Trump ha ragione: via subito
l’immunità ai social network

Il presidente uscente minaccia di porre il veto alla legge che vorrebbe perpetuare questo diritto assurdo che mette i social al riparo dalle responsabilità che invece gravano sugli editori tradizionali, e permette loro di propagare infamie senza pagare pegno

Sergio Luciano
Trump: virus da laboratorio di Wuhan Rampini lo prende sul serio, il NYT no

Anche un orologio fermo, due volte al giorno dice la verità. E quindi non si permettano i detrattori di Donald Trump – tantissimi, viste anche le infinite occasioni di critica che il biondone ha offerto in quattro anni! – di negare che l’ultima provocazione del presidente in uscita ha tutta la sostanza che merita un atto politico di livello: minacciare il veto alla legge sconsiderata con cui il Congresso vorrebbe perpetuare la disgustosa norma che garantisce l’immunità ai social network rispetto ai contenuti pubblicati in essi da “terzi”, cioè da tutti noi.
Sia chiaro: Trump se ne strafotte della libertà d’espressione, della democrazia e di altri dettagliucci del genere. Quel che persegue è la possibilità di attaccare Twitter (in particolare, ma non solo) per la sua scelta di censurare alcuni dei post suoi e dei suoi seguaci considerandoli fake news. Ma qui ha ragione da vendere!
Proviamo a spiegare perché. Gli algoritmi di Facebook e degli altri social, Twitter compreso, sono costruiti apposta per enfatizzare le espressioni più estreme, per portare alla ribalta carognate, volgarità, insulti, minacce eccetera. Per fare audience, per fare engagement.
Se questi social potessero essere aggrediti in giudizio come editori tradizionali, perderebbero - a causa di questa continua e incalzante esposizione di ingiurie e infamie di cui si rendono protagonisti e complici – migliaia di cause e finirebbero in ginocchio: chiusi o dissanguati dai risarcimenti. Ma grazie a questa legge indecente che garantisce loro l’immunità la fanno franca. La scrissero politici amici loro – solo amici? – fingendo di bersi la bufala che i social non possono, anche volendo, filtrare preventivamente i contenuti di chi li usa.
Siamo, con tutta evidenza, di fronte alle menzogna del secolo. Tutta l’intelligenza artificiale dei social è costruita per riconoscere al volo contenuti e temi dei post che vengono inseriti nei loro sistemi per poterli utilizzare bersagliando i malcapitati utenti di messaggi pubblicitari intonati ai post stessi. Facebook e Twitter vivono spiando quel che ci scriviamo dentro. Potrebbero, se solo volessero, intervenire in automatico tutte le volte in cui qualcuno sgarra. E difatti Facebook – che pure verso Trump ha ostentato neutralità, proprio per prevenire l’accusa di saper censurare chi vogliono quando vogliono – ha da poco annunciato l’introduzione di un primo filtro anti-odio.
Ma allora, volendo, anche i social fanno gli editori! Ebbene, via l’immunità e mettiamo questi ventilatori di escrementi intellettuali con le spalle al muro!
Su questo ha straragione. Speriamo davvero che Biden non volti le spalle a questa sacrosanta linea di severità contro gli inquinatori mondiali della democrazia. Peraltro, tutti i democratici americani, sia pure in clamoroso ritardo, hanno attaccato i social e ne propongono l’indispensabile smembramento. Da come Biden agirà su questo fronte si capirà se dorme, come dicono i detrattori che lo chiamano “Sleepy Joe” o se vive in un accettabile stato di veglia.
 
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

Economy Mag