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Quando il"fate i bravi" non basta: 34 Aziende sanitarie e ospedaliere commissariate in Italia

Mentre lo storytelling governativo continua a imputare al cittadino la colpa dei numeri del Covid-19, Openpolis fa un'analisi dei numeri delle aziende sanitarie e ospedaliere. Spaventosi.

Maddalena Bonaccorso
I marchi indipendenti sfidano il Coronavirus

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Dopo 10 mesi di pandemia, 1.770.149  casi accertati e –purtroppo- 61.730 morti (dati odierni della John Hopkins University of Medicine), il nostro Paese è ancora giornalmente sottoposto alla narrazione governativa e fintamente paternalistica del “fate i bravi, se no il Covid non se ne va più”.
Ma se nei primi mesi, e parliamo di marzo/aprile, davanti a un nemico che ci aveva travolti per primi nel mondo con la forza di uno tsunami, la retorica dell’ormai celebre #iorestoacasa poteva anche avere un minimo di senso compiuto, adesso l’Italia non ci sta più.
Perché ormai da mesi i veri problemi sono usciti allo scoperto e la popolazione, stremata dalla pandemia e dalla crisi economica figlia di lockdown generalizzati e provvedimenti spesso inspiegabili, ha capito che non sta soltanto nei piccoli comportamenti di tutti i giorni la chiave di volta per uscire dal Covid, ma nelle macro-decisioni che vengono prese (o non prese, o prese male) a Roma.
Certo, noi tutti possiamo fare la propria parte –e dobbiamo farla, ci mancherebbe- con l’uso corretto delle mascherine, con il distanziamento sociale e soprattutto con la pratica di quella cara, vecchia cosa che si chiamava “buonsenso”, ma davanti ai numeri che oggi ha diffuso Openpolis, si capisce bene dove stiano (anche) i problemi.
Si parla di 225 Aziende ospedaliere e sanitarie, cioè le strutture del sistema sanitario più prossime al cittadino, alle quali oltre alla cura dei pazienti sono demandate poche e marginali cose, tipo il controllo della pandemia sul territorio, le esecuzioni dei tamponi, il contact tracing, i controlli dei malati a casa, le certificazioni di avvenuta guarigione, la “liberazione” dei negativi, insomma, possiamo anche dire “tutto ciò che riguarda il Covid”.
Ebbene, di queste Aziende, oggi 34 sono commissariate: il 15 per cento. Al posto quindi di un direttore generale c’è un commissario straordinario. Sappiamo tutti bene cosa succede quando un ente è commissariato, è persino inutile indugiare sull’argomento.
Di queste 34, nove si trovano in Calabria, regione martoriata dalla pandemia, colpita al cuore dalla morte del governatore Iole Santelli e protagonista di una soap opera che sarebbe comica –se non fosse invece tragica- sulla disperata ricerca di un commissario alla Sanità che si caricasse sulle spalle la situazione. Trovato, alfine, in Guido Longo, ex prefetto in pensione con 40 anni di onorata carriera alle spalle, che non ha voluto dire di no: stima, molta stima, però vedremo se riuscirà a imporsi e a migliorare la situazione.
Ma continuando sui numeri di Openpolis: in 3 regioni (Valle d’Aosta, Umbria e la stessa Calabria) tutte le aziende sanitarie sono commissariate, regalando a questi territori un’invidiabile –si fa per dire- uniformità: non c’è un “vero” direttore generale in nessuna delle Province (in verità in Valle d’Aosta l’azienda è comunque una sola) in Umbria sono commissariate sia le due aziende sanitarie che le due ospedaliere,  e in definitiva non è dato sapere come, in queste condizioni, si possa far fronte al virus
Rispetto al marzo 2020, quando la pandemia era appena iniziata –e già l’unico modo per fronteggiarla era il “fate i bravi”, peccato che lo sia ancora adesso- le aziende sanitarie commissariate sono aumentate di 4 unità: erano 30, ora sono 34, perché sono di più in Basilicata, Lazio, Sicilia e Piemonte, mentre sono diminuite in Campania ed Emilia Romagna.
Non è finita: sono ben 26 le aziende in cui, dal marzo 2020 a oggi, è cambiata almeno una volta la persona che faceva funzione di direttore generale, e questo cambio è successo proprio nei mesi del Covid-19: possiamo quindi dire che nel 15% delle Ao o della Asl il cambio al vertice è capitato, per naturale scadenza o per altri motivi, proprio quando sarebbe servita continuità.
Facile trarre le conclusioni, da questi dati forniti da Openpolis: se attualmente l’Italia è il terso Paese peggiore al mondo per letalità da Covid-19 con 4 morti ogni 100 malati (peggio di noi solo Messico e Iran) non è certo perché l’italiano “non fa il bravo” o cerca di compiere azioni estremamente sovversive come cambiare Comune spostandosi di un chilometro e mezzo (in barba ai divieti) per non lasciar da soli i genitori.
C’è qualcosa di molto più importante, da aggiustare e da cambiare: e questo qualcosa non siamo certo noi, cittadini italiani dell’anno primo della pandemia.
 
 
 

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