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L’eccellenza si impara
dai maestri d’arte

Dal mosaico all’oreficeria, dal merletto alla pelletteria, dalla calzatura alla liuteria: il made in Italy si regge su professionalità che rischiamo di perdere. Ma la Fondazione Cologni ha già messo in campo il “Piano B”

29 Ottobre 2020

Davide Passoni

La pandemia ha messo in ginocchio i maestri d’arte italiani: con l’assenza di turismo e la chiusura delle botteghe, corriamo il rischio che tanti artigiani debbano chiudere. Sarebbe come se l’Italia chiudesse i propri monumenti. I nostri artigiani sono tesori viventi e desideriamo che il Governo prenda a cuore anche questo comparto, sostenendolo con misure specifiche». A parlare è Alberto Cavalli, direttore generale della Fondazione Cologni, che da 25 anni promuove iniziative culturali, scientifiche e divulgative per la tutela e diffusione dei mestieri d’arte. Grazie alla lungimiranza di Franco Cologni, classe 1934, che la fondò nel 1995 e che la presiede con generosità e l’energia di un trentenne, che ha a cuore il presente e il futuro dei mestieri d’arte italiani.

«Ci siamo rivolti al Mise e al Mibac per chiedere misure urgenti e concrete a sostegno del comparto dell’artigianato artistico, che spesso soffre di una sorta di invisibilità - prosegue Cavalli - È vero che ci sono tante emergenze da affrontare, ma se si dimentica questa spina dorsale dell’eccellenza del made in Italy si tradisce la vocazione dell’Italia, che spinge il Paese a produrre oggetti meravigliosi, beni di lusso e d’eccellenza; nell’idea di “beni” c’è il concetto che non si tratta di oggetti come gli altri e gli artefici di questi oggetti che tutto il mondo desidera sono proprio i maestri d’arte».

Per sostenere quest’anima dell’eccellenza artigiana italiana, la Fondazione ha recentemente rilanciato il sito www.scuolemestieridarte.it. Un progetto che punta a formare e sostenere una nuova generazione di maestri d’arte, per proteggere e tramandare il grande patrimonio italiano di cultura, di bellezza e di saper fare. «Il rilancio del sito è stata una scelta improrogabile. Ci siamo resi conto che non è frequente che i giovani seguano una carriera da maestri d’arte perché non conoscono i mestieri d’arte. Per tanto tempo i maestri d’arte sono rimasti figure di sfondo, raccontati in funzione di marketing per giustificare scelte manifatturiere, ma non sempre a nostro avviso sono stati presentati come esempi e modelli da seguire. Oggi per noi è importante che i giovani sappiano che il loro lavoro può renderli felici, devono scegliere di essere felici di ciò che fanno e i maestri artigiani sono l’esempio migliore di questo approccio».

Il portale, riprogettato con una nuova veste grafica e funzionalità avanzate, è online con una prima selezione di circa 60 scuole e una ricca varietà di offerte formative: dalle Scuole di Alta Formazione alle Accademie, dai Centri di Formazione Professionale agli Istituti Tecnici Superiori, per comprendere realtà accessibili a giovani studenti, ma anche a esperti professionisti che desiderano apprendere un mestiere o consolidare le proprie competenze. Una selezione di enti di formazione che riflette la varietà dei mestieri che si possono apprendere: dal mosaico all’oreficeria, dal merletto alla pelletteria, dalla calzatura alla liuteria, dal restauro alla sartoria per lo spettacolo. Con al centro, sempre, la figura del “maestro”.

«La Fondazione Cologni - conferma Cavalli - assegna ogni due anni il titolo di Mam, Maestro d’Arte e Mestiere, a una selezione di maestri artigiani. Leggendo le loro storie si resta colpiti dall’entusiasmo, dalla passione, dal desiderio che ancora questi uomini e queste donne hanno, anche in età avanzata, di lavorare, conoscere e scoprire. La loro è quella che io chiamerei “la felicità del fare”: secondo noi è un messaggio straordinario da passare alle giovani generazioni. Non c’è niente di facile né di scontato, ma avere la possibilità di trasformare il proprio talento e la propria passione in una professione è importante, specialmente oggi».

Il sito fa parte di un progetto digitale più ampio della Fondazione chiamato Wellmade, un portale creato per presentare le migliori botteghe artigiane d’Italia, più di 400 in tutto il Paese. Nato nel 2015 dalla collaborazione con il duo di designer di Whomade, Dario Riva ed Edoardo Perri, conta su una piattaforma lanciata a ottobre 2016 che permette di scoprire i migliori artigiani in Italia, conoscere il loro lavoro e recensire i loro prodotti e servizi su misura. Wellmade è oggi una community animata da oltre 500 eccellenti artigiani, circa 15mila utenti attivi, 34 ambasciatori e 16 circuiti partner. «I due siti sono indipendenti, ma collegati e fanno da ponte l’un l’altro per incrociare domanda e offerta. Diamo un’ulteriore spinta a questo dialogo sul lavoro con i nostri progetti di tirocini formativi: ogni anno la Fondazione ne finanzia alcune decine, della durata di sei mesi, destinate ai giovani artigiani. Ci impegniamo per fare in modo che ci siano nuovi talenti che intraprendano questa strada, difficile certo, ma molto suggestiva».

www.scuolemestieridarte.it è il portale sul quale sono presenti 60 scuole e una ricca varietà di offerte formative

Anche perché c’è spesso il percepito che il settore che produce il lusso si autosostenti e viva in un suo Eldorado, ma ci si dimentica che è composto da imprese e che ha le medesime esigenze di ogni altro comparto produttivo, pur con una specificità tutta sua: «La cultura del fare e del fare bene è la parte più bella dell’economia italiana - conferma Cavalli - basata sulla conoscenza, sull’invenzione, anche sulla sostenibilità grazie a un modello da sempre contrario allo spreco, alla produzione sovranumeraria, attento alle esigenze del cliente. Anche per questo ci siamo sentiti di invitare le istituzioni a guardare con attenzione a questo mondo».

Un mondo che suscita ancora interesse verso i giovani, al di là della funzione che iniziative come Wellmade e www.scuolemestieridarte.it possono avere per attrarre talenti e allargare la base professionale del nostro artigianato artistico? «Rispetto a una decina d’anni fa le cose vanno meglio. Oggi avere un’abilità per trasformare creativamente la materia ed essere competenti sta tornando a essere un valore anche per i giovani; certo la strada è molto lunga. La si sceglie se la si conosce, se la si ama, se si ha di fronte un esempio autentico. Credo che le giovani generazioni abbiano bisogno di autenticità: non serve proporre modelli che non corrispondono ai desideri delle persone. Autenticità significa anche comprendere i propri talenti: quando si conoscono i maestri d’arte, quando si capisce quanto essi sono stati felici nella loro vita e con chi si sono rapportati, si apre un mondo. In Italia abbiamo sarti che hanno vestito capi di stato e teste coronate, ma oltre alla moda anche la gioielleria, il design, l’arredamento lavorano con materiali di altissimo pregio e portano le proprie creazioni in tutto il mondo. Ci sono carriere che nemmeno si sospettano, per questo esistono fondazioni come la nostra che fanno cultura del mestiere d’arte: se non vedi le possibilità che questo ti offre, come fai a sceglierlo, ad amarlo, a sapere che esiste? Non c’è nulla di più triste del talento sprecato».

Uno sprofondo dell’artigianato artistico italiano chiuderebbe anche un rubinetto generoso per le casse dello Stato: «Parliamo di un settore che comprende realtà con un peso enorme, non solo sul fronte dei numeri dal punto di vista occupazionale: ci sono aziende che sono contribuenti importanti e fonte di ricchezza anche perché innovano, sono flessibili, sperimentano. Se le marche di auto più importanti sono tedesche, ma le più desiderate sono italiane, un motivo ci sarà», conclude Cavalli. «Abbiamo in tutti i campi una marcia in più, innestata dal desiderio di soddisfare i sogni degli altri e al contempo anche i nostri». Sprecare tutto questo sarebbe criminale.

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