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Riformare burocrati e giudici
È un assurdo, ma crediamoci

Tutti blaterano di riforme radicali ma nessuno osa farle. Troppi interessi lavorano per il peggiore degli status quo. Ma l’Europa ce lo chiede: a chiare lettere. Conte risponde con il palliativo (indispensabile) dei commissariamenti. Ma alla fine senza riforme non si svolta. E’ possibile farle? Sembra assurdo. Ma quest’è un’epoca in cui le cose assurde succedono.

Sergio Luciano
Per Conte una settimana che è una maratona

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I sabotatori siamo noi. Siamo noi che stiamo rischiando di far perdere all’Italia il treno del Recovery Fund. Abbiamo voglia a prendercela con la politica: merita ogni vituperio, per carità. Ma li eleggiamo noi. E se sbagliano, li riconfermiamo.
E facciamo bene a prendercela con la burocrazia: merita ogni ignominia. Però siamo noi, sono nostri amici, parenti, vicini di casa i burocrati che bloccano le nostre pratiche: mica sono marziani.
E quando ricorriamo agli avvocati contro una giustizia che fa schifo oppure contro un fisco che soffoca gli onesti e ignora i veri furbi ci appelliamo ai nostri commercialisti, facciamo bene: è legittima difesa. Ma ricordiamoci che avvocati e commercialisti – senza offesa: anche chi scrive ha tanti amici tra loro – sono oggettivamente due ruoli professionali che se giustizia, fisco e pubblica amministrazione italiani funzionassero bene vedrebbero dimagrire, forse dimezzare, i loro effettivi, come accade nei paesi civili, dove non a caso l’incidenza “pro capite” di queste professioni su 100  mila abitanti è molto inferiore che da noi.
E allora?
Allora sarebbe essenziale che proprio la politica spezzasse il circolo vizioso tra l’inefficienza della macchina pubblica e le sue vittime, passive e come rassegnate nel caso dei cittadini “normali” o in qualche modo paradossalmente beneficiarie.
Ebbene: di questo si parla, quando si parla di “riforme”.
Con il suo consueto tono garbato e quasi affettuoso, la presidente della Commissione europea Ursula Van der Leyen l’ha detto chiaro e tondo: “Le riforme sono le basi per la ripresa. Solo con le giuste riforme l’Italia può garantire che Next Generation Eu risponda alle aspettative dei suoi cittadini». E ancora: «Penso, ad esempio, a riforme volte ad accelerare il sistema giudiziario e la pubblica amministrazione, aspetto essenziale per attrarre investimenti e infondere fiducia al settore pubblico».
Hai detto niente! Sono almeno trent’anni che l’efficienza della pubblica amministrazione italiana è in declino ed il nostro Paese è ormai saldamente agli ultimi posti di tutte le classifiche. Dopo lo scandalo Palamara, la totale inadeguatezza della magistratura a fronteggiare le esigenze del Paese, sia nel penale che soprattutto nel civile, non solo si è riconfermata per la sua gravità ma ha anche rivelato le sue matrici in primis politiche e morali, oltre che giuridiche e operative.
Un disastro totale.
Allora si spiega perché il premier Conte vagheggi continuamente di comitati tecnici che si sostituiscano alle filiere decisionali ministeriali. Poi i partiti storcono il naso, ma tutti sanno che senza i commissariamenti le cose in Italia non si fanno, com’è accaduto a Genova col ponte. Però commissariare basta forse a gestire le emergenze, non a costruire le strategie. Per quelle, davvero ci vogliono riforme.
Quindi nella Città del Sole, se Roma fosse baciata da un miracolo, Conte gestirebbe due tavoli: da una parte i commissariamenti per fare il massimo possibile nel contesto dato e farlo subito; dall’altra, una riforma di burocrazia pubblica e magistratura ad alzo zero, che smantelli sul serio vischiosità parafeudali e correntizie, incastri alle loro responsabilità i grand commis e i magistrati fannulloni o asini, non in una logica punitiva ma in una visione meritocratica, vincolando le carriere ai successi e non – come oggi - all’anagrafe.
Ma ve l’immaginate? E’ mai possibile che la politica – artefice dell’attuale disastroso ordinamento, voluto per collocare in ruoli chiave dirigenti che fosse ad essa asserviti – sia oggi capace di promuovere la palingenesi? Bah… sembra impossibile.
Però sembrava anche impossibile che la pandemia fermasse il mondo per un anno. Che l’Europa sospendesse il patto di stabilità. Che il debito pubbico potesse salire al 160%. E invece, e purtroppo, tutto questo è stato possibile. I traumi storici innescano storiche reazioni. Forse è la volta buona.
“Credo quia absurdum” diceva, forse, Tertulliano. Appunto: sperare in una riforma radicale di burocrazia e magistratura è assurdo. Ma crediamoci. Se non ora, quando?
 
 
 

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