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Se i cervelli non fuggono
i costi si dimezzano

Un esempio? La durata delle valvole cardiache biocompatibili: grazie a una tecnologia sviluppata da una squadra di biologi padovani dureranno vent’anni anziché dieci. Ecco la storia della startup Bci

Stefano Fossi
Se i cervelli non fuggonoi costi si dimezzano

L'accostamento sorge spontaneo. Ricordate “Smetto quando voglio”, il film in cui un geniale ricercatore di neurobiologia (Edoardo Leo) prossimo ai 40 anni, licenziato dal barone universitario, inventa una smart drug con una molecola non ancora classificata come illegale, e la vende sul mercato con immediato profitto, mettendo insieme una banda composta da amici laureati con il massimo dei voti e salariati con il minimo? Ebbene a Padova una banda di quarantenni provenienti dalla biologia e dalla gavetta nei dipartimenti di ricerca universitari ha deciso di mettersi in proprio e di tentare l’azzardo dell’impresa, muovendosi però diversamente dal film nel perimetro della legalità.

Il risultato di questo azzardo è stato stupefacente (inteso come aggettivo non come sostantivo). La startup Bci (BioCompatibility Innovation), ha inventato una tecnologia tutta italiana che consente di raddoppiare la vita delle valvole cardiache di origine animale grazie all’utilizzo di principi attivi di derivazione naturale. Una “ricetta” che potrebbe avere un enorme impatto  a livello mondiale, tanto che adesso gli ex ricercatori veneti sono corteggiati da colossi statunitensi e cinesi. Bci, azienda con il cuore a Este, in provincia di Padova, è riuscita a operare e a realizzare la propria idea grazie anche ai finanziamenti europei Horizon 2020 e al riconoscimento della Fondazione Golinelli, uno dei più importanti centri di ricerca a livello europeo che ha deciso di investire su di loro dopo una decisiva sperimentazione effettuata al Policlinico Universitario Gemelli di Roma. La Fondazione ha scelto Bci per G-Factor, un ambiente e un progetto il cui obiettivo è quello di supportare ricercatori con vocazione imprenditoriale e neo-imprenditori nell’ambito delle scienze, aiutandoli a diventare imprese in grado di affermarsi sul mercato con successo, creando modelli replicabili e scalabili. Bci è così entrata così a far parte dell’élite formata da nove start up, tra i primi “inquilini” dei cinquemila metri quadrati del nuovo incubatore-acceleratore. Le nove startup sono state selezionate tra 124 candidature di livello internazionale. Ma l’interesse per il trattamento sviluppato dai biologi Alessandro Gandaglia e Filippo Naso, fondatori di Bci con il medico Ugo Stefanelli, ha varcato in breve tempo i confini nazionali.

Bci è riuscita a realizzare la propria idea anche grazie ai finanziamenti europei Horizon 2020 e alla Fondazione Golinelli

Le valvole cardiache biologiche di Bci hanno una durata doppia rispetto a quelle tradizionali, circa 20 anni rispetto ai 10 anni attuali. Alla base del procedimento messo a punto dai ricercatori padovani c’è l’inattivazione della molecola alpha-Gal, quella che scatena le reazioni avverse nelle attuali protesi valvolari. Calcificazioni che si presentano nel 50% delle valvole e portano alla sostituzione mediamente dopo 10 anni dall’impianto. Con il metodo Facta, invece, i tempi raddoppiano: con beneficio in primis per la salute dei pazienti, ma anche per il sistema sanitario pubblico. «Nel mondo oggi vengono impiantate circa 400mila protesi all’anno ed entro il 2050 è previsto che ne vengano impiantate circa un milione, questo per via dell’invecchiamento della popolazione», spiega Gandaglia. «Quando parlo di mondo parlo di Europa e Stati Uniti. Si pensi che il costo sociale di impianto di queste valvole è pari a circa 14 miliardi di euro. Con la nostra tecnologia, allungando il tempo di durata della valvola, abbiamo stimato che riusciremmo a ridurre di circa il 25% questi costi sociali». Nessuna intenzione di “smettere quando vogliono”, insomma. «Abbiamo avuto la fortuna di avere un’idea importante e più che smettere abbiamo potuto iniziare quando abbiamo voluto. Ma questo grazie a chi ha creduto in noi e finanziato il progetto, altrimenti non ce l’avremmo fatta».

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