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sustainability & circular economy - mobility

Quel cocktail di energie che muove il cambiamento

L’approccio di Eni alla mobilità sostenibile è un mix di soluzioni che coniugano efficienza e decarbonizzazione: dal car sharing ai biocarburanti... fino ad arrivare all’idrogeno

Marina Marinetti

La sostenibilità è come un cocktail: per riuscire, quel che conta è il giusto rapporto fra i vari ingredienti. Così è per Eni che, da protagonista attivo della decarbonizzazione, muove il cambiamento. Letteralmente: si applica anche alla mobilità l’approccio carbon neutral con cui Eni punta a identificare un mix sinergico di soluzioni innovative per garantire la progressiva minimizzazione dell’impatto ambientale, incrementando al tempo stesso l’efficienza per il consumatore. «La nostra strategia prevede, accanto a gas e biocarburanti, anche lo sviluppo di rinnovabili tradizionali come solare ed eolico, così come nuove tecnologie che possano permetterci di arrivare nel medio o nel lungo periodo allo sfruttamento di nuove fonti, come l’energia dalle onde del mare fino ad arrivare addirittura alla fusione nucleare», spiega a Economy Giuseppe Ricci, Direttore Green/Traditional Refinery and Marketing di Eni: «quindi un approccio olistico nel vero senso della parola, che ci permette di poter sfruttare le nostre capacità e di affiancare tutte le soluzioni per portarle avanti in modo parallelo».

Così, il cocktail prevede diversi ingredienti. Se è vero che nei trasporti stradali leggeri, soprattutto in ambito urbano, il vettore elettrico rappresenta una soluzione già disponibile per migliorare la qualità dell’aria in città, è altrettanto vero che al momento ricopre una percentuale molto bassa del parco circolante italiano, anche per via della carenza di infrastrutture. Ecco perché Eni ha da tempo avviato un programma di sviluppo della rete di ricarica elettrica e prevede l’installazione di colonnine in circa 350 stazioni di servizio Eni, oltre all’installazione di stazioni di ricarica ultra-fast, grazie ad un accordo stipulato con Ionity. Ma non basta. E nel cocktail si aggiunge un altro ingrediente: lo sharing dei veicoli, la soluzione per decongestionare il traffico e potenziare il sistema di trasporto pubblico. Eni già nel 2013 ha lanciato Enjoy, il servizio di car sharing free floating, ed è oggi presente in cinque città (Roma, Milano, Firenze, Torino e Bologna) con circa 2400 Fiat 500 e 100 Fiat Doblò,  con l’obiettivo, appunto, di ridurre il parco veicoli privato, decongestionare il traffico e migliorare la qualità della vita di chi vive e lavora in città, un servizio gestibile interamente tramite app da smartphone.

E fuori dai centri urbani e sulle lunghe percorrenze? Ci sono i biocarburanti: oli vegetali idrogenati Hvo (Hydrotreated Vegetable Oil), o ancora il biometano. Sono già compatibili con il parco circolante e quindi in grado di contribuire fin da subito alla riduzione di emissioni, in grado quindi di accompagnare la transizione e la lenta sostituzione del parco veicolare. Eni è impegnata verso la sostenibilità dei trasporti già da diversi anni, e un passo importante in tal senso è stata la conversione, rispettivamente nel 2014 e nel 2019, delle raffinerie di Venezia e Gela in bioraffinerie, nelle quali vengono prodotti biocarburanti come appunto l’Hvo (Hydrotreated Vegetable Oil) a partire dalla valorizzazione di materie prime vegetali e oli alimentari esausti (Uco) in un’ottica di economia circolare. Non solo: Eni ha incluso nella propria strategia di lungo termine l’obiettivo di espandere al 2050 la capacità di raffinazione “bio” a oltre 5 milioni di tonnellate/anno, riducendo progressivamente l’utilizzo dell’olio di palma al 50% nel 2021 fino alla sua eliminazione già dal 2023, con sette anni di anticipo rispetto al limite imposto dalla Commissione Europea e al contempo massimizzando l’utilizzo di feedstock di seconda generazione e advanced.

Poi ci sono i trasporti pesanti: se al momento la soluzione elettrica presenta maggiori criticità, legate fondamentalmente alle autonomie richieste e ai tempi di rifornimento, è comunque possibile decarbonizzare i trasporti pesanti attraverso i biocarburanti, come l’Hvo, appunto, e il biometano in forma liquida Lng e nel medio/lungo termine attraverso motorizzazioni fuel cell alimentate a idrogeno. Eni promuove la mobilità a gas, sia compresso (Cng) che liquefatto (Lng), promuovendo il biometano attraverso iniziative che ne valorizzino l’intera filiera, dalla produzione da biomasse di scarto della filiera agricola e dell’allevamento e da Forsu (la Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano, altrimenti detto “umido”), alla purificazione ed eventuale liquefazione, fino alla commercializzazione nelle proprie stazioni di servizio. I biocarburanti come Hvo e biometano contribuiscono alla riduzione delle emissioni legate alla filiera di produzione ed utilizzo dei carburanti stessi, secondo un approccio Wtw (well to whell, dal “pezzo” alla ruota) ovvero dalla produzione all’utilizzo. Infatti la CO2 biogenica assorbita dalle biomasse utilizzate per la produzione di biocarburanti consente di ridurre in modo significativo le emissioni Wtw del biocarburante rispetto all’equivalente fossile.

Lng e biocarburanti rappresentano le uniche soluzioni tecnologiche applicabili su larga scala per la decarbonizzazione nel medio periodo nel settore marina, mentre per l’aviazione, che ha subito profonde ripercussioni legate al Covid-19, le uniche soluzioni tecnologicamente valide e applicabili immediatamente riguardano i Sustainable aviation fuel o Saf, ovvero carburanti tradizionali miscelati con percentuali di biocarburanti. «In Eni la mobilità sostenibile viene affrontata con un approccio olistico», conferma Giuseppe Ricci: «cercando di mettere a disposizione del consumatore tutti i vettori energetici per gestire la transizione, quindi continuando a fornire i vettori energetici tradizionali con benzina, gasolio e Gpl per i clienti che dovranno ancora utilizzarli, dato che il periodo di transizione non sarà brevissimo, considerato che il parco veicoli italiano ha un’età media tra i 12 e i 14 anni. Nel frattempo abbiamo già iniziato ad affiancare ai prodotti tradizionali i biocarburanti, il gas compresso e liquefatto, il biogas, l’energia elettrica...».

E nel futuro c’è anche l’idrogeno, che si sta affacciando sul mercato nuovamente dopo una ventina d’anni da quando Jeremy Rifkin aveva scritto “Economia all’idrogeno”. «L’idrogeno rappresenta un’altra opportunità molto interessante per il nostro Paese, per l’Europa e per il mondo intero», conferma il Direttore Green/Traditional Refinery and Marketing di Eni, che è il primo produttore di idrogeno in Italia, con più della metà della produzione nazionale ed è attiva con due iniziative pilota per la realizzazione di stazioni di rifornimento per veicoli fuel cell alimentati a idrogeno. A San Donato Milanese e sulla terraferma veneziana saranno realizzate le due stazioni di rifornimento, e attraverso una partnership con Toyota circoleranno circa 20 vetture fuel cell per sperimentare la mobilità a idrogeno. «L’idrogeno non è “la” soluzione: è una delle soluzioni, in uno scenario di sostenibilità che vede, per Eni, un approccio, appunto, multidisciplinare. Però l’idrogeno è un elemento di congiunzione: alla fine diventerà un vettore energetico come lo sono oggi il gas e l’energia elettrica. La rete idrogeno, se associata con la cattura e il riutilizzo e stoccaggio della CO2, può costituire una nuova rete come oggi sono le reti gas o dell’energia elettrica. Bisognerà mettere insieme diversi soggetti che collaboreranno e si integreranno in modo complementare: dallo sviluppo delle tecnologie ai produttori, dai distributori agli utilizzatori associati. Oggi l’idrogeno viene prodotto da gas con il Ccs (Carbon Capture and Storage), domani lo sarà dai rifiuti e dopodomani dall’elettrolisi. Ma è dalla combinazione di tecnologie e soggetti diversi che si potrà sviluppare il cluster idrogeno».

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