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sustainability & circular economy - energy transition

La rete è matura per la transizione green

Terna sta facendo la sua parte: quella di abilitatore della trasformazione in corso, che richiede un impegno corale di imprese, istituzioni e stakeholder. E investimenti in grado di centrare l’obiettivo

15 Dicembre 2020

Roberto Giovannini *
La rete è matura per la transizione green

Il Piano nazionale energia e clima e il Green Deal europeo ci chiedono di elettrificare, e di accrescere molto velocemente il contributo delle fonti rinnovabili al mix energetico. Per farcela dobbiamo moltiplicare lo sforzo di fare rete e investire di più.

Terna ha il mandato di essere l’abilitatore della decarbonizzazione, e faremo la nostra parte con un impegno straordinario di innovazione e di investimento. Un tempo forse potevano esserci dubbi, ma oggi non più: le tecnologie innovative e green sono mature. È un dato di fatto: sono pronte per andare “online”, e sostituire quelle che hanno esaurito la loro spinta, e che – anzi – hanno generato problemi globali che secondo la scienza minacciano la salute del Pianeta. A Terna, in questa fase di cambiamento globale, viene dunque assegnata una nuova missione, che si affianca a quella, tradizionale, e garantita in modo impeccabile per molti anni, di assicurare alla collettività la trasmissione dell’energia elettrica e l’efficiente funzionamento della rete ad alta tensione. Nella nuova prospettiva dobbiamo infatti essere sempre più un protagonista centrale nella sfida della transizione energetica e della decarbonizzazione, rendendo possibile l’integrazione delle fonti rinnovabili nel mix produttivo dell’energia elettrica e assicurando un accesso pieno e universale all’energia.

L’ampliamento della penetrazione elettrica nel sistema energetico rappresenta dunque un aspetto centrale del nuovo assetto, che assumerà una fisionomia sempre più netta nei prossimi decenni. Un salto che, grazie alla progressiva crescita delle fonti rinnovabili all’interno del processo di generazione di elettricità, porta con sé una cascata di vantaggi. I trasporti diventeranno progressivamente più green grazie alla diffusione di veicoli a basse e a nulle emissioni. I sistemi di riscaldamento diventeranno più efficienti e meno inquinanti grazie all’utilizzo di sistemi come le pompe di calore spesso abbinati con impianti di produzione di energia rinnovabile collocati negli edifici. Anche i picchi di produzione da fonti rinnovabili - che arriveranno a una quota pari all’80-90% nel mix elettrico entro il 2050 - verranno utilizzati meglio grazie a sistemi di storage sempre più articolati. È lo scenario della transizione energetica che ci proietterà, nell’arco di soli 30 anni, in un mondo tecnologicamente e strutturalmente più avanzato. L’impegno preso dall’Unione europea, in accordo con l’intesa sul clima firmata alla conferenza Onu sul clima del 2015 a Parigi, è infatti di arrivare al 2050 alla carbon neutrality. Vuol dire che l’intero sistema della nostra organizzazione sociale sarà organizzato in modo da non turbare il bilancio di carbonio dell’atmosfera, disinnescando così quanto più possibile la minaccia climatica.

La sfida della decarbonizzazione rende possibile l’integrazione delle fonti rinnovabili nel mix produttivo di energia

Cosa significa tutto ciò per l’Italia? Come si tradurranno questi impegni in uno scenario segnato dalle incertezze prodotte dalla pandemia? La prima considerazione da fare è che la tenuta del sistema elettrico durante il lockdown iniziato nel marzo scorso ha rappresentato uno degli elementi di stabilità che ha permesso al Paese di reggere le tensioni sanitarie, psicologiche, sociali ed economiche prodotte dal periodo di stop alla maggior parte delle attività. Quell’occasione, tra l’altro, ha anticipato uno scenario di equilibrio tra le diverse fonti elettriche che, in base ai piani governativi, avrebbe dovuto verificarsi solo alla fine di questo decennio. La rapida diminuzione della richiesta di elettricità ha portato infatti a un immediato e consistente aumento della quota di produzione da fonti rinnovabili che, come è noto, hanno la precedenza visto che tutti i costi relativi al loro uso sono relativi esclusivamente alla costruzione e alla manutenzione, mentre negli altri casi a questi costi bisogna aggiungere quelli del combustibile.

Dunque, anche se volessimo fare riferimento solo agli impegni già presi, i prossimi anni saranno caratterizzati da una profonda innovazione energetica. Ma, nel formulare piani previsionali non possiamo fare riferimento solo agli impegni già assunti dal governo italiano. L’attuale Piano per l’energia e il clima, il Pniec, prevede infatti di passare dall’attuale 18% di capacità installata da fonti rinnovabili odierna, al 30% nel 2030. Questo significa passare da 115 GW a 155 GW di capacità installata: solo il fotovoltaico crescerà dagli attuali 20 GW a 52 GW nel 2030. E oltre 30 GW addizionali di fotovoltaico (ben più dl raddoppio) rappresentano un salto epocale. Ma questi numeri, che già raccontano la rivoluzione in atto, sono da considerare sottostimati perché l’Unione europea, proprio in questi giorni, sta discutendo dei nuovi obiettivi al 2030. La Commissione ha proposto di arrivare almeno al 55% di taglio delle emissioni di CO2, il Parlamento chiede di salire al 60%. Vuol dire che l’impegno dell’Italia dovrà crescere ulteriormente rispetto agli obiettivi indicati dal Pniec.

Un’accelerazione che offrirà al Paese, come abbiamo visto, numerosi vantaggi sul piano della protezione della salute, della difesa dell’ambiente, dell’aumento della competitività. E in questa prospettiva il ruolo di Terna appare centrale. Sia come operatore di sistema sia come abilitatore del sistema stesso.

Si tratta infatti di completare un percorso che ha già portato a una modifica strutturale del nostro sistema energetico. Mentre alla fine del secolo scorso chi trasmetteva l’energia si doveva occupare del dispacciamento di un sistema che vedeva 800 impianti di produzione, oggi se ne contano 800mila. Presto arriveremo a un milione e, per raggiungere gli obiettivi al 2050, questo numero dovrà crescere ancora.nNon si tratta di ipotesi astratte ma di una realtà già in movimento.

Occorre far crescere efficienza e affidabilità del sistema energetico investendo su competenze, tecnologia e innovazione

Terna ha ricevuto richieste di connessione che, proiettate nell’arco dei prossimi 10 anni, produrranno cambiamenti significativi, dando un contributo importante alla proiezione della rete italiana in uno scenario avanzato. Un contributo importante ma non ancora sufficiente per il raggiungimento dei target indicati dall’Unione europea. Questo significa che dovremo impegnarci ancor di più per accelerare un percorso che ci ha già visto guadagnare posizioni nel contesto internazionale. Anche perché altri Paesi stanno migliorando sensibilmente le loro performance. Quest’anno – per i motivi sopra indicati - abbiamo registrato diversi momenti in cui più del 50% dell’energia è stata erogata tramite produzione da fonti rinnovabili. Su base annua, mediamente, tale livello è stato circa il 40%. Tuttavia, l’obiettivo è ancora lontano e quell’obiettivo sarà la grande sfida per il futuro. Occorre investire, e Terna ha deciso di farlo perché la situazione globale non consente rallentamenti nel cammino dell’innovazione. Attualmente le fonti fossili sono ancora responsabili di oltre l’80% dei consumi globali di energia: è fondamentale un cambio di rotta per ridurre la dipendenza da questo tipo di energia e limitare l’aumento di temperatura a cui è sottoposto il pianeta.

Si tratta di far crescere efficienza e affidabilità del sistema energetico. Per un operatore primario di trasmissione e dispacciamento questo si traduce in investimenti su competenze, tecnologia e innovazione per gestire al meglio le attività di sviluppo e manutenzione della rete (Transmission Operator) e per garantire la pianificazione e la gestione in sicurezza e qualità del servizio elettrico (System Operator). Per sostenere l’energy transition occorrono in particolare: 1) investimenti nella rete finalizzati all’ integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili e all’incremento della affidabilità e resilienza del sistema, risolvendo gli imbottigliamenti di rete e potenziando le dorsali di trasporto dell’energia da dove si produce a dove si consuma, anche grazie al rafforzamento delle interconnessione internazionali; 2) nuova capacità di storage, per consentire l’esercizio del sistema e minimizzare l’overgeneration; 3) effettiva realizzazione ed entrata in esercizio delle fonti rinnovabili.

È una missione da cui dipende la competitività del Paese. Terna farà la sua parte. Quella di abilitatore della trasformazione in corso, di stimolo di una trasformazione produttiva e industriale che richiede un impegno corale di imprese, istituzioni e stakeholder, chiamati a collaborare per delineare strategie ed implementare progetti basati sul rilancio della capacità di ricerca, innovazione e competitività e incentrati sugli obiettivi di decarbonizzazione, efficienza energetica e sicurezza. Per centrare questo obiettivo realizzeremo ingenti investimenti, in grado – tra l’altro – di aiutare il Paese a riprendersi dopo il duro colpo della pandemia.

* Responsabile sostenibilità di Terna

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