto di una distrazione. Penso inoltre che, prima di preoccuparci della guida autonoma nel centro delle grandi città, potremmo attrezzare le autostrade e i mezzi pesanti e comunque tutti i terreni dove l’infrastruttura sia fattibile agevolmente. Poi, per gradi, impareremo sempre meglio a far funzionare questi sistemi, che peraltro miglioreranno ancora molto con le nuove capacità computazionali delle ultime generazioni di microchip e con il 5G.

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