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Censurare i social? Macchè
Rispettino le leggi sulla stampa

Sergio Luciano
Facebook editore, la “doppia morale” di Zuckemberg

Non può essere Mark Zuckenberg a decidere cosa può essere pubblicato e cosa no sui suoi social e chi può pubblicare. Quel che ha fatto il tycoon di Facebook contro Trump è aberrante non perché il delirante presidente americano non meritasse di essere “bannato”, lo meritava anzi da tempo e è semmai, per un’ennesima volta, opportunistica fino al rivoltante la scelta di bannarlo solo ora che non conta più.
Quel che può essere o non essere pubblicato sui social media deve ricadere sotto le leggi che in tutti i Paesi civili regolano da sempre la stampa e i media elettronici (televisioni, radio e in fondo anche i siti di news): né più e né meno quelle cui devono sottostare tutti gli editori dei Paesi civili. Dalla Cnn a Abc, dalla Fox al Washington Post, dal Corriere della Sera a Economy, tutti rispettiamo le leggi sulla stampa e attraverso l’organizzazione produttivi dei vari media – i giornali, i siti di news ma anche le radio e le tv – rispondiamo di quel che viene pubblicato, da chiunque scriva o parli o comunque pubblichi contenuti sui nostri mezzi. E nessuno si sogna di gridare alla censura preventiva o al bavaglio se qualcosa non viene pubblicato perché trovato potenzialmente diffamatorio o falso.
Chi scrive, in questo momento, se la sta vedendo con cinque querele per diffamazione raccolte negli ultimi tre anni, e senza essere né un avventato aggressore verbale né un giornalista d’inchiesta velleitario e superficiale: semplicemente, le querele capitano e poiché difendersi costa tempo e denaro, qualunque giornalista sano di mente, qualunque editore serio, fa di tutto per evitarle, e questo permette di ridurre drasticamente la quantità di offese o calunnie o semplicemente bufale che i giornali tradizionali pubblicano.
Questo principio applicato ai social media potrebbe essere messo in pratica con estrema facilità. Basterebbe che lorsignori si decidessero a investire due lire per istruire i motori di ricerca su cui si fondano i loro social a individuare le parole e le frasi semanticamente compiute a rischio diffamazione, a rischio istigazione all’odio, a rischio apologia di reato. Dopo aver scremato in modo automatico i contenuti potenzialmente illeciti, una redazione di esseri umani potrebbe poi valutare se gl alert ricevuti dai motori di ricerca sono fondati o no.
Già sento le bande di sprovveduti che confondono la libertà di espressione con la libertà di insulto e di invettiva gridare alla censura. Ma sono, appunto, solo sprovveduti. Chiunque sia passato anche marginalmente con lo stress di subire attacchi mediatici sa cosa vuol dire. Veramente ferisce più la penna che la spada.
Perché non è stata apportata quest’ovvio correttivo al funzionamento dei social?
Perché è stata Wall Street a non volero. Non una persona, neanche una casta, ma tutto quel mondo di ottusi inseguitori di denaro che ispira i comportamenti collettivi del mercato finanziario americano e che ha visto nella licenza più sfrenata che è stata concessa alle imprese digitali la possibilità di fare soldi facili e infiniti. E quindi, nessun limite e nessun freno, a niente. Google e Facebook non pagano tasse neanche negli Usa, perché li si è lasciati fare quelle che vogliono nei paradisi fiscali di tutto il mondo: che senso ha avuto? Il senso di gonfiare la bolla del Nasdaq ai livelli ridicoli a quali è salita oggi. In mezzo mondo anche Amazon, che pure è l’unica aziende seria e strutturata perché ha a che fare col territorio e deve essere prudente ed efficiente non solo in sala server e in laboratorio ma anche per strada, è stata comunque lasciata libera di eludere o dribblare le tasse, per esempio l’Iva. Perché?
Adesso, basta.
Nessun vuol chiudere i social, è bellissimo che ci siano, è bellissimo che chiunque possa dire la sua, pubblicare le sue idee, le sue invenzioni, quel che gli pare. Non è bello che chiunque possa dire le peggio cose su chiunque altro impunemente. Molto semplice. Facciamone dei media sottoposti alle stelle regole con cui le democrazie occidentali – criticabili quanto si vuole ma pur sempre la migliore forma di governo conosciuta ad oggi – hanno finora assoggettato i media. Guadagneranno magari un po’ meno, i social: ma eviteremo che continuino a creare i mostri che creano.

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