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Altro che sussidi, il Coronavirus
ha strangolato 300 mila imprese

Sergio Luciano
Altro che sussidi, il Coronavirusha strangolato 300 mila imprese

Non arriva da chissà quale pericoloso protoleghista arrabbiato o da chissà quale Dibattistiano amareggiato, ma sta nei numeri riclassificati dalla Confcommercio la sentenza di condanna contro l’affastellata normativa dei vari Dcpm che, nelle intenzioni o almeno nelle dichiarazioni del governo, avrebbero dovuto garantire sostegno alle imprese più duramente colpite dalle restrizioni del lockdown o comunque alla pandemia.
Macchè! Secondo un’indagine resa nota oggi dall’ufficio studi della confederazione dei commercianti – da sempre presiedio dello “statu quo” e filogovernativa per definizione, salvo periodiche scaramucce sul fisco - l’effetto combinato del Covid e del crollo dei consumi del 10,8 per cento (pari a una perdita di circa 120 miliardi di euro rispetto al 2019) porta a stimare per il 2020 la chiusura definitiva di oltre 390 mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, fenomeno non compensato dalle 85 mila nuove aperture. Delle quasi 305 mila imprese (-11,3 per cento) chiuse, 240mila sono cessare esclusivamente a causa della pandemia. In altre parole, l’emergenza sanitaria, con tutte le conseguenze che ne sono derivate, restrizioni e chiusure obbligatorie incluse, ha acuito drasticamente il tasso di mortalità delle imprese che, rispetto al 2019, risulta quasi raddoppiato per quelle del commercio (dal 6,6 per cento all’11,1 per cento) e addirittura più che triplicato per i servizi di mercato (dal 5,7 per cento al 17,3 per cento).
Tra i settori più colpiti, nell’ambito del commercio, abbigliamento e calzature (-17,1 per cento), ambulanti (-11,8 per cento) e distributori di carburante (-10,1 per cento); nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio (-21,7 per cento), bar e ristoranti (-14,4 per cento) e trasporti (-14,2 per cento).
C’è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un’impresa su tre. Alla perdita di imprese va poi aggiunta anche quella relativa ai lavoratori autonomi, ovvero quei soggetti titolari di partita Iva operanti senza alcun tipo di organizzazione societaria. Si stima la chiusura per circa 200mila professionisti tra ordinistici e non ordinistici, operanti nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi, attività artistiche, di intrattenimento e divertimento e altro.
Rivedere e risentire su Youtube le promesse del governo fatte nei mesi scorsi, alla luce di questi dati, fa a dir poco deprimere. “Il decreto non lascerà indietro nessuno”, aveva detto a maggio il ministo Gualtieri: “Nessuno deve perdere il lavoro per il Covid”, aveva aggiunto. E Conte, sin da marzo: “Nessuno deve sentirsi abbandonato: lo Stato c’è!”.
Macchè, di nuovo macchè. “Il governo è vicino alle tante imprese, ai commercianti, ai liberi professionisti, alle famiglie ai giovani che stanno facendo tutti enormi sacrifici, nessuno deve sentirsi abbandonato e oggi questo decreto lo dimostra. Lo Stato è qui, aveva ribadito Conte sin dal primo decreto sull’emergenza economica.
Ebbene: ricordiamoci di queste promesse. O erano deliberate millanterie, a puro scopo propagandistico. O le misure, pur se pensate in buona fede – preferiamo pensarlo – hanno miseramente fallito per tutte le evidenti incapacità operative della pubblica amministrazione. Delle due l’una. Certo che se i nostri governanti erano in buona fede, si sono rivelati degli incapaci; e se invece non hanno mai pensato di poter realmente sostenere le vittime economiche del Covid sono stati degli inqualificabili impostori nel prometterlo.
Ora la partita finale, quella senza recuperi, senza gironi di ritorno, è quella del Recovery Fund. Il governo sta già vacillando sotto l’evidenza di una incapacità progettuale che i ministeri hanno scaricato dalla Presidenza, producendo una bozza che convince sempre meno qualunque interlocutore, a cominciare dalle istituzioni europee. La vergognosa gazzarra dei Cinquestelle contro il Mes, che priva l’Italia di 37 miliardi a tassi agevolati che avrebbero potuto essere usati per rifondare la sanità, che ne avrebbe gran bisogno, è un’altra pagina imbarazzante. Poche settimane e poi lo show down: o qualche promessa, almeno qualcuna delle tante, verrà mantenuta o sarà veramente un disastro politico senza precedenti.
 
 
 
 

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