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Centri commerciali chiusi nei festivi e prefestivi: impazza la polemica

Il DPCM del 3 dicembre proroga la chiusura dei negozi delle gallerie commerciali. Ma le aziende non ci stanno e vanno al contrattacco

Maddalena Bonaccorso
E anche negli Usa i negozi fisici vanno alla grandissima

 
La proroga della chiusura dei centri commerciali nei giorni prefestivi e festivi, misura contenuta nell’ultimo DPCM del 3 dicembre, sta dando vita a un’enorme ondata di proteste, a livello nazionale, portata avanti da tutti i player del settore.
Si accusa infatti il Governo di privilegiare gli ipermercati presenti all’interno dei centri commerciali –che possono stare aperti perché vendono anche alimentari- a discapito dei negozi presenti nelle gallerie costretti a rimanere chiusi: proprio al riguardo già ieri abbiamo dato conto delle proteste dell’amministratore delegato di Kasanova, dei grandi giocattolai italiani e di tutta una serie di imprese e consorzi (tra i quali COOP e Confcommercio).
Ma oggi si arriva ad accusare il nuovo Decreto, con le sue misure restrittive, di favorire gli assembramenti, anziché limitarli: proprio questo infatti è il contenuto della nota formalizzata oggi in una lettera aperta che il CNCC (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali) ha inviato al ministro Lamorgese per rivolgere alcune osservazioni rispetto alle chiusure nei giorni festivi, prefestivi e nei weekend dal 4 dicembre fino al 15 gennaio.
L’Associazione, che teme una perdita di incasso del 75% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a causa delle chiusure imposte,tiene a sottolineare come l’apertura senza limitazioni di negozi e grandi magazzini nelle cosiddette “vie dello shopping”, a differenza di quelli situati nei centri commerciali, generi un effetto contrario a quello desiderato, provocando assembramenti nei centri città, situazione a cui si è assistito negli ultimi weekend caratterizzati dagli acquisti natalizi.
Il CNCC ribadisce anche di aver fornito ai propri associati, sin dal primo lockdown Linee Guida organizzative e di comportamento che sono state adottate per rendere le strutture più sicure e per agevolare il lavoro dello Stato nel contenimento della pandemia: dal contingentamento degli ingressi e l’installazione di termoscanner, all’igienizzazione e sanificazione giornaliera – anche degli impianti di aereazione -, oltre ad un rafforzamento della vigilanza privata all’interno delle strutture per evitare qualsiasi affollamento. Si tratta di pratiche che costituiscono un significativo elemento di differenziazione e di vantaggio rispetto alle cosiddette “vie dello shopping”, in cui risulta oggettivamente difficile, da parte delle Forze dell’Ordine, un monitoraggio ed un puntuale conteggio delle persone che si concentrano in questi luoghi, a maggior ragione non disponendo dell’alternativa dei centri commerciali aperti.
 
 
 
 
 

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